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Più lavoro, ma troppo precario e al Sud troppo nero

ROMA - Più lavoro, ma meno stabile e con salari inferiori. Non è il sindacalista di turno ad affermarlo, ma il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, che - nella sua relazione all'assemblea di Bankitalia - parla di lavoro marginale e irregolare, avvertendo peraltro che l'aumento dell'occupazione «tende ad arrestarsi», mentre resta «ancora elevato», soprattutto nel Mezzogiorno, il peso del lavoro nero.
E' vero, spiega Fazio, tra il 2000 e il 2004, grazie a flessibilità e moderazione salariale, l'occupazione (+5,9%) è cresciuta più del pil (+3,7%). Ma proprio per questo, per l'«assenza di un'espansione vigorosa dell'attività produttiva, si sono sviluppate tipologie di lavoro meno stabili e con livelli retributivi inferiori». Si è inoltre «allargato il divario tra i salari d'ingresso e quelli medi», così che la quota di lavoratori a bassa retribuzione è di circa il 18% (l'11% occupati tempo pieno, e il 7% a tempo parziale).

Fazio cita poi i «nuovi lavoratori in attività marginali» che peraltro - afferma - hanno inciso sulla crescita della produttività, e ricorda la ripresa dell'emigrazione dal Sud al Centro-Nord, non più contadina e poco scolarizzata, ma proprio tra le persone con più alto grado di istruzione. Una «fuga di cervelli comprensibile, dato che - spiega - l'aumento dell'occupazione si è concentrato nel Centro-Nord». Infatti il calo del tasso dei senza lavoro nel Mezzogiorno, osservato nell' ultimo biennio, «deriva da una riduzione delle forze lavoro»: in pratica, «le difficili condizioni hanno scoraggiato l'ingresso dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro». Donne che invece, a livello nazionale, con la loro maggior partecipazione alle attività lavorative hanno fatto salire al 57,5% il rapporto occupazione-popolazione in età da lavoro (ancora distante, comunque, dal 62,8% francese, 64,3% tedesco e 71,2% degli Usa).

Altro problema: in Italia, dove l'occupazione nell'industria negli ultimi 10 anni è rimasta sostanzialmente stabile, il numero degli occupati - ricorda ancora Fazio - è massimo nei settori a basso contenuto tecnologico: solo il 7% degli occupati lavora nei settori ad alta tecnologia, dove si forma il 10% del valore aggiunto dell'industria, contro il 9% tedesco, l'11% francese e il 15% di Usa e Giappone. Mentre sono aumentati (+17,8% dal 1995 al 2004) i lavoratori del terziario, settore che cresce allo stesso ritmo di altre economie avanzate.
Per industria e terziario, conclude quindi Fazio, «è necessario un aumento della concorrenza»; per il rilancio dello sviluppo, «è indispensabile una partecipazione delle forze sociali».

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