Giovedì 13 Dicembre 2018 | 18:24

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Il presidente della Cei cardinale Camillo Ruini: «Non ho combattuto per vincere, non ho vinto»

ROMA - Il cardinale Camillo Ruini non si sente il vincitore della competizione referendaria, anche se il risultato ottenuto dall'astensione è andato «al di là delle previsioni». Con grande tranquillità il presidente dei vescovi dice solo di aver fatto il «proprio dovere», ma avverte anche che tutti debbono rendersi conto che nel popolo italiano sono radicati «alcuni valori fondamentali», «importanti per la vita».
E' stato affidato ad alcune interviste televisive il commento di Ruini all'esito referendario, con una precisazione netta sulla legge 194: non c'è alcun progetto contro la normativa sull'aborto. Rispetto alla legge 40, invece, Ruini ha detto che 'tutto può essere migliorato, ma non certo stravolto e non radicalmente peggiorato».
Alle parole di Ruini hanno fatto eco i commenti positivi di tutto il mondo associazionistico cattolico, che, pur con alcune rare eccezioni, hanno applaudito alla vittoria dell'astensione e al lavoro fatto dal comitato Scienza e Vita.
Parlando con Sat 2000, la tv cattolica che fa riferimento alla Cei, Ruini ha detto di non sentirsi «un vincitore, non puntavo a vincere. Mi sento una persona che ha cercato di fare il proprio dovere, un vescovo che ha cercato di fare il proprio dovere. Anche una persona che ha dato voce alla propria coscienza, di credente, ma anche di uomo e di cittadino».
«Credo - ha aggiunto Ruini a Sat 2000 - che una prima riflessione da fare è questa: il popolo italiano è radicato in alcuni valori fondamentali, ne è consapevole, vuole conservarli per il presente e per il futuro, perchè sa che sono valori importanti per la vita. E credo che di questo un po' tutti debbano rendersene conto, anche coloro che magari in questo periodo pensavano che questi valori appartengano soltanto al passato e siano contrari al vero progresso».
Ruini ha anche negato che esista un progetto contro la legge 194. Intervistato dal Tg5, ad una domanda sull'affermazione diffusa da alcuni mezzi di comunicazione che, dopo il risultato del referendum, sarebbe in programma un attacco alla legge sull'aborto ha risposto: «questo l'ho letto anch'io, non so come se lo siano inventato».
Coloro che non sono andati a votare, ha spiegato Ruini «hanno fatto una scelta a favore della vita, questo è evidente, ma hanno fatto anche una scelta di buon senso. Hanno mostrato di essere molto più maturi e ragionevoli di quello che tante volte vengono creduti. Il mondo cattolico - ha sottolineato a Sat 2000 il presidente della Cei - ha trovato sempre più le ragioni profonde della sua unità. E su queste tematiche che mettono in gioco l'uomo in quanto tale l'unità è diventata per tutti una necessità, qualcosa di evidente. C'è poi da dire che non soltanto i cattolici sono impegnati su questi fronte, ma anche tanti laici, tanti non credenti, che hanno combattuto la stessa battaglia con lo stesso animo, con la stessa convinzione. Proprio perchè è in gioco l'uomo, che è un grandissimo valore per il credente, ma anche per ogni persona consapevole».
Parlando della legge 40 con il Tg5, Ruini ha detto che «tutto può essere migliorato, ma non certo stravolto e non radicalmente peggiorato». A proposito del voto, il cardinale ha affermato che è «un risultato al di là delle previsioni, ma un risultato che soprattutto esprime la saggezza del popolo italiano». Alla domanda del Tg5 se, con il risultato del referendum la Chiesa torna a vincere, il cardinale Ruini ha risposto: «non userei questo linguaggio, noi non abbiamo combattuto contro nessuno, semmai ci siamo impegnati a favore dell'uomo. Quello che speriamo vinca davvero è la coscienza morale del nostro popolo ed il futuro dell'uomo stesso».
«Questo voto - ha aggiunto il presidente della Cei - certamente non è stato soltanto cattolico e anche coloro che hanno lavorato per ottenere questo risultato sono stati cattolici e non cattolici, insieme. D'altra parte non è vero che il Paese sia tanto scristianizzato come pure dicono i mezzi di comunicazione. Il Paese ha un radicamento profondo nel cattolicesimo, senza con questo voler dire che tutti sono pienamente cattolici».
Oltre alla soddisfazione dei movimenti e delle associazione cattoliche, anche dal Vaticano è giunta un commento positivo: «L'astensione al referendum in Italia è un esempio per gli altri stati della Comunità Europea». E' quanto ha detto Norbert Martin, professore di sociologia all'università di Kloblenza e membro del pontificio Consiglio per la Famiglia: «Sono molto contento dell'astensione al referendum sulla procreazione assistita in Italia. Quello che mi ha colpito maggiormente è stato l'impegno comune dei Vescovi e dei laici cattolici in Italia Questo impegno e l'esito raggiunto sono un esempio per gli altri stati delle Comunità Europea dove si discute di questioni simili e dove a lungo termine dovranno essere prese decisioni di questo tipo».
Tra le voci cattoliche non concordi con il giudizio generale, quella di Giovanni Avena, direttore editoriale dell'agenzia cattolica Adista: «Vince Ruini ma perde la Chiesa, perde lo stato laico, perde il paese, perdono le donne. Ruini ha vinto lasciando i cattolici a casa, insieme a quelli ai quali non importava nulla della difesa della vita», un fatto «grave» democraticamente parlando, una «cosa umiliante».
Da un punto di vista politico, secondo Avena, il card. Ruini «ha avuto quello che voleva: la rivincita sul divorzio e sull'aborto, ma anche sulla fine dell'unità politica dei cattolici». Tuttavia, l'esito del referendum ha consentito anche di capire che «la chiesa italiana è abbastanza forte e può fare a meno di un partito di mediazione, come è stata la Dc».

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