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Elicottero caduto in Iraq - «Chi» era Giuseppe Lima

ROMA - Un padre affettuoso e premuroso, un uomo eccezionale e coraggioso. Sono le parole con le quali i parenti e i conoscenti di Giuseppe Lima, il pilota dell'Esercito italiano morto in Iraq, descrivono un padre, un figlio, un amico che non c'è più.
Una morte tragica quella del tenente colonnello romano di 39 anni, lontano da casa. Una casa nella periferia sud di Roma, nel quartiere di Tor Pagnotta, sulla via Laurentina, dove Giuseppe Lima ha lasciato una giovane moglie, Leandra, di 28 anni, due piccoli figli, Luigi e Federico di soli 5 e 2 anni, e un terzo figlio, sempre un maschietto, in arrivo. Leandra, al settimo mese di gravidanza, ha saputo questa mattina intorno alle 6 la notizia della morte del marito che aveva sposato nel 1998. Lei, siciliana, aveva salutato Giuseppe pochi giorni fa, prima che lui partisse per l'Iraq, lo scorso 23 maggio. Lì, a 15 chilometri a sud da Nassiriya, il corpo del suo compagno, insieme a quelli di altri tre colleghi militari italiani, è stato ritrovato.
Studi scientifici, due lauree, una in ingegneria, l'altra in scienze strategiche, una carriera militare, che amava molto, già lunga alla spalle nonostante la sua giovane età: nel 1985 Giuseppe Lima, cresciuto nella cittadella militare della Cecchignola, era entrato nell' Esercito come ufficiale del Genio, seguendo le orme di suo padre, e nel 1994 era diventato pilota. Ora aveva il grado di tenente colonnello e comandava il 48/o gruppo squadroni dell'Aves, inquadrato nel settimo reggimento Vega di stanza a Rimini. E proprio da Rimini il militare italiano ogni sera chiamava la sua famiglia, la moglie Leandra e la madre Giovanna. Le rassicurava sulla sua salute, si preoccupava per loro. Appena poteva, tornava a Roma, in quell'appartamento al quinto piano di via Bruno De Finetti dove abitava da circa due anni, per riabbracciare i suoi due figli: «era un padre eccezionale», lo descrive un vecchio amico di famiglia.
«Lo ho visto un mese fa che passeggiava con i bambini in bicicletta per queste strade», racconta un militare, amico del papà di Giuseppe. «Era il più bravo di tutti - aggiunge con gli occhi gonfi di lacrime - l'ho visto crescere».
Si stringono uno accanto all'altro gli amici, i conoscenti che fanno avanti e indietro da quel quarto piano di via Pia Nalli dove vivono i genitori di Giuseppe e dove la moglie Leandra è assistita dai suoceri, dal papà e dalla sorella arrivati nelle prime ore del pomeriggio dalla Sicilia, e da una psicologa dell'Esercito.
Lo conoscevano in tanti nel quartiere, una zona in gran parte abitata proprio da militari e vicinissima alla Cecchignola. Nessuno vuole credere a quello che è accaduto. Tutti però hanno sempre appoggiato Giuseppe nella sua scelta di vita. Aveva già fatto altre missioni, era un pilota esperto. Ed era anche un uomo con una grande fede. Proprio dieci giorni fa, prima di partire, era andato con la moglie dal parroco della chiesa San Carlo Borromeo per una benedizione pre-parto.
Anche alcuni colleghi da Rimini sono arrivati nel pomeriggio a salutare la signora Leandra, a ricordare con lei i bei momenti passati con il marito Giuseppe. Anche alcuni sacerdoti ed una suora sono andati a fare visita alla famiglia per consolarla.
Questa sera tutto il quartiere ricorderà Lima con una fiaccolata.
I due figli del tenente colonnello per tutta la giornata sono stati a casa di una vicina. Tra poco il terzo figlio di Giuseppe e Leandra nascerà ma ancora non è stato deciso il suo nome.

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