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Cosa prevede la riforma

Concorso unico per entrare in magistratura, ma con l'obbligo se si sceglie la funzione di pm o di giudice; possibilità di far carriera più velocemente attraverso concordi per titoli ed esami; colloqui di idoneita» psico-attitudinale «nell'ambito dell'orale» dei concorsi; obbligo per il pg della Cassazione di avviare l'azione disciplinare; istituzione della scuola della magistratura. Questi i punti cardine della legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario varata dal Senato.

- SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI: Per entrare in magistratura il concorso resta unico, ma viene introdotto l'obbligo di indicare già nella domanda di ammissione se si voglia ricoprire la funzione di pm o di giudice. Scelta che diventa definitiva dopo cinque anni. Per passare da una funzione all'altra, i magistrati dovranno sostenere un esame orale e frequentare un corso presso la scuola della magistratura, il cui giudizio finale spetta al Csm, e sarà necessario anche cambiare distretto giudiziario.

- CONCORSI: All'avanzamento in carriera legato all'anzianità viene affiancato un sistema di concorsi per titoli ed esami per far carriera più velocemente. La prova si svolgerà su un caso pratico. Il concorso è obbligatorio per chi voglia svolgere funzione diverse da quelle di primo grado. Anche in questo caso il giudizio finale sulla frequentazione al corso della scuola della magistratura spetta al Csm. Tra le novità introdotte dal Senato una prevede che l'esito dei corsi di formazione alle funzioni di secondo grado e alle funzioni di legittimità abbia una validità di sette anni, salva la facoltà per il magistrato di partecipare in questo periodo ad un nuovo corso.

- COLLOQUI PSICO-ATTITUDINALI: Nell'ambito dell'orale del concorso, i magistrati dovranno sostener anche «colloqui di idoneità psico-attitudinali».

- AZIONE DISCIPLINARE: Il pg della Cassazione ha l'obbligo, e non più la facoltà, di esercitare l'azione disciplinare nei confronti di un magistrato. Il ministro potrà opporsi al 'non luogo a procederè a conclusione dell'istruttoria, ma soltanto nel caso in cui sia stato lui a promuovere l'azione disciplinare. Il termine della prescrizione è di un anno non più due come previsto in origine dal ddl.

- PARTECIPAZIONE POLITICA: I magistrati non possono iscriversi a partiti ne partecipare ad «attività di centri politici o affaristici che ne possano condizionare l'esercizio delle funzioni o appannare l'immagine».

- SCUOLA DELLA MAGISTRATURA: Ha il compito di occuparsi della formazione dei giovani magistrati, gli uditori giudiziari, ma anche di organizzare corsi di aggiornamento professionale. Gode di una autonomia contabile, giuridico e funzionale. Il comitato direttivo è composto da sette membri: due sono magistrati ordinari nominati dal Csm; altri due sono il primo presidente e il pg della Cassazione, o loro sostituti; uno è un avvocato nominato dal Consiglio nazionale forense, uno un professore universitario nominato dal Consiglio universitario nazionale; uno è nominato dal ministro della giustizia.
Il giudizio finale sulla partecipazione dei magistrati ai suoi corsi resta, secondo le modifiche apportate dl Senato, al Csm.

- PROCURE: Il procuratore capo decide i criteri di organizzazione dell'ufficio e di assegnazione dei procedimenti tra i magistrati. In caso di divergenze o inosservanze dei criteri indicati, può revocare l'assegnazione di un fascicolo e, in questo caso, dorà inviare al pg della Cassazione il provvedimento di revoca, assieme alle sua valutazioni sull'operato del magistrato. Dovrà anche segnalare, obbligatoriamente, al Consiglio giudiziario i comportamenti che contrastano con le sue disposizioni.

- ISTITUZIONE MANAGER: Presso le Corti di Appello di Roma, Milano, Napoli e Palermo è prevista la figura di un direttore tecnico, un manager, cui sono affidate l'organizzazione e la gestione dei servizi non aventi carattere giurisdizionale. Tra i suoi compiti, la gestione e il controllo delle risorse umane, finanziarie strumentali relative ai servizi tecnico-amministrativi degli uffici giudicanti e requirenti del distretto. Dovrà anche razionalizzare e organizzare il loro utilizzo e programmare la necessità di nuove strutture tecniche e logistiche, provvedere al loro costante aggiornamento e pianificare il loro utilizzo in relazione al loro carico esistente, e alla sua prevedibile evoluzione.

- ANNO GIUDIZIARIO: La relazione annuale sullo stato dell'amministrazione della giustizia, svolta in Cassazione, viene affidata al primo presidente, non più al pg. Analogamente, anche nei distretti di Corte d'Appello le relazioni inaugurali vengono pronunciate dai presidenti e non più dai procuratori generali. In entrambi i casi resta ferma la facoltà, per il pg e i procuratori generali, di prendere comunque la parola, facoltà valevole anche per i rappresentanti dell'Avvocatura. Il Senato, venendo incontro ai rilievi di Ciampi, ha modificato le norme relative al ministro della Giustizia: «entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario - recita il provvedimento - il ministro della Giustizia- da comunicazione alle Camere sull'amministrazione della giustizia del precedente anno, nonchè sugli interventi da adottare ai sensi dell'articolo 110 della Costituzione e sugli orientamenti e i programmi legislativi del governo in materia giudiziaria».

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