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Elicottero caduto in Iraq - Il cordoglio è unanime, ma molti partiti chiedono il ritiro del contingente

ROMA - Uniti nel dolore, divisi nei giudizi, i partiti italiani hanno accolto la notizia della morte di altri quattro militari in Iraq stringendosi per un verso alle famiglie e all'esercito, e dall' altra parte tornando a dividersi sulla necessità o meno di tenere le truppe a Nassiriya. La Cdl difende la presenza in Iraq come scelta di pace, l'opposizione critica il governo e sottolinea che i morti italiani in Iraq sono diventati 32, ma resta divisa fra chi insiste per il ritiro subito e chi preferisce un atteggiamento meno ultimativo, pur condividendo l'obiettivo del ritorno a casa. E c'è chi chiede anche la cancellazione in segno di lutto della sfilata militare del 2 giugno.
Il cordoglio di tutti trova espressione nelle parole dei più alti rappresentanti delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che ha fatto arrivare la sua «intensa solidarietà e partecipazione» sia alle famiglie delle vittime che ai vertici dell'esercito. Analoghe parole sono venute dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini per il quale l'Italia si inchina di fronte al sacrificio dei soldati, e da quello del Senato Marcello Pera, che esprime commozione per la morte «di quattro ragazzi impegnati in attività di pace».
Anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dice «profondamente addolorato» per la morte di soldati impegnati, afferma Berlusconi, a «portare la pace e la democrazia nelle aree meno fortunate del mondo"; così la pensa anche il ministro degli esteri e vice presidente del consiglio Gianfranco Fini, per il quale l'impegno per un «avvenire di democrazia e libertà» in Iraq «comporta, purtroppo, dei sacrifici». Il dolore del ministro della Difesa Antonio Martino si accompagna a una dichiarazione di certezza sul fatto che si sia trattato solo di un «incidente di volo», e non di un attentato.
Proprio le cause dell'accaduto segnano un primo punto, se non di scontro, almeno di differenziazione. Da più parti, fra le fila dell'opposizione ma anche da parte di esponenti della maggioranza, come Gianni De Michelis del Nuovo Psi, si richiama l'importanza di fare chiarezza sui fatti in tempi rapidi.
Ma è sul senso della presenza e della permanenza in Iraq che riemergono posizioni diverse. La Cdl difende la scelta di tenere i soldati in Iraq perchè, come dice per An Ignazio La Russa, è «in nome dei valori di pace e democrazia» che il contingente si trova a pagare questo tributo di vite umane. Anche il leghista Luigi Peruzzotti evoca «il sole della democrazia» come motivo per la presenza in Iraq e come obiettivo per far sì che il sacrificio dei soldati non sia vano. Di «sacrificio» che «non sarà vano» parla anche Antonio Tajani, di Forza Italia, che evoca la «missione di pace e di libertà per restituire la democrazia al popolo iracheno». Pure il ministro Mario Baccini, dell'Udc, nel dirsi «costernato» indica in «pace, libertà e democrazia» gli scopi della missione.
La conclusione è che, come ha detto alla Camera il sottosegretario alla difesa Filippo Berselli, la missione va avanti, perchè «proprio ora che è stato formato il governo iracheno» non bisogna scoraggiarsi per le «difficoltà».
Quanto all'opposizione, Romano Prodi non affronta il tema del ritiro o meno e si limita ad esprimere «vicinanza, solidarietà e partecipazione al dolore» alle famiglie delle vittime e all'esercito. Fa una scelta analoga Francesco Rutelli, anch'egli vicino a famiglie ed esercito, mentre Piero Fassino mette l' accento sul fatto che il dolore appartiene a «tutto il paese».
La posizione dei Ds viene specificata dal responsabile esteri Luciano Vecchi, per il quale è tempo che il governo prenda la strada di un ritiro che, se non può essere immediato, deve essere oggetto di confronto immediato con il governo afgano perchè possa avvenire «in tempi certi».
Più prudente è la linea indicata alla Camera dalla Margherita e dai Popolari-Udeur; sia per Sergio Mattarella che per Antonio Oricchio, infatti, non è questa la circostanza in cui si deve affrontare il tema del ritiro, anche se resta ferma la critica alla scelta di mandare i soldati in Iraq.
Ben diverso il giudizio delle altre componenti del centro sinistra. Fausto Bertinotti chiede che «si decida senza ulteriori indugi il ritiro delle truppe"; della stessa opinione solo il verde Alfonso Pecoraro Scanio, il Pdci e Antonio Di Pietro. Mentre Fabio Mussi, coordinatore del correntone Ds che chiede di «predisporre il ritiro», sottolinea che ormai si è «perso il senso della missione» in Iraq. E se Rifondazione comunista, con Alfio Nicotra, chiede che sia cancellata in segno di lutto la sfilata militare ai Fori Imperiali del 2 giugno, Paolo Gentiloni invita invece a rispettare il rito della festa della Repubblica come «simbolo di unità nazionale.
Giovanni Graziani

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