Martedì 18 Dicembre 2018 | 11:40

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Condannato Don Cesare Lodeserto - Il giornalista Stefano Mencherini: ora mons.Cosmo Francesco Ruppi chieda scusa ai salentini

BARI - «Anche se ormai sarebbe un po' tardi, si chieda a mons.Cosmo Francesco Ruppi (che non dimentichiamo è anche presidente della Conferenza episcopale di Puglia) di chiedere scusa ai salentini prima e poi a tutti gli italiani per l'errore di valutazione fatto nel sostenere da sempre oltre ogni lecito interrogativo e nonostante le inchieste giudiziarie e le inchieste giornalistiche uscite l'operato del suo segretario particolare, al quale certo non potrà mancare la sua solidarietà e la sua assistenza religiosa». Lo afferma il giornalista Stefano Mencherini, a proposito della condanna inflitta oggi a don Cesare Lodeserto: Mencherini è autore di un film-documentario "Mare nostrum" che si occupa criticamente dei Centri di permanenza temporanea, in particolare di quello gestito nel Salento da don Lodeserto.
«8 mesi - sottolinea Mencherini - per essersi inviato sms con minacce di morte: si ricorda ai più che anche in seguito a quella vicenda al presidente della Fondazione Regina Pacis fu riassegnata la scorta. Aspettiamo ovviamente le motivazioni della sentenza, ma soprattutto il responso degli altri gradi di giudizio. Fino ad allora, per Lodeserto come per chiunque altro, vale la presunzione di innocenza. Certo è che a ciò che appare, questo potrebbe essere soltanto l'inizio di una lunga serie di condanne che potrebbero arrivare dagli altri processi in corso, compreso quello che lo vede alla sbarra per presunte violenze ai danni di 17 magrebini di cui è in corso in queste ore una nuova udienza».
«Ricordo infine - conclude Mencherini - che in queste ore è in corso una campagna nazionale lanciata da tre grandi siti italiani: Peacelink, Articolo21 e Melting Pot. Con questa iniziativa, che ovviamente non posso non segnalare, si chiede 'alla Rai di sdoganare dalle censure Mare Nostrum', il mio film-inchiesta che denuncia la realtà dei Cpt, le nostre Guantanamo, e della legge cosiddetta Bossi-Fini-Mantovano. Aspettando nel frattempo chi vorrà nei prossimi giorni a Bari per una pubblica proiezione del mio film-inchiesta».

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