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Niente manovra bis, sarà una Finanziaria da 10miliardi di euro

ROMA - Una finanziaria da 10 miliardi nel 2006, altrettanti in quella del 2007. In più le risorse necessarie per coprire i tagli dell'Irap. E nessuna manovra correttiva per quest'anno. Il tutto senza toccare le tasche degli italiani con ulteriori carichi fiscali. Silvio Berlusconi illustra così il percorso che il governo intende seguire per rispettare le raccomandazioni di Bruxelles sui conti pubblici ed immediate arrivano le critiche dall'opposizione e dai sindacati.
La strategia economica viene annunciata al termine di un lungo pranzo con il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e il leader dell'Udc Marco Follini. Da poche ore, la Commissione europea ha formalizzato le sue raccomandazioni: per far tornare il deficit sotto il 3% del Pil, Bruxelles concede al governo fino al 2007 ma impone una correzione del disavanzo dell'1,6% senza il ricorso ad 'una tantum'.

Un percorso di rientro giudicato positivamente dal premier: «Sono state accolte le nostre proposte», ha detto Berlusconi, per il quale i ministri finanziari europei riuniti nell'Ecofin non potranno che confermare le raccomandazioni del commissario Joaquin Almunia, perchè «stanno bene alla Commissione Ue e stanno bene anche a noi». Nel 2005, ha quindi aggiunto, «non dobbiamo fare nessuna manovra», mentre «dovremo intervenire con uno 0,8% rispetto al pil nel 2006 e con uno 0,8% nel 2007». Circa 10 miliardi di euro l'anno, pari all'1,6% chiesto da Bruxelles.

Quanto all'Irap, il premier ha confermato che i tagli partiranno dal 2006 e non comporteranno aumenti della pressione fiscale, che anzi, ad avviso di Berlusconi, scenderà. Il premier ha poi dettato le linee delle prossime finanziarie, insistendo sulla riduzione delle imposte. «Dobbiamo continuare in questa direzione», ha detto, spiegando che le manovre saranno fatte «tagliando le spese e mettendo in campo strumenti di lotta all'evasione» e contro il «sommerso» che in alcune zone ha raggiunto livelli «preoccupanti».
Berlusconi non ha escluso eventuali tagli all'Ire (la nuova Irpef), pur ammettendo che una simile ipotesi appare difficile. «Penso che qualche cosa potremo anche farla e se c'è qualche margine lo sfrutteremo», ha affermato, precisando però che prima occorre verificare la situazione dei conti pubblici, dell'economia e «senza dimenticare il caro petrolio». Quanto al Documento di programmazione economica e finanziaria, il presidente del Consiglio ha confermato che «un primo esame preventivo» sarà fatto nel prossimo Consiglio dei ministri in programma per venerdì, con una «probabile» convocazione delle parti sociali già da lunedì e con l'auspicio di presentare il Dpef fin dai primi giorni della prossima settimana.

Berlusconi minimizza il giudizio dell'agenzia Fitch: per il premier «non si tratta di un declassamento», ma di un passaggio non definitivo «da una categoria all'altra» che, tra l'altro, non ha inciso sul giudizio delle «altre più importanti agenzie».

Una strategia economica, quella delineata dal premier, fortemente criticata dai sindacati. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, si chiede dove saranno presi i soldi per le due manovre e mette in guardia il governo: «Il sindacato si opporrà a qualsiasi taglio che colpisca ceti popolari, lavoratori dipendenti e pensionati». Anche il segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, accusa il presidente del Consiglio di voler «edulcorare» una situazione difficile, nata dall'immobilismo del governo e parla di una «manovra pesantissima».
Durissimi anche i giudizi del centrosinistra. Il Verde Pecoraro Scanio parla di «teatro dell'assurdo» con un governo che «giocando allo scaricabarile» rinvia a dopo le politiche la riduzione del deficit. Per Roberto Pinza, responsabile economico della Margherita, Berlusconi ha deciso di lasciar «marcire» i conti pubblici per meri scopi elettorali, mentre il segretario dei Ds, Piero Fassino, accusa il governo di aver basato le proprie politiche economiche su cifre «infondate».
Federico Garimberti

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