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Così naufraga il «Progetto Scanzano»

SCANZANO JONICO (MATERA) - Pragmatico, senza peli sulla lingua, sempre pronto a ribattere duramente a qualsiasi accusa: Mario Altieri, 53 anni, il sindaco di Scanzano Jonico (Matera) arrestato oggi con le accuse di brogli elettorali e intimidazioni, ha legato il suo nome e la sua vicenda politica al «Progetto Scanzano», che ora rischia di fare naufragio.
Si chiamava infatti proprio «Progetto Scanzano» la lista guidata da Altieri che, il 13 maggio 2001, ottenne 2.821 voti (65,5 per cento) e riportò alla guida del municipio un uomo politico che, partito dalla Dc, sarebbe poi approdato ad Alleanza nazionale senza mai abbandonare un carattere forte messo al servizio - lo ha sempre detto apertamente - del suo paese.

Qualche anno fa, fece notizia l'accordo che il Comune di Scanzano concluse con una università privata di un Paese dell' Europa comunitaria: «La cultura deve diventare una carta per il nostro futuro», disse Altieri ai giornalisti.
Ma il «personaggio» emerge nel novembre del 2003, in una vicenda che rappresenta una delle accuse alla base del suo arresto di oggi. All'indomani della decisione del Governo di realizzare a Scanzano Jonico il deposito unico nazionale delle scorie radioattive, il paese lucano si trovò proiettato alla ribalta. Controvoglia, ma per niente intimorito: quasi subito, i cittadini bloccarono la statale 106 Jonica e la linea ferroviaria. Nei giorni successivi, i blocchi divennero sempre più impenetrabili, fino ad una grande manifestazione che, il 23 novembre 2003, costrinse il Governo a fare marcia indietro. Il decreto fu modificato, il nome di Scanzano Jonico cancellato.

Secondo una delle accuse contestate oggi, in quei giorni - quando più di qualcuno si domandava se il sindaco potesse davvero non sapere nulla di ciò che il Governo aveva deciso di fare a Scanzano - Altieri e altri dieci indagati intimidirono in particolare un consigliere comunale di opposizione, che fu costretto a dimettersi, il titolare di una radio privata e un giornalista. Tutti avevano accusato il sindaco di aver tenuto comportamenti non corretti: Altieri superò la bufera (vi furono momenti di tensione anche in municipio, col sindaco «protetto» da Polizia e Carabinieri) sfidando tutti a dimostrare che era stato scorretto e minacciando querele.

Oggi è arrivata l'accusa di aver intimidito almeno tre persone, ricorrendo al «metodo mafioso», attuato da presunti appartenenti allo «storico» clan Scarcia, da sempre dominatore nel Metapontino.
Infine, le elezioni regionali del 17 e 18 aprile scorso: Altieri e altri quattro indagati avrebbero truccato il voto in alcune sezioni di Scanzano Jonico. L'obiettivo? Aiutare un candidato, poi eletto, appartenente allo stesso partito del sindaco. E' anch' egli indagato nell' inchiesta? La domanda viene lasciata, ovviamente, senza risposta dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, Giuseppe Galante e Felicia Genovese. Le accuse per Altieri e i suoi presunti complici sono di broglio elettorale e corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio. Prima di costituirsi, Altieri - che reagì duramente alla scoperta di «cimici» nella sua stanza, in municipio, qualche giorno dopo il sequestro di alcune sezioni elettorali da parte dei Carabinieri - risponde via cellulare alle domande di diversi giornalisti. Alla sua maniera: «Quali brogli? Una vicenda già del tutto chiarita». Galante ribatte da Potenza, dalla sua stanza al quarto piano del Palazzo di giustizia: «Stiamo facendo alcuni accertamenti tecnici sulle schede sequestrate. Secondo noi i brogli ci sono stati».

Quattro piani più sotto, Altieri - lontano da Scanzano quando i Carabinieri hanno bussato alla sua porta, stamani, per arrestarlo - entra e si costituisce ai militari. Alla sua maniera: passo deciso e sguardo dritto.

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