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In un boato e tra un tripudio di bandiere verdi arriva Bossi: «E' stato un anno difficile, ma sono qui»

Umberto Bossi a Pontida PONTIDA (BERGAMO) - E' arrivato in anticipo sul prato di Pontida, ha tirato fuori tutta la voce di cui dispone, ha galvanizzato i suoi fedeli accorsi a migliaia (oltre 100 mila secondo gli organizzatori): Umberto Bossi ci teneva tanto a questa Pontida e oggi è stata la sua festa. Un ritorno da guerriero, nel suo stile, quello che gli piace tanto, con anche la citazione di Alberto da Giussano, il combattente simbolo del Carroccio.
Camicia sportiva a righine verdi, pantaloni scuri, Bossi non ha perduto l'abitudine di mandare all'aria i piani dell'organizzazione: come in passato si è fatto beffe della scaletta predisposta, ha fatto un primo intervento con un'ora di anticipo rispetto al previsto e poi, quando sembrava che avesse concluso e stesse per lasciare il campo, è ritornato sui suoi passi, ha ripreso il microfono e ha nuovamente parlato tra l'entusiasmo dei suoi sostenitori.

A chi lo aveva visto nel febbraio scorso a Lugano, durante la visita alla casa dove abitò Carlo Cattaneo, oggi Bossi è sembrato più tonico e decisamente più carico. Anche se affaticato, ha urlato con quanta voce aveva in gola affinchè tutti lo sentissero. Il popolo padano ha fatto silenzio ma lui è riuscito a superare anche l'incancellabile brusio che una massa tanto grande di persone produce. E dal palco, stando in piedi, con il microfono a cuffia, ha parlato una prima volta per quasi quindici minuti e una seconda volta per circa dieci. Tempi significativi anche se ben lontani dalle due ore di arringa di altre Pontida.

Ha mischiato, Bossi, i temi delle sue battaglie passate con quelle future, lasciando spazio anche alle riflessioni più intime. Ha detto un «no» al partito unico del centrodestra «perchè il partito unico c'è già e siamo noi» e poi, in conclusione, ha esaltato la platea con un «non ci faremo fermare, Padania libera».
L'esordio, dopo i boati e gli urrah durati diversi minuti, quando è stato annunciato sul palco che il leader avrebbe parlato in anticipo, è stato molto intimo. Una specie di conversazione amichevole tra il 'capò e il suo popolo. «E' stato un anno difficile - ha cominciato - l'anno scorso non ho potuto venire a Pontida. Ma è un anno che ho superato grazie alla Lega e ai militanti della Lega che mi hanno accompagnato, ospedale per ospedale. Io sapevo di non essere solo. Oggi sono a Pontida per ricominciare». Ha spiegato che la Lega «l'abbiamo tenuta lontana da ogni compromesso in merito al federalismo. Noi in passato abbiamo stipulato un patto di desistenza. Ma siamo sempre gli stessi».
Poi ha parlato di economia: «qualche mese fa alcuni imprenditori ci hanno chiamato per parlare di imprese in crisi, noi abbiamo rilanciato i dazi doganali, abbiamo sottolineato che senza cambiare le regole del Wto le imprese sarebbero fallite. Oggi tocchiamo con mano la situazione di crisi».

Lega Nord a Pontida«I Paesi del sud-est asiatico e la Cina - ha aggiunto - producono in maniera più facile rispetto alle nostre imprese. Noi su questa questione abbiamo cercato di stimolare l'Europa ma niente è stato fatto. Noi abbiamo anche lottato contro questa Europa, questa Europa che voleva legalizzare la pedofilia. Io sapevo che questa Europa sarebbe fallita e l'ho detto, ed ero l'unico». Qualche pausa si è concesso il leader del Carroccio, un po' per la commozione un po' perchè affaticato sotto il solleone da 40 gradi che grava oggi su Pontida. Ma sempre ha ripreso con slancio. «La Lega si è adeguata alle lotte necessarie nei vari tempi. Ma siamo sempre la Lega che ha fede nella famiglia, che vuole la salvezza del popolo e del paese. La mia fede non è stata scalfita dalla malattia». E poi l'apoteosi accompagnata dai boati: «sono venuto per sguainare la spada delle libertà che fu di Alberto da Giussano. Padania libera!».

Più volte, prima di concludere il discorso, Bossi ha invitato la sua gente a scandire ritmicamente lo slogan 'Padania libera' e poi ha aggiunto: «la Lega sta difendendo l'economia del Paese, della Padania e del Sud, tutti insieme contro il centralismo romano». Ha quindi chiamato accanto a sè il ministro della Giustizia Roberto Castelli chiedendogli di parlare di giustizia e d'Europa, delle battaglie del movimento ma si è concesso solo una pausa, nel gazebo addobbato come un ufficietto, che gli era stato preparato proprio sotto il palco, per poi risalire in mezzo ai dirigenti del movimento mentre stavano giurando i neoeletti consiglieri regionali. Ha scherzato con loro, volgendo le spalle alla folla, poi si è impossessato ancora del microfono mandando nuovamente all'aria la scaletta degli interventi tanto che, ridendo, i ministri che dovevano ancora intervenire, si sono fatti da parte lasciandogli l'intero palcoscenico.
«Ho avuto la maglietta con su scritto 'Bentornato Umberto' - ha detto Bossi -. Sono felice. Questa è la mia giornata, è la mia festa, questa è la mia storia. Sono contento di essere qui. Non ci faremo fermare. Padania libera. E poi, a voce più bassa, «i bei tempi vengono...». A quel punto un nodo probabilmente gli ha stretto la gola mentre le urla della folla hanno cancellato qualsiasi altro suono.
Il «guerriero Bossi» ha disceso le scalette del palco, ha abbracciato la moglie Manuela e i figli ed è sparito dietro a un enorme sventolare di bandiere.
Maurizio Lucchi

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