Martedì 11 Dicembre 2018 | 05:42

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Referendum/Fecondazione - Fini: Non mi dimetto. Malgrado il risultato non ho cambiato idea, ho votato secondo coscienza

LUSSEMBURGO - Gianfranco Fini non ha nessuna intenzione di dimettersi dalla presidenza di An. «Non ci penso per niente, questo è poco ma è sicuro», afferma a Lussemburgo, in una pausa dei lavori del conclave dei ministri degli Esteri della Ue, che cerca risposte unitarie alla bocciatura della Costituzione e al bilancio europeo.
Il fallimento del referendum è scontato, anche se i dati definitivi sull'affluenza non li conosce ancora, ma Fini non si sente uno sconfitto. «Ho la certezza di aver agito secondo coscienza», afferma. «Non mi sono mai chiesto se votare sì era politicamente utile, ma se era moralmente giusto». E nonostante il risultato abbia premiato il fronte astensionista, Fini non è pentito della scelta fatta: «Non mi sono mai chiesto se votare sì era politicamente utile. E resto convinto che votare sì era il modo migliore per aiutare la ricerca scientifica e la salute della madre», insiste. «Ho la certezza di avere agito secondo coscienza e non ho cambiato idea». Per Fini, la scelta di An di lasciare libertà di coscienza è stata una scelta «giusta», che richiede però coerenza. «Non ho la pretesa di imporre questo mio punto di vista ad altri, ma altrettanto non vedo per quale motivo, nella libertà di coscienza, avrebbero dovuto imporre a me comportamenti diversi», reclama Fini. «Se io avessi imposto ad Alleanza nazionale una scelta, capirei le ragioni di coloro che dicono: ma, perchè... Ma nel momento in cui il mio partito decide di lasciare libertà di coscienza ciò significa non chiedersi se è politicamente utile una posizione, ma se è moralmente giusta. Sono in pace con la mia coscienza: per me era giusto andare a votare e votare sì, per tutelare maggiormente la ricerca scientifica e la madre». Per Fini, «andare a votare o astenersi non era di destra o di sinistra: ognuno - martella - doveva decidere in base alla propria coscienza e al valore che dava ai contenuti dei quesiti». Per lui non ci sono guerre o faide politiche tra le conseguenza da trarre dal risultato della consultazione popolare. Piuttosto una riflessione sul funzionamento dello strumento del referendum «che purtroppo in Italia è obsoleto e va ripensato». Cambierà qualcosa dentro An?i nsistono i giornalisti, pensando al vertice di mercoledì. «Per quello che mi riguarda, ovviamente no», risponde Fini. «Mi confronterò com'è naturale con il mio partito. Ma in questo momento credo che all' interno dei partiti non si debba discutere tanto del referendum, quanto di altre questioni, in particolare della situazione economica del Paese».
Marisa Ostolani

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