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Angelo Izzo - Donatella Colasanti: ora chi ha sbagliato si dimetta

ROMA - Non c'è spazio per la comprensione per Donatella Colasanti, sopravvissuta nel '75 al massacro del Circeo. «La famiglia lo ha ripudiato? Troppo tardi, inutile, nel '93 da casa della famiglia Izzo organizzò la fuga in Francia» attacca la donna, che, mescolando ricordi personali e cronaca giudiziaria, chiede a tappeto le dimissioni di magistrati e medici che hanno permesso al mostro del Circeo di tornare a colpire.
«Come si può scambiare - chiede tra rabbia e incredulità la donna - per collaboratore di giustizia un massacratore? Come ha potuto Vigna, nel '93, pensare di conoscere da Izzo i segreti di piazza Fontana e Bologna e poi gli altri magistrati e gli psichiatri credere nella sua redenzione?». Colasanti, che all'epoca aveva 17 anni e, dice, «pesavo 44 chili», ricorda come in un'ossessione quando Izzo la rinchiuse con l'amica nella villetta sul litorale laziale, non ha bisogno di leggere sui giornali i passaggi giudiziari che hanno permesso all'omicida di tornare a colpire. Li conosce a memoria perchè per 7 anni «ho combattuto perchè l'orrore non esistesse più e solo perchè ho scritto lettere a procure e a politici Izzo non ha colpito prima».
Ora che la storia ha dato ragione ai suoi appelli rimasti inascoltati, Colasanti chiede che chi ha sbagliato paghi. «Prima di tutto Vigna - ripete la donna, autrice e presidente del movimento 'Regina Madrè - si deve dimettere. 'Il mio caro amico Vigna, lui sì che ha capitò disse Izzo quando il procuratore antimafia lo riconobbe come un pentito. E poi dovrebbero essere radiati tutti i magistrati e gli psichiatri che, a prescindere dal fatto se fosse cambiato o meno, hanno permesso che tornasse il libertà vigilata». Come si può, chiede la donna, che annuncia azioni legali contro la magistratura, «considerare cambiato uno che nell'89 prepara l'evasione dal carcere di Paliano e nel '93 semina terrore in Francia con una calibro 38... a questi fatti le procure hanno risposto passandosi Izzo di sede in sede e ora devono chiedere scusa e non solo a me».
Nessuna comprensione per medici e magistrati nè pietà per la famiglia Izzo, che lo ha ripudiato. «La famiglia Izzo - grida Colasanti - deve lasciare immediatamente Roma. Roma è la mia città. Il disconoscimento non ha più importanza, è troppo tardi, è dalla famiglia che Izzo ha preparato l'evasione per la Francia».
Anche se Izzo è stato fermato, Donatella Colasanti non ha intenzione di fermarsi nè di cercare di dimenticare. «Nel 2001 - ricorda la donna - ero stata invitata a Brindisi per la commemorazione della Marina perchè mio nonno affondò in guerra sulla nave Curtatone. Ero tra Ciampi, al quale avevo chiesto nel 2001 di intervenire sul Csm, come poi fece, e Prodi e Diliberto, ai quali avevo indirizzato interrogazioni parlamentari. Ora chiedo: come hanno potuto essere amici di Izzo, come ha potuto Vigna considerarlo collaboratore di giustizia?». E la donna, sopravvissuta al primo massacro di Izzo, torna a chiedere risposta a domande, che non sono più solo sue.

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