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SCHEDA - Dal 1946 ad oggi: «referendum story»

ROMA - Il quorum da sempre agita il sonno di tutti i referendari. Dal '46 a oggi gli italiani sono stati chiamati più volte a dire la loro su temi chiave per la nostra società. Qualcuno ha cambiato il corso della storia. Basti pensare al giugno di 59 anni fa, quando il Paese si trovò a scegliere il nuovo assetto istituzionale: Monarchia o Repubblica.
Poi fu la volta del voto sul divorzio nel '74, passando per i primi referendum radicali sulla legge Reale e il finanziamento pubblico dei partiti. E ancora: gli anni '80 si aprono con la consultazione sull'aborto, seguita da quella per l'abrogazione del taglio dei punti di scala mobile ('85). Nel '90 è la volta dei quesiti ambientalisti. Mentre l'anno successivo si vota per abolire la preferenza unica. E' rimasto famoso l'invito dell'allora capo del governo Bettino Craxi rivolto agli italiani: «Andate al mare».
Nel '95 il 'Nò vince sui tre quesiti più importanti che riguardano la legge Mammì sul sistema radiotelevisivo e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i Comuni. Quattro anni dopo, fallisce di poco la consultazione sul proporzionale. Nel 2000 viene meno il quorum e la scena si ripete due anni fa per l'articolo 18.

1946 - MONARCHIA O REPUBBLICA, CAMBIA LA STORIA - Il 2 e 3 giugno 1946 l'Italia è a un "bivio". Dovrà scegliere tra Monarchia e Repubblica e darsi un nuovo sistema istituzionale. Per la Repubblica sono favorevoli 12.717.923 elettori (il 54,3%), per la monarchia 10.719.284 (45,7%). I voti nulli sono circa un milione e mezzo. Lo stesso giorno si vota anche per la Costituente. Per la prima volta si recano alle urne anche le donne.
1974 - VINCE IL NO, PASSA IL DIVORZIO - Dopo l'approvazione nel '70 della legge di attuazione del referendum, inizia la raccolta delle firme per abrogare la legge sul divorzio. Per la prima volta le Camera vengono sciolte in anticipo e il voto slitta al 12 maggio del '74. Netta prevalenza dei No, con il 59,3%.
1978 - INIZIANO LE BATTAGLIE REFERENDARIE DEI RADICALI - L'11 giugno 1978 i cittadini sono chiamati a votare sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti. Ancora una volta ha la meglio il fronte del No. La Corte Costituzionale aveva bocciato altri quattro requisiti, due erano saltati per la modifica delle leggi.
1981 - ABORTO, LA SPUNTA ANCORA IL FRONTE DEL NO - Il 17 maggio 1981 le consultazioni referendarie sono cinque: due sull'aborto (uno radicale per l'allargamento, l'altro, del Movimento per la vita, per la restrizione). Gli altri tre vogliono abrogare la legge Cossiga sull'ordine pubblico, l'ergastolo e il porto d'armi. Vincono i NO.
1985 - TAGLI ALLA SCALA MOBILE, PRIMO VOTO SU MATERIA ECONOMICA - Il 9 giugno 1985, il Paese deve votare sulla proposta di abrogare il taglio dei punti di scala mobile, voluto dal governo Craxi. Le firme vengono raccolte dal Pci. Con il 54,3% si afferma il No.
1987 - L'ANNO DEL "NUCLEARE" CON IL PRIMO SUCCESSO DEI SI' - L'8 novembre 1987 i referendum sono cinque. Ad attirare l'attenzione è quello sul nucleare dopo l'incidente della centrale di Cernobyl (nell'86), che aveva scosso il mondo. Gli altri due quesiti riguardano la responsabilità civile dei giudici e la commissione inquirente. Per la prima volta vince il SI' che fa l'ein plein (prevale in tutti e 5 i casi).
1990 - SFUMANO REFERENDUM AMBIENTALISTI, NON C'E' QUORUM - Il 3 giugno 1990 è la volta dei tre referendum ambientalisti: due sulla caccia e uno sui pesticidi. I SI' superano il 90%, ma il numero dei votanti non raggiunge il 50 per cento.
1991 - SI VOTA SU PREFERENZA UNICA, "ITALIANI NON VANNO AL MARE". Il presidente del Consiglio Bettino Craxi invita gli italiani ad disertare le urne, ma i SI' vincono lo stesso e con una percentuale di tutto rispetto. E' il 9 giugno 1991 e si vota per abrogare le preferenze elettorali. Respinte dalla Consulta altre due richieste (sistema elettorale di Senato e Comuni), presentate da Segni. I SI' arrivano al 95,6%, i votanti raggiungono il 62,2 per cento.
1993 - IL SISTEMA ELETTORALE AFFONDA, FRONTE DEL SI' PREVALE 8 VOLTE - Il 18 aprile 1993 gli italiani non hanno dubbi: rispondono con otto SI' su otto referendum. Il voto più importante è quello che modifica in senso maggioritario la legge elettorale del Senato. Vengono aboliti tre ministeri (Agricoltura, Turismo e Partecipazioni statali), il finanziamento pubblico dei partiti, le nomine politiche nelle Casse di Risparmio.
1995 - SI SCEGLIE SULLA TV, ITALIANI DICONO NO. L'11 giugno 1995 è un'ondata di referendum: i quesiti sono 12 . Il No vince sui tre più importanti che riguardano la legge Mammì, e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i Comuni.
1997 - VINCE L'ASTENSIONISMO, "NAUFRAGANO" IN SETTE - Il 15 giugno 1997 affondano i sette referendum superstiti (dei 30 iniziali).
Si vota su Ordine dei giornalisti, golden share, carriera e incarichi extragiudiziari dei magistrati e altri argomenti minori.
1999 - PER UN SOFFIO FALLISCE REFERENDUM SU PROPORZIONALE - Fallisce per un nonnulla il referendum per l'abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale per la Camera. E' il 18 aprile 1999: va a votare solo il 49,6% degli elettori. Tra questi il SI' ottiene il 91,5%. L'Abacus commette un errore di previsione: le prime proiezioni davano per raggiunto il quorum.
2000 - SI' APRE CON UNA "SCONFITTA DEL QUORUM": si vota per sette referendum abrogativi, ma il quorum non c'è. La percentuale dei votanti oscilla tra il 31,9 e il 32,5%. Il SI' incassa, comunque, la maggioranza nei referendum per l'elezione del Csm, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati, la separazione delle carriere, i rimborsi elettorali, le trattenute sindacali e l'abolizione della quota proporzionale. Prevalgono i NO nella consultazione che riguarda i licenziamenti.
2001 - PRIMO REFERENDUM CONFERMATIVO, I SI' SONO QUASI I DUE TERZI. Nell' ottobre del 2001 si tiene il primo referendum confermativo sul federalismo. Il 34% degli elettori vota sulla legge di riforma costituzionale. Il fronte del SI raggiunge circa i due terzi. Il referendum confermativo non prevede il quorum.
2003 - ARTICOLO 18, MANCA IL QUORUM. L'articolo 18 affonda sotto i colpi del quorum. Nel giugno 2003 non passano i due referendum abrogativi sull' estensione dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori e la servitù coattiva di elettrodotto. Vota il 25,7 degli aventi diritto. Per la prima volta, gli italiani all' estero si recano alle urne, votando presso i consolati.

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