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Franco Malerba: le avventure spaziali «di corsa verso Luna e Marte»

Franco Malerba, primo astronauta italiano Malerba, ultimamente vediamo astronauti sempre più impegnati dallo spazio, nel corso di collegamenti video e Internet con la Terra. L'astronauta diventa anche "comunicatore tra le stelle"?
E' una evoluzione nella figura dell'astronauta moderno. Anche nella missione "Eneide", che ha visto protagonista il nostro Roberto Vittori, i vari collegamenti a cui egli ha preso parte con ottimi risultati, soprattutto con le scuole e con associazioni culturali diverse, sono la dimostrazione che l'astronauta di oggi deve essere sempre più, oltre che un professionista dello spazio, un esperto di comunicazione e divulgatore, anche e soprattutto a scopi didattici. Saper raccontare e mostrare ciò che avviene lassù è importante e fondamentale per lo sviluppo della cultura spaziale, oltre naturalmente a trasmettere le emozioni e le sensazioni straordinarie che si provano in orbita.

Un ruolo sempre più da "professionisti" per gli astronauti del futuro?
Sicuramente. La Nasa, nell'ultimo gruppo di astronauti selezionati, ha incluso esperti in comunicazione e divulgazione. E sono tutti astronauti professionisti, in grado cioé di effettuare l'addestramento e tutti i compiti necessari per una grande missione spaziale. Il villaggio globale ormai comprende anche lo spazio, e questo è uno dei ruoli che l'astronauta deve saper svolgere da professionista.

Vittori è tornato per le seconda vulta sulla stazione spaziale. Da primo astronauta italiano, pensi che vi sarà sempre più spazio in orbita per i nostri connazionali?
Per Vittori stesso potranno presentarsi altre possibilità in futuro, considerata la sua giovane età e la già notevole esperienza spaziale. Vittori si candida per diventare un giorno il comandante della stazione, o per compiere delle "passeggiate spaziali", cioé ruoli che finora sono stati accessibili solo a russi e ad americani. Ora, in attesa della nomina di Paolo Nespoli per una sua missione sullo shuttle, ci attendiamo nuove selezioni di astronauti italiani, magari per missioni future che non riguardino solo la stazione spaziale, ma anche i nuovi programmi lanciati dalla New Space Exploration Vision della Nasa, lanciata da Bush lo scorso anno.

A proposito, gli scenari futuri parlano di Luna e Marte. Saranno possibili in tempi brevi?
Direi di sì, anche se si sta attraversando una evidente situazione di stallo, che indica una crisi di mutazione. Il piano americano ha un doppio risvolto. Da una parte promette un grande programma industriale e tecnologico per il ritorno dell'Uomo sulla Luna, e poi per costruirvi una habitat permanente da cui studiare l'universo per poi andare verso Marte; dall'altra si vorrebbe anche mettere rapidamente in pensione gli shuttle per trasferire tutti gli investimenti su nuovi veicoli. Abbandonare lo Shuttle significa mettere a rischio l'utilizzo scientifico della Stazione Spaziale e l'Europa, come il Giappone, che non hanno ancora i loro moduli-laboratorio in orbita, operativi sulla stazione orbitante.

Come vedi gli scenari futuri dell'esplorazione spaziale?
Il piano di rilancio del programma spaziale americano, la "new space exploration vision", ha guardato con spirito critico all'interno del sistema NASA, riconoscendo alcuni impegni necessari, come il completamento della stazione spaziale e la sostituzione a termine degli Shuttle con un nuovo sistema di trasporto spaziale. Però guarda anche all'esterno, con l'intenzione di assicurare la perennità del ruolo degli Stati Uniti quale superpotenza spaziale, sia nella dimensione tecnologica che in quella strategica-militare a fronte delle nuove vicende internazionali.

Qualcuno definì il nuovo "piano spaziale" lanciato da Bush solo come un tassello "propagandistico" in vista delle elezioni 2004. Ma sembra che sia una cosa seria e mirata....
Io sono di coloro che pensano che questo intervento era dovuto, anzi necessario perché soltanto un impulso al massimo livello politico del paese leader della navigazione spaziale ha la credibilità sufficiente per rilanciare il volo umano dopo l'incidente del Columbia. Dalla fine del programma Apollo, ormai trent'anni fa, la NASA ha speso grandi somme di denaro collezionando successi relativamente modesti principalmente perché la flotta degli Shuttle assorbe un quarto del bilancio della NASA e non ha la capacità di andare oltre l'orbita terrestre.

Come primo italiano in orbita, volasti sullo space shuttle. Fra poche settimane le navette torneranno in volo dopo l'incidente del Columbia di due anni fa. Pensi che lo shuttle tornerà in volo con maggiori coefficienti di sicurezza?
Sappiamo che l'incidente del Columbia è stato causato da un pezzo di materiale isolante del rivestimento del serbatoio esterno, del peso di circa un chilogrammo, che, staccatosi inopinatamente durante la fase di ascesa, ha colpito e danneggiato il bordo di attacco in fibra di carbonio dell'ala sinistra del Columbia; la breccia così prodottasi in una zona dell'ala, che diventa "caldissima" nella fase di rientro, ha creato fin dai primi momenti della missione del Columbia le premesse del disastro. Pur avendo rilevato visivamente (attraverso le telecamere della rampa di lancio) il distacco del pezzo di isolante, nessun operatore nel Mission Control e nessun membro dell'equipaggio a bordo del Columbia ha saputo determinare la gravità della situazione. Le modifiche giudicate essenziali perché lo Shuttle possa tornare in volo in modo sicuro sono di tre livelli. Innanzitutto evitare nel modo più assoluto il distacco di oggetti contundenti al momento del lancio; consentire dalla cabina di pilotaggio in chek-up visivo in orbita del rivestimento dello Shuttle, e per questo si è progettato un segmento nuovo del braccio manipolatore di bordo che porta una telecamera in ogni angolo visuale voluto, senza uscite extraveicolari; infine, assicurare ad ogni lancio dello Shuttle la possibilità di una missione di soccorso da parte di un'altro Shuttle della flotta.

Finalmente, con lo shuttle torneranno le spedizioni di supporto alla stazione spaziale internazionale...
Le prime due missioni previste nel 2005 sono state programmate per verificare la funzionalità delle nuove procedure e dei nuovi sistemi di sicurezza, ma certamente anche per dare nuovo respiro alla stazione spaziale, che dopo più di due anni di logistica da terra a passo ridotto, con la disponibilità dei soli veicoli russi Sojuz e Progress, soffre di mancanza di pezzi di ricambio, d'acqua e di vari materiali d'uso. Ridotto l'equipaggio della stazione a soli due astronauti, si è potuto fare fronte all'emergenza dello Shuttle senza evacuare la base, ma l'indisponibilità del sistema di trasporto spaziale principale, oltre a bloccare l'attività di assemblaggio degli ultimi moduli ed elementi strutturali per il completamento della Stazione, ha anche creato in due anni un problema di intasamento della stazione di apparecchiature e di materiali usati, che dovrebbero essere riportati a terra, ma che le capsula Sojuz, limitatissime nella loro capacità di trasporto cargo, non possono ospitare.
E poi, la stazione vede il grande impegno tecnologico e scientifico italiano e di molte altre nazioni, e quindi la ripresa dei voli dello shuttle viene salutata in modo entusiastico dagli americani...ma non solo.

Antonio Lo Campo

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