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Francesco Giorgino: un "terzista"

ROMA - Alla guida del Tg1 delle 20, dalla quale è stato appena sospeso, Francesco Giorgino era approdato poco più di un anno fa, a gennaio del 2004, nell'ambito del restyling della testata voluto dal direttore Clemente Mimun. Da giugno 2000 era già il volto delle 13:30, edizione alla quale era stato chiamato dall'allora direttore Giulio Borrelli.
Nato ad Andria nel 1967, in Rai dal 1991, docente nella facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma, Giorgino ha collezionato apparizioni di lusso e polemiche. Nel 2001 si fa notare come ospite di Giorgio Panariello e del suo 'Torno sabatò, in onda proprio da Andria: il direttore di Raiuno, Agostino Saccà, ne fa subito il nome come possibile conduttore di un programma di intrattenimento. L'occasione arriva pochi mesi dopo con il Dopofestival di Sanremo: il mezzobusto lo conduce con Simona Ventura ma dice: "Non intendo lasciare il Tg1". Qualcuno lo addita subito come "raccomandato", lui replica: «Non ho tessere, non sono nè di Forza Italia nè dei Ds. Dopo Sanremo, torna a condurre l'edizione delle 13:30. Si riparla per lui di un progetto di intrattenimento con Mara Venier o di un possibile approdo accanto alla Ventura a "Quelli che il calcio", ma poi non se ne fa più nulla.
A giugno del 2003 finisce al centro delle polemiche, ancora per alcune frasi riportate da 'Liberò sui rapporti tra Tg1, giudici e imputati: il caso finisce addirittura all'attenzione del cda di Viale Mazzini. Giorgino spiega allora il senso del suo intervento a un convegno su giustizia e informazione: «Ho effettuato un discorso generale su come una gran parte dell' informazione giudiziaria, inclusa quella televisiva, negli ultimi anni, dal caso Tortora in poi, abbia sposato le tesi dei pubblici ministeri, spesso dimenticandosi dei diritti fondamentali di imputati o di persone semplicemente iscritte nel registro degli indagati».
A dicembre, altra polemica: il volto del Tg1 si scontra in diretta con Enrico Mentana a "Quelli che il calcio". Tutto nasce da una battuta dell'allora direttore del Tg5 che, dopo aver abbondantemente elogiato Bruno Vespa, in collegamento, dice: «Se parlassi di Giorgino non ne parlerei come parlo di Vespa». «Ti ricordo che sono il conduttore di un telegiornale che vi distanzia di 2-3 punti», replica Giorgino intervenendo a sorpresa per telefono. Vespa cerca di calmare le acque: «Sei uno dei volti più brillanti e promettenti del Tg1, non te la prendere così per una battuta». Schierato ufficialmente con il giornalismo "terzista" ("Il terzismo è una manifestazione di onestà intellettuale che dovrebbe accompagnare il percorso di ogni giornalista"), Giorgino avrebbe visto nelle ultime settimane peggiorare il suo rapporto con Mimun. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, l'intervista a "Libero" il 7 maggio seguita, il giorno dopo, da una precisazione dello stesso Giorgino.
Nell'intervista, dopo essersi definito nuovamente «terzista» e dopo aver negato presunti "flirt" sia con Prodi sia con Berlusconi, Giorgino parla ampiamente del suo rapporto con Mimun. «Non mi pare di essere uno dei suoi prediletti», dice. E ancora: «Problemi caratteriali, percorsi diversi. Le questioni politiche vanno affrontate in modo forte e anche critico. Per me il giornalismo televisivo, soprattutto nel servizio pubblico, deve essere equidistante». E, sottolinea ancora, «su questo c'è stata una frattura col direttore». «Io ho un dissenso con lui sul modo in cui ha gestito certe notizie». Alla richiesta dell'intervistatrice, Barbara Romano, di fare un esempio, risponde: «Ho contestato i fischi tagliati e gli applausi finti». «Non c'è nulla di nuovo in quello che sto dicendo, l'ho anche scritto nel mio libro. Per me il giornalismo è un altra cosa». Alla domanda sulla possibilità che ci sia gente in Rai che «ha fatto giravolte o sta per farne», l'anchorman risponde: «Non credo, ci sono persone che hanno connotazioni marcate». Poi cita due colleghi: «Attilio Romita, il berlusconiano qui è lui. Ma gli fa onore, perchè lui è convinto di questa appartenenza e lo dice. Ma non mi risulta che voglia fare il salto della quaglia, come non mi risulta che David Sassoli, in quanto elemento più connotativo della sinistra, abbia cambiato casacca quando ha vinto Berlusconi».
Il giorno dopo "Libero" pubblica la rettifica di Giorgino: «Il mio riferimento a "fischi tagliati e applausi finti" è stato collocato nel pezzo all'interno di un ragionamento sul Tg1 e sul suo attuale direttore, mentre in realtà era relativo all'intero sistema dei media, quando pone in essere pratiche troppo disinvolte (per fortuna, ciò avviene in casi limitati). In tal senso va interpretata anche la citazione del mio ultimo libro, che si occupa proprio dei problemi legati alla selezione e al trattamento delle notizie».

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