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L'Afghanistan sprofonda nell'integralismo, nuovo problema per Karzai

Karzai Afghanistan ROMA - Nella povertà e corruzione di un Afghanistan diviso, frastagliato in piccoli e grandi stati dominati da Signori della guerra che solo formalmente riconoscono l'autorità di Kabul, si rafforza l'integralismo musulmano mentre prospera la criminalità e si impongono personaggi loschi, come il sedicente rapitore dell'italiana Clementina Cantoni. Timur Shah, si fa chiamare: come il re afghano del 1700, come Tamerlano tre secoli prima.

Il governo di Kabul sostiene che è un criminale comune inquisito per un precedente sequestro di un uomo d'affari afghano. Timur vorrebbe ottenere il rilascio di sua madre e di altri due complici, in carcere non viene detto per quali motivi. Lui, dal cellulare della Cantoni, ha chiamato radio e televisioni per dire che appartiene a un gruppo islamico e porre le sue condizioni: soppressione di un programma musicale troppo audace; bando degli alcolici, anche per gli stranieri; sovvenzioni governative alle madrassa, le scuole coraniche.
E' indicativo che le richieste, quelle pubbliche, siano tutte a sfondo morale, un integralismo da Taleban, gli studenti di teologia coranica che al governo a Kabul tra il 1996 e il 2001 imposero rigidi codici di comportamento, proibendo musica, canto, poesia e aquiloni. Tutto ciò che potesse distrarre le menti dal culto.

I Taleban, giovani e ignoranti, guidati dal Mullah Omar avevano conquistato il potere e il cuore di una popolazione, sfinita dopo anni di resistenza antisovietica e di conflitto civile tra Signori della guerra, violenti e corrotti. Dopo il crollo del regime, i Signori sono tornati, forti delle loro milizie, imponendosi sul debole Hamid Karzai, presidente scelto da Washington, che ha dovuto accettare il compromesso.

Ustad (professore) Rasul Sayyaf, un pashtun musulmano wahabi che ha studiato in Egitto e Arabia saudita, che collaborò con Osama bin Laden contro i sovietici, domina di fatto la Paktia e Khost; Gul Agha Sherzai da dietro le quinte controlla Kandahar; Sher Mohammed Akhundzada comanda lo Helmand; Hazrat Alli, il Nuristan e Jalalabad, dove controlla anche il traffico droga; il comandante Abdul Rashid Dostum, il cui passato di violenze è di pubblico dominio, resta il signore di Mazar-i-sharif; Ismail Khan di Herat, anche se non ne è più ufficialmente il governatore; l'ex presidente della repubblica, fino al 1996, il tagiko Burhanuddin Rabbani, un islamico ortodosso del Badakshan, influenza ogni decisione a Kabul.

Karzai, primo presidente democraticamente eletto della storia dell'Afghanistan, con un esercito piccolo e infedele, senza denaro - nessuno paga le tasse - resta nel suo palazzo al centro della città, isolato. Figura tollerata, più che rispettata. Quasi un ostaggio dei vecchi mujaheddin.

E ben sapendo che si stanno ricreando le condizioni per un ritorno degli integralisti, Karzai cerca la riconciliazione nazionale. Ha offerto l'amnistia a tutti i Taleban che non siano incriminati per gravi reati. Gli americani, che hanno sul terreno quasi 18.000 soldati, lo appoggiano con la liberazione di loro prigionieri, catturati nella guerra al terrorismo. Almeno 500 restano nelle prigioni delle basi Usa di Baghram e Kandahar.

L'ex ministro degli esteri dei Taleban, il moderato Wakil Mutawakil, rilasciato lo scorso anno dopo 18 mesi di carcere americano, si è candidato a Kandahar per le legislative, le prime in assoluto, del prossimo 18 settembre. Molti militanti Taleban, riferiscono diverse fonti, sono attratti dall'idea di posare le armi e smettere una fuga senza speranze. Tanto che, scrive il quotidiano indipendente di Kabul Arman-i-Milli, i dirigenti dei Taleban e della rete terroristica di al Qaida hanno nominato nuovi responsabili regionali per le province orientali, nel timore che i vecchi fossero propensi alla resa.

I giochi sono ancora aperti, per poco. L'Afghanistan potrebbe, con un forte e reale impegno occidentale militare ed economico, prendere la strada della stabilità. Oppure vedere trasformato in esplicito l'attuale conflitto latente, tra mujaheddin, Taleban, ex militanti di al Qaida, e contro gli stranieri, in una jihad (guerra santa) dalla quale traggono ispirazione e profitto personaggi come Timur Shah.
Barbara Alighiero

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