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Dalla Sardegna alla Puglia, le sigle dell'«eversione»

MODENA - La Fai, Federazione Anarchica Informale, che ha inviato il plico esplosivo al Cpt di Modena con l'intento di destinarlo al fratello del ministro Carlo Giovanardi, presidente della Confraternita della Misericordia che gestisce la struttura, è tra le sigle di punta della «black list» dell'eversione stilata dall'Unione europea.
Si tratta di un'organizzazione informale, priva di centro decisionale, con struttura orizzontale, ramificata in maniera diffusa e alla quale possono partecipare gruppi, altre organizzazioni o singoli. Per questa ragione la Fai sigla attentati a più firme, con la partecipazione di gruppi affini. Come è successo oggi.
L'obiettivo dichiarato della Fai è annientare lo Stato e il capitale per creare «un mondo dove domini la libertà e l'autogestione». Pratica la lotta armata, ma rifiuta le concezioni basate su monolitiche organizzazioni, strutturate in maniera «classica».
GLI ULTIMI ATTENTATI A MILANO, GENOVA E BOLOGNA
Diversi gli attentati compiuti dal gruppo anarchico. Tra i più recenti quelli del 2 marzo, a Milano e Genova, contro alcune stazioni dei Carabinieri. In precedenza, la Fai aveva rivendicato insieme alla Cooperativa artigiana fuochi e affini in un documento di due pagine composte da una parte scritta al computer e una seconda invece con normografo la paternità di due esplosioni a Bologna.
Il gruppo delle Cinque C, ovvero «Cellule contro il Capitalismo, il Carcere, i Carcerieri e le loro Celle», che sigla la seconda parte del volantino, è una «cellula di lotta» ormai radicata nel territorio che ha rivendicato diversi attentati, come quello al liceo spagnolo di Roma, il Cervantes, alla compagnia aerea Iberia. Un loro volantino, secondo fonti investigative olandesi, accompagnava la missiva recapitata al presidente della Bce, Jean Claude Trichet.
La Cooperativa artigiana fuoco e affini si fece viva per la prima volta durante il G8 di Genova con plichi bomba e una pentola-trappola vicino alla questura di Bologna ed è tornata dopo gli ordigni dei cassonetti di Bologna in un volantino firmato con il Fai.
LA BRIGATA XX LUGLIO INIZIO' LA SUA ATTIVITA' DOPO IL G8
La Brigata XX luglio, che prende il nome dal giorno dell'uccisione del no global genovese Carlo Giuliani durante gli scontri del G8, è tra i gruppi anarchici meno strutturati, considerati "elementari" per la loro organizzazione. Tra i loro più allarmanti comunicati quello inviato a Genova in occasione del G8.
Le cellule insorgenti metropolitane si sono fatte sentire per la prima volta con due bombe carta fatte esplodere a Milano. Nel mirino degli anarchici due società di lavoro interninale, a Corso Lodi e via Pellegrino Rossi. Anche in quell'occasione, il volantino di rivendicazione portava la sigla della Fai accompagnata da quella delle Cellule insorgenti.
Le cellule armate per la solidarietà internazionale rivendicarono, il primo aprile dell scorso anno, l'invio dei pacchi bomba destinati al direttore del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Giovanni Tinebra, e a Sebastiano Ardita, direttore dell'ufficio detenuti dello stesso dipartimento. I pacchi esplosivi erano stati individuati all'ufficio postale di via Arcelli, a Roma, nella zona di Bravetta. Il foglio dattiloscritto di circa 15 righe era contenuto in una busta chiusa, inviata per posta prioritaria due giorni prima dell'attentato.
PER IL SISMI LA CABINA DI REGIA E' IN SARDEGNA
Secondo un recente rapporto del Sismi, la cabina di regia dell'universo anarco-insurrezionalista è tuttavia in Sardegna. Nel dossier, l'eversione sarda viene dipinta «quale regista ideologica e operativa delle spinte rivoluzionarie nazionali», proiettata verso la ricerca di «una piattaforma ideologica comune e di tematiche di respiro internazionale» che aprano le porte ad «un più ampio e variegato perscorso rivoluzionario per certificare un conclamato dialogo fra organizzazioni eversive appartenenti a diversi stati europei» Inquietante, in questa prospettiva, secondo l'intelligence, «la possibilità di costruzione di un progetto comune fra l'eversione sarda e l'Eta». Fra le componenti strategiche distaccate, sulla base del rapporto, quelle principali sono a Roma, Viterbo, Latina, Bologna, Firenze, Pisa, Carrara, Livorno, Torino, Milano, Genova e Rovereto.
CON ORDIGNO DAVANTI UFFICIO PISANU A SASSARI ALLA RIBALTA I "4 MORI"
La nuova galassia delle cellule anarchiche sarde si snoda lungo direttrici complementari. Parte dalla cosiddetta "Solidarietà internazionale", intesa «come partecipazione alle istanze rivoluzionarie e come lotta alla "repressione" intorno alla quale si stanno coagulando i recenti fuochi dell'eversione italiana», e arriva all'estero, a obiettivi condivisi, quali l'assalto all'Ue o la guerra al carcere duro nei vari paesi. Particolarmente attivo è il "Fronte nazionale sardo", che ha fatto da coagulante tra segmenti indipendentisti, antimperialisti, separatisti e anarchici, per poi condividere alcune battaglie della grande Federazione anarchica informale. Intanto, nuove sigle si agitano in cerca di visibilità.
Recentemente con un ordigno lasciato a pochi passi dall'ufficio sassarese del Ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, sono balzati agli onori della cronaca i "Quattro Mori".
I componenti di questa organizzazione si autodefiniscono "ecoterroristi". Nei testi dei loro documenti rivendicano i loro diritti, negati, da "difendere con le armi della distruzione": riduzione dei salari ai politici, riduzione delle bollette Enel e del costo dei carburanti solo per i sardi residenti, espulsione delle basi Nato dall'Isola, espulsione di tutti i detenuti stranieri, prostitute incluse, espulsione della famiglia Berlusconi, aumento delle quote latte, esclusione dell'imposta Iva "import export" in Sardegna .
DALLA PUGLIA "SPAZIO ANARCHICO" ESEMPIO PER AZIONI CONTRO CPT
Dalla Puglia, infine, ed in particolare da Lecce, arriva "Spazio Anarchico", direttamente collegato con la Sardegna, le cui modalità di azione, secondo gli investigatori, sarebbero considerate quasi un esempio da seguire a livello nazionale nella lotta ai Centri di permanenza, considerati, come le carceri, simbolo di repressione.

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