Lunedì 17 Dicembre 2018 | 00:04

GDM.TV

Bari - Quattro anni fa Michele Fazio venne ucciso per caso

BARI - Michele Fazio, 16 anni, è morto il 12 luglio 2001 solo perché si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato: è finito casualmente sulla traiettoria di un proiettile che era diretto altrove. Nel cuore di Bari vecchia, quando la città era ancora lontana da quella rinascita che proprio la morte di Michele contribuì a innescare, il ragazzino finì vittima di uno scontro a fuoco tra due clan rivali. A ucciderlo un proiettile che lo colpì alla nuca.
Michele era una bravo ragazzo, figlio di brave persone. Stava tornando a casa, attraversava quel reticolo di vie e piazzette della città vecchia in cui le "brave persone" sono costrette a convivere con i delinquenti e la malavita organizzata. La sua vita fu fermata da un proiettile destinato, presumibilmente, a un pregiudicato messo in lista nera da un clan, per colpire un altro clan. I suoi assassini, si disse una banda di quattro giovanissimi, sbagliarono bersaglio.
Gli inquirenti arrivarono a sospettare che Michele fosse stato usato come scudo dal destinatario dei proiettili, probabilmente Giuseppe De Felice, detto «Pinuccio ù napoletan», del clan Strisciuglio, nel corso di un agguato che era da considerarsi una risposta all'uccisione, avvenuta il 29 giugno precedente, di Tonino Capriati, nipote del boss dell'omonimo gruppo criminale in lotta con gli Strisciuglio.
In occasione dei funerali del ragazzino venne organizzata una manifestazione nel borgo antico. I commercianti della zona spensero le insegne e dichiararono la volontà di devolvere alla famiglia il 10% degli incassi della serata. Michele divenne da subito un simbolo della rinascita della città vecchia. Protagonisti di questa voglia di riscatto i suoi genitori e i rappresentanti del comitato di quartiere. E via con fiaccolate, marce, solidarietà.
Ma su chi fossero gli assassini di Michele, nonostante i forti sospetti, non si ebbe mai la certezza, mai prove schiaccianti e fu così per Pinuccio e Lella Fazio arrivò la doccia fredda: a poco più di due anni dall'omicidio, nel gennaio del 2004, il pm che conduceva le indagini chiese l'archiviazione del caso. Da allora i genitori del piccolo si rifugiarono in un silenzio eloquente. Non parteciparono alle manifestazioni per il secondo anniversario della morte del figlio organizzate nel luogo della tragedia, davanti alla scultura commissionata dalla Provincia di Bari all'artista francese Jean Michel Folon. Si chiusero nel loro dolore, in una muta protesta contro quella giustizia che non era riuscita ad assicurare alla legge gli assassini di loro figlio.
Il 14 marzo dello scorso anno, poi, l'inchiesta sulla morta di Michele Fazio venne riaperta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. A disporre le nuove indagini fu il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari su richiesta del Pm Desiree Di Geronimo. E il 12 luglio successivo, nell'occasione del terzo anniversario della morte di Michele, i genitori tornarono in Municipio, questa volta accolti dal nuovo sindaco Michele Emiliano.
Ma quello di Michele Fazio non fu l'unico caso di omicidio "per errore". Solo due anni dopo, il 2 ottobre del 2003, a Carbonara, ex frazione diventata quartiere popoloso alla periferia di Bari tutto raccolto intorno al suo Ospedale Di Venere, a perdere la vita fu un altro ragazzo innocente, Gaetano Marchitelli, 15 anni. Come tutte le sere Gaetano si trovava nella pizzeria dove lavorava per pagarsi gli studi quando una banda a bordo di un'auto sparò all'impazzata.
A Bari si era ricominciato a sparare già da qualche mese, anche in seguito all'uscita di molti malavitosi dal carcere per decorrenza dei termini. Nella Città Vecchia, a San Paolo, a Enziteto, a San Girolamo, a Madonnella, a Japigia, al Libertà. E anche a Ceglie del Campo, quartiere attiguo a Carbonara dove si combatteva una lotta feroce tra i gruppi criminali degli Strisciuglio, attivi anche in altri quartieri e considerati dominanti, e i Di Cosola.
Ed è proprio nell'ambito di questa faida criminale che venne ucciso Marchitelli e ferito un altro ragazzino di 14 anni. I veri bersagli dell'agguato erano Raffaele e Michele Abbinante, vicini agli Strisciuglio e coinvolti nel traffico di stupefacenti.
Tuttavia, nel caso dell'omicidio di Gaetano, i killer vennero presi. Quasi immediatamente finì in carcere Domenico Masciopinto, pluripregiudicato di 19 anni nipote del capoclan Antonio Di Cosola, poi condannato all'ergastolo. E poco dopo altre 14 persone.
Ma non furono solo ragazzini a finire vittime della guerra di mafia. Solo poche settimane prima della morte di Marchitelli, a Ceglie, era stata ferita casualmente una donna di 70 anni che sostava a prendere il fresco davanti all'entrata della sua abitazione. E anche in quel caso il bersaglio era un altro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Nuovo video per BandAdriatica, Elisa canta con Calcutta, il progetto Party Hard racconta Taranto

Nuovo video per BandAdriatica, Elisa canta con Calcutta, il progetto Party Hard racconta Taranto

 
Rotonda - Bari:  il punto con La Voce Biancorossa, segui la diretta

Rotonda - Bari: il punto con La Voce Biancorossa Rivedi la diretta

 
Torre Guaceto: masseria rurale trasformata in resort, sequestri

Torre Guaceto: masseria rurale trasformata in resort, sequestri

 
Decennale della Regia Aeronauticail Re passa in rassegna 4mila piloti

Decennale della Regia Aeronautica
il Re passa in rassegna 4mila piloti

 
Il bimotore Savoia Marchetti S 55uno dei simboli del progresso italiano

Il bimotore Savoia Marchetti S 55
uno dei simboli del progresso italiano

 
Inaugurazione aeroporto di Bariintitolato a Umberto di Savoia

Inaugurazione aeroporto di Bari
intitolato a Umberto di Savoia

 
Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

 
Calendario, l'uomo e la tecnologia

Calendario, l'uomo e la tecnologia