Domenica 16 Dicembre 2018 | 09:53

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Euro/Lira - In alcune città negozianti accettano pagamenti col vecchio conio, un caso anche a Foggia

ROMA - Qualcuno arriva addirittura con le 100mila lire del 1978, firmate dall'allora governatore Paolo Baffi, ma deve rimetterle nel portafoglio perchè ormai da anni fuori corso: gli altri si limitano a offrire in pagamento le banconote più recenti e hanno più fortuna. Sono i clienti di alcuni negozi sparsi per la Penisola, da Milano a Foggia, da Firenze a Ischia, che ancora accettano i pagamenti nel vecchio conio: lo fanno per rendere un servizio ai nostalgici della lira, ma anche per intercettare risparmi che languono nei salvadanai e che difficilmente verrebbero convertiti in euro e destinati ai consumi.
Del resto alla fine del 2004 sotto i materassi degli italiani giacevano ancora, secondo i dati diffusi dalla Banca d'Italia in occasione dell'ultima assemblea, la bellezza di 459 milioni di banconote in lire, appena sette milioni in meno rispetto alla fine dell'anno precedente. Per un corrispettivo in euro pari a 1.201 milioni, che ragionando in vecchie lire fa più o meno 2.300 miliardi. Una mole di denaro ancora valida fino al 28 febbraio 2012, quando Palazzo Koch dirà la parola fine al changeover. E che può ancora essere utilizzata negli esercizi commerciali che non si arrendono alla moneta unica, dove i gestori accettano volentieri le vecchie banconote con i protagonisti del genio italico, dalla Maria Montessori delle 1.000 lire al Caravaggio delle 100mila, e si occupano poi di convertirle nelle sedi della Banca d'Italia.
«E' un servizio che offriamo alla clientela locale», spiega Andrea Gaito, titolare dei supermercati «Il Centro», 11 punti vendita in Toscana che non hanno mai smesso di accettare il vecchio conio. Un servizio che è anche un discreto affare: «Ogni mese - aggiunge - incassiamo una somma pari a circa una decina di milioni di vecchie lire. Si tratta di un fatto ormai regolare, che non sembra subire flessioni con il passare del tempo».
Di grandi dimensioni è anche il business in lire di Marco Pizzi, titolare di quattro negozi di calzature e abbigliamento (il più grande a Ozzero, vicino a Milano), che dall'avvento della moneta unica non ha mai smesso di accettare anche il vecchio conio. «Specialmente il fine settimana - spiega il responsabile del punto vendita di Ozzero, Enrico Confalonieri - incassiamo un milione e mezzo o due milioni di lire al giorno». Si tratta di una percentuale di meno del 5% dell'incasso, che però è costante nel tempo, a dimostrazione del fatto che sono ancora tanti coloro che non ne hanno voluto sapere di abbandonare le vecchie facce note a vantaggio delle fredde architetture che campeggiano sul denaro europeo.
Ma in lire si può spendere anche al Sud e anche per un semplice panino. Ne sa qualcosa Michele Luigi Stilla, salumiere del vecchio centro di Foggia, titolare del negozio «Il Sammarchese». «Noi - racconta con una punta d'orgoglio - non abbiamo mai smesso di accettarle, anche se ormai mi sembra che siamo agli sgoccioli. I clienti, comunque, sono sempre stati entusiasti di questa possibilità e così di mese in mese il nostro incasso è fatto anche di qualche centinaia di migliaia di lire». Qualcuno, una volta venuto a conoscenza di questa possibilità, ha proprio rotto il salvadanaio e «si è presentato in negozio addirittura con 1.800.000 lire, ma c'erano anche le 100mila fuori corso che non abbiamo potuto accettare».
Le lire, infine, se ne vanno anche in prodotti di bellezza. Nelle tre profumerie Scotti di Ischia, infatti, il vecchio conio non si disdegna. «Lo facciamo da un anno - sottolinea il titolare - e continueremo finchè la Banca d'Italia ce le cambierà. Purtroppo, però, da noi passano molti turisti, che vedono il cartello e si rammaricano per aver lasciato le lire a casa». Quelle è dunque probabile che resteranno dimenticate nei cassetti di famiglia, a meno che, nel successivo viaggio nell'isola, non ci si ricordi di metterle in valigia.

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