Domenica 16 Dicembre 2018 | 20:31

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Il 16 aprile 1973: l'uccisione dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei

i fratelli Mattei, il rogo di Primavalle Sono le 3,20 di lunedì 16 aprile 1973 in via Bernardo di Bibbiena numero 33, lotto 15 Scala D, terzo piano. Due ragazzi di 8 e 22 anni, Stefano e Virgilio Mattei, muoiono bruciati vivi nella loro abitazione incendiata da un commando di 'Potere Operaio'. Sono figli di un netturbino, Mario Mattei, che all'epoca aveva 48 anni, segretario della sezione 'Giarabub' dell'Msi di Primavalle, in via Svampa. I pompieri li trovano carbonizzati e abbracciati vicino la finestra che non erano riusciti a scavalcare.

A Primavalle, dal dopoguerra ma in particolare negli anni Settanta, si respira tutta la differenza tra la borgata popolare e la 'Roma bene'. La strage è indice anche del clima di quegli anni, in un contesto che è tra i più degradati della capitale. Il fuoco è appiccato da una tanica di benzina mista a catrame riversata sotto l'uscio di casa Mattei, un appartamento di 60 mq. All'interno si trova l'intera famiglia: Anna e Mario Mattei e i loro sei figli.

Silvia e Lucia Mattei si mettono in salvo saltando dalla finestra, mentre la mamma riesce a lasciare l'appartamento passando attraverso la porta d'ingresso in fiamme (grazie all'intervento del vicino di casa, Perchi, anch'egli ferito nell'incendio). Anna Mattei può però portare con sè solo i due bambini più piccoli, Antonella e Giampaolo, mentre Mario si mette in salvo lanciandosi dal balcone.

Intrappolati, Stefano e Virgilio, riescono ad arrivare a una finestra e chiedono aiuto. Virgilio, il più grande, arriva a sporgersi. Alcune foto raccapriccianti dell'epoca lo ritraggono completamente annerito, con il volto già devastato dalle fiamme mentre cerca di gridare aiuto. Stefano, 8 anni, non arriva neanche al davanzale, e non si vede se non quando si aggrappa al fratello per respirare inutilmente una boccata d'aria nel fumo che li divora. I vigili del fuoco li trovano morti, abbracciati sotto la finestra.

Per quell'orrendo duplice delitto furono condannati a 18 anni Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo. Una condanna che i tre non hanno mai scontato perchè nel frattempo sono fuggiti all'estero. Dal 29 gennaio 2004 la condanna è caduta in prescrizione. Lollo, il più noto di loro, figlio di un alto dirigente di una multinazionale farmaceutica, riesce a fuggire in Svizzera; poi, passando per l'Angola, si rifugia in Brasile, paese di cui ormai da 18 anni è cittadino.

La procura di Roma ha di recente iscritto nel registro degli indagati per il reato di strage anche Elisabetta Lecco, Diana Perrone e Paolo Gaeta, gli ex militanti di Potere Operaio, i cui nomi sono stati fatti proprio da Lollo in una clamorosa intervista rilasciata al 'Corriere della Sera' il 10 febbraio scorso.

In un dossier curato dall'Associazione Fratelli Mattei, «Processo a porte aperte. Strage di Primavalle 1973-2005: 32 anni di controinformazione», il deputato di An, Enzo Fragalà, ha scritto: «Documenti che dimostrano come la vicenda di Primavalle fosse inserita in una strategia ben precisa e più ampia, che coltivava quei metodi come prassi rivoluzionaria, ce ne sono a iosa. I verbali delle confessioni rese, ad esempio, da Carlo Fioroni sono affastellati in Commissione Mitrokhin, pronti per essere messi sotto il naso di chi nega quest'evidenza. In realtà c'è molto e molto di più».
Secondo l'esponente di An, «quello che è certo, comunque, è che anche questa parte della strategia negazionista nel processo per la strage di Primavalle raggiunse perfettamente i suoi scopi, tant'è che Achille Lollo fu assolto in primo grado e potè festeggiare nella sua villa di Fregene, attorniato da un nugolo di intellettuali fra i quali spiccava Alberto Moravia, prima di darsi definitivamente alla latitanza durata sostanzialmente fino ad oggi».

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