Lunedì 17 Dicembre 2018 | 19:54

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Timor Shah continua a dettare condizioni

KABUL - Timor Shah, il presunto capo della banda di rapitori di Clementina Cantini, era il capo del secondo distretto di polizia della città di Kabul durante il regime dei talebani. «E dunque - dice una fonte vicina all'inchiesta - conosce bene le tecniche investigative e sa come condurre la trattativa».
I contatti, aggiunge la fonte, «continuano e tutto fa sperare che la situazione possa risolversi positivamente, magari in tempi non lunghi».

Secondo quanto si è appreso, Timor Shah avrebbe ancora «saldamente in mano» la situazione, cioè il controllo della banda di rapitori. Questa si sarebbe via via infoltita e, tra il gruppo che ha compiuto il sequestro e quelli collegati, attualmente le persone coinvolte sarebbero una ventina. Tra queste anche alcune che spingerebbero per alzare la posta, chiedendo un forte riscatto e il rilascio di alcuni detenuti, ma Timor Shah sarebbe fermo sulle sue posizioni iniziali.

Quello che chiede, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, è essenzialmente la scarcerazione della madre, accusata di favoreggiamento in relazione al sequestro del figlio di un uomo di affari afgano. Un episodio per il quale egli stesso è inquisito. Il ragazzo, per cui era stato chiesto un riscatto di 2 milioni di dollari, è poi morto, ma non è stato ancora del tutto chiarito se si sia trattato di un incidente o se è stato deliberatamente ucciso.
Sta di fatto che la liberazione della madre sarebbe l'unica vera richiesta di Timor Shah e il governo di Kabul, recentemente, avrebbe dato il proprio consenso a che sia scarcerata.
Il problema, ora, è quello delle modalità del rilascio delle due donne. I negoziatori afgani vorrebbero che sia contestuale, onde evitare sorprese mentre Shah chiederebbe che venga prima liberata la madre.

Per fare pressione sul governo e alimentare la confusione, un espediente che gli consentirebbe di gestire meglio il sequestro, il presunto capo dei rapitori ha utilizzato fin dal primo giorno i mezzi di informazioni, dando ultimatum e diffondendo notizie non vere, come quella dell'uccisione dell'ostaggio. Oggi, almeno finora, non si è fatto ancora sentire e questo potrebbe far pensare che le trattative procedono come si deve. A Kabul negli ambienti della polizia e del Ministro dell'Interno, continuano a dirsi «molto ottimisti» per una positiva e rapida soluzione della vicenda.

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