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Preziosi e Dal Cin si avvalgono della facoltà di non rispondere

GENOVA - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, hanno contestato le accuse di associazione a delinquere per frode sportiva e dichiarato di ritenere illegittimi gli atti di indagine. Seguendo una strategia annunciata, il presidente del Genoa Enrico Preziosi e il consigliere delegato del Venezia Franco Dal Cin si sono difesi così davanti ai giudici genovesi dalle accuse di una presunta combine per la partita Genoa-Venezia, finita con la vittoria dei liguri per 3-2.
Sia Preziosi sia Dal Cin al termine dell'incontro con i giudici si sono dichiarati sereni e fiduciosi: «Siamo sereni, completamente sereni - ha dichiarato Preziosi all'uscita dal comando provinciale dei carabinieri -. Abbiamo lasciato una memoria in cui spieghiamo che non ci riconosciamo in questo capo di imputazione, che è strumentale. Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere perché il capo di accusa è quello di essere un delinquente». Sul futuro del Genoa Preziosi non ha dubbi: «Noi andremo a fare la nostra serie A - ha risposto a una domanda - perché siamo estranei ai fatti che ci hanno addebitato e lo dimostreremo».
Durano poco più di un'ora i colloqui dei magistrati genovesi Giovanni Arena e Pietro Lari con Preziosi, con il direttore generale del Genoa Stefano Capozucca, con Franco Dal Cin, il figlio Michele e Giuseppe Pagliara, il dirigente del Venezia trovato con 250.000 euro in auto nei pressi della società di Preziosi a Cogliate (Milano) tre giorni dopo la gara incriminata. All'interrogatorio non si è presentato il figlio di Preziosi, Matteo, anche lui indagato, perché la notifica non gli è arrivata nei termini di legge.
Fuori dalla sede del comando provinciale dei carabinieri di Genova si svolge anche un presidio di un centinaio di tifosi rossoblù che portano la loro solidarietà al presidente indagato. Un presidio pacifico, con qualche bandiera e i cori «giù le mani dal presidente», che si scoglie alla fine degli interrogatori.
Dalla mattinata genovese emerge, secondo le difese, «una situazione di indagine incomprensibile». Accenna al problema l'avvocato Alfredo Biondi, che difende Preziosi e il Genoa, approfondisce il tema Mirko Mazzali, che con Alessandra Ramadori difende i due Dal Cin e Pagliara. «Non abbiamo risposto ai pm perchè vorremo capire prima quale è l' autorità giudiziaria che procede - ha detto Mazzali -. Abbiamo infatti ricevuto il decreto di sequestro della somma di 250.000 euro anche da parte della Procura di Genova. Quindi la somma è sequestrata a Monza e a Genova. E' una cosa assolutamente incomprensibile che per una stessa somma di denaro ci possano essere due Procure che indagano su due ipotesi di reato diverse. Monza ha posto il sequestro per appropriazione indebita, Genova dice che è la prova dell'illecito sportivo».
Franco Dal Cin contesta una presunta prova di reato: «Ho letto di un mio filmato mentre parlo con Capozucca: non esiste, lo escludo. Con Capozucca ci siamo incontrati solo in luoghi pubblici, mai in situazioni ambigue. Io mi sono incontrato con lui nella sede della Lega per salutarlo, in mezzo a 50, cento altre persone. Mio figlio ha visto Preziosi allo stadio in occasione dell' ultima partita».
Genoa e Venezia hanno rapporti cordiali spiega il dirigente veneto: «Con Preziosi abbiamo rapporti molto buoni. Abbiamo parlato spesso di compravendita di giocatori, in particolare di Rivaldo e di Maldonado. C'eravamo ripromessi di rivederci e di riparlarne alla fine del campionato».
E' andata delusa invece l'attesa di chi voleva conoscere le carte della Procura in questa fase: «I giudici sono stati molto laconici, giocano a carte coperte - ha detto l'avvocato Alfredo Biondi - riusciremo a conoscere meglio i contenuti dell'indagine solo a fine istruttoria».

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