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I numeri della crisi

Sono prospettive grigie quelle che disegna il governatore della Banca d'Italia per il 2005. Un'Italia debole. Un'Italia che non cresce, che affanna. Una crisi che viene da lontano, che manifesta i primi segnali della sua difficoltà competitiva, diventata ormai «strutturale», già a partire dalla seconda metà degli anni novanta.
Un'Italia che perde colpi, allarga il divario con gli altri paesi europei, e che, solo se ci sarà «una lieve ripresa» nella seconda metà dell'anno, favorita da «interventi di politica economica», potrà tornare a crescere solo nel 2006.

Questi i numeri della crisi, indicati da Antonio Fazio, nelle Considerazioni Finali:
- PIL: aumento «sostanzialmente nullo». Ma l'Italia si distingue da anni per una crescita «insoddisfacente»: già dal 2000 l'aumento annuo è risultato in media inferiore all'1%.
- DEFICIT/PIL: l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche nel 2005, sulla base degli andamenti in atto, sarà dell'ordine del 4% del prodotto, a fronte del 2,7% a suo tempo previsto dalla Relazione previsionale e programmatica, basato su una ipotesi di crescita del pil intorno al 2%.
- CONSUMI: la crescita sarà solo intorno all'1%.
- PRODUZIONE INDUSTRIALE: -2,7% nei primi 4 mesi. Dal 2000 la produzione industriale è scesa di oltre cinque punti percentuali, mentre negli altri paesi dell'euro è cresciuta di quattro punti.
- INVESTIMENTI INDUSTRIA: nelle imprese dell'industria e dei servizi con 20 o più addetti l'aspettativa del 2005 è quella di un calo della spesa per investimenti pari al 3,6%
- INVESTIMENTI TERZIARIO: al calo del 5% del 2004 seguirebbe quest'anno un'ulteriore diminuzione
- OCCUPAZIONE: l'aumento si arresta
- SALARI: si è allargato il divario tra i salari d'ingresso e quelli medi. La quota dei lavoratori a bassa retribuzione, pari al 18%, è costituità per l'11% da occupati a tempo pieno e per il 7% a tempo parziale.
- EXPORT: fermo sui livelli del 2004. Le nostre vendite all'estero nel 2004 sono risultate inferiori a quelle del 2004. La quota sul mercato mondiale, pari al 4,6% nel 1995, è scesa, calcolata a prerzzi costanti, al 3,5% nel 2000 e al 2,9% nel 2004.

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