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Nel Nord perso un raccolto su tre

ROMA - La siccità ha messo in ginocchio più di 180.000 aziende e, nel Nord Italia in particolare, un raccolto su tre di mais, riso, cereali, frutta e ortaggi è andato completamente distrutto. Questo il desolante quadro tracciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, attraverso una propria task-force per tenere sotto monitoraggio la situazione in tutto le regioni settentrionali e in particolare in quelle della Pianura Padana, ha previsto danni che «potrebbero superare entro pochi giorni i 3,5 miliardi di euro». «Una cifra ben superiore - commenta la confederazione - a quella del 2003, quando sul mondo agricolo si abbattè un vero e proprio disastro.

Ad oggi, l'agricoltura avrà a disposizione acqua per appena dieci giorni. Per questo motivo occorre che i bacini montani rilascino entro tempi strettissimi parte dell'acqua delle loro riserve per irrigare i campi arsi dalla siccità. Ed è necessario, comunque, che venga dichiarato lo stato di calamità».

Gli attuali raccolti registrano cali del 25% dei cereali, del 20% di frutta, del 30% di ortaggi, del 30% di riso e di mais e del 25% di barbabietola da zucchero. E si annunciano flessioni anche per l'uva (20%) e per le olive (25%), in quanto molti vigneti e oliveti stanno subendo le drammatiche conseguenze della carenza d'acqua. Interi raccolti di mais, riso e cereali sono andati persi. Piantagioni di albicocche, di susine, di mele, di pere, di angurie e di meloni sono state dimezzate dalla carenza idrica. Analogamente per gli ortaggi ci sono riduzioni nelle produzioni di pomodoro, insalate, radicchio, melanzane, zucchine.

Nel frattempo, comincia a scarseggiare anche il foraggio per gli animali. E la produzione di latte, anche per il gran caldo e la forte umidità che stanno stressando le mucche, è scesa tra il 10 e il 15%. Stress che ha colpito anche gli allevamenti di suini che, proprio a causa dell'asfissiante calura, sono diminuiti di peso.
«Ci sono aziende agricole - denuncia l'organizzazione agricola - che hanno accumulato migliaia di euro di perdite, tra mancato reddito, oneri su prestiti finanziari, investimenti per ripristino attrezzature e impianti. Ma anche sul fronte dei lavoratori stagionali la situazione si preannuncia 'a rischiò con migliaia di addetti, prima chiamati per la raccolta e poi improvvisamente rimasti senza lavoro».

Con uno scenario così difficile la Cia evidenzia la necessità che «sia il Dpef che la finanziaria del 2006 tengano conto delle difficoltà degli imprenditori agricoli che, già penalizzati da prezzi stracciati e da costanti riduzioni dei redditi, si trovano nuovamente alle prese con un'annata agraria fortemente negativa».
«In autunno - avverte la Cia - per soddisfare la domanda di prodotti agro-alimentari, si rischia di ricorrere pesantemente all'approvvigionamento all'estero con conseguenze sui prezzi e con poche garanzie sulla qualità dei prodotti che arriveranno al dettaglio. E questo significherà - conclude la confederazione - un nuovo duro colpo per i redditi dei nostri produttori».

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