Mercoledì 19 Dicembre 2018 | 04:41

GDM.TV

i più visti della sezione

«Ecco perchè non potevamo firmare»

ROMA - «Tanto di cappello» al generale Nicolò Pollari e al suo «comportamento istituzionale ed esemplare» perchè in questa vicenda, per il Sismi, c'era «un eccesso di ragione». E quanta «ragionevolezza» da parte del governo.... Si conclude con questo giudizio una lunga chiacchierata con Cesare Maria Ragaglini, il diplomatico che per l'Italia - insieme al generale Pierluigi Campregher - ha portato avanti per ben 45 giorni a Baghdad i lavori di indagine della Commissione congiunta tra Stati Uniti ed Italia sull'uccisione di Nicola Calipari.
Sereno nei toni, ma deciso nel difendere le convinzioni che hanno spinto il governo a non condividere le conclusioni americane, Ragaglini spiega perchè quello che doveva essere un rapporto congiunto a un certo punto «non è stato più tale». Ciò è successo quando gli americani annunciarono di voler mettere nero su bianco che «le regole d'ingaggio» di quello sfortunato check-point allestito per il passaggio dell'ambasciatore Usa in Iraq Negroponte sulla pericolosissima Irish route (la superstrada che porta all'aeroporto di Baghdad) «erano state assolutamente rispettate».
Ma per Ragaglini, dopo un accurato esame degli atti, «non c'erano proprio elementi per affermarlo» anche se «non vi erano elementi per parlare di volontarietà».

Il diplomatico racconta il film della vicenda dalle sue origini fino alle conclusioni, confermando fatti conosciuti e particolari inediti, riconoscendo la lealtà americana nella collaborazione «piena» alle indagini, confutando però punto per punto le conclusioni Usa e facendo luce su alcune indiscrezioni uscite dagli Stati Uniti mentre l'inchiesta era ancora in corso.

SATELLITE ED INTERCETTAZIONI: si tratta di «una bufala colossale». «Stavo scrivendo il mio rapporto ed ero già a Roma», ricorda il rappresentante italiano nella Commissione, quando uscirono le indiscrezioni di stampa, peraltro mai smentite dagli Usa, che i satelliti americani avrebbero ripreso tutta la scena della sparatoria. Così come che esistevano le registrazioni di telefonate della squadra del Sismi nei momenti della liberazione della Sgrena e della sparatoria dell'aeroporto. «'Se ci sono queste registrazioni...datecele', abbiamo detto subito agli americani. 'Sarebbero utili alle indagini', abbiamo insistito; ma queste registrazioni non c'erano». Cosi come non c'erano registrazioni delle diverse comunicazioni tra le pattuglie e tra i militari che stavano al check-point e i loro comandi. Quindi, ragiona Ragaglini, intercettazioni non esistono e se esistessero... sarebbe grave» perchè vorrebbe dire che qualcuno ha nascosto delle prove importanti alla Commissione d'inchiesta.

PERCHE' NON SI POTEVA FIRMARE UN RAPPORTO CONGIUNTO - «I Governi avevano deciso di avviare una indagine congiunta che avrebbe dovuto concludersi con un rapporto anch'esso congiunto», ricorda Ragaglini. La decisione venne direttamente dalla Casa Bianca.
«Ma poi abbiamo visto - spiega il diplomatico - che il rapporto congiunto consisteva nel dire...'abbiamo rispettato le regole di ingaggiò. «Nei primi giorni italiani ed americani si studiavano...ma poi c'è stata una collaborazione piena e leale». Evidentemente Washington aveva dato istruzioni chiare affinchè fosse garantita la massima collaborazione e fornita tutta la documentazione.
C'è però un punto importante da precisare: la componente italiana entrò nell'inchiesta solo il 13 marzo mentre il generale Peter Vangjel (capo della componente americana della Commissione) fu incaricato dall'amministrazione Usa di indagare già l'otto marzo. Cinque giorni di indagini esclusivamente Usa. Una inchiesta tutta militare.
«Quando siamo arrivati ci hanno dato un sacco di documenti e materiale», ricorda Ragaglini. «I primi giorni abbiamo esaminato questo materiale, poi fatto le nostre domande e le nostre richieste». «Loro hanno insistito molto perchè si arrivasse ad un rapporto congiunto ma non ci può essere un rapporto che faccia a pugni con la logica».

POSTO DI BLOCCO ERA PER NEGROPONTE: il check-point era stato allestito per il passaggio dell'allora ambasciatore americano in Iraq Negroponte ma non si sa perchè fu tenuto in piedi ben oltre il passaggio del diplomatico Usa. «Negroponte doveva muoversi in elicottero ma quella sera pioveva, quindi decisero - ricorda Ragaglini - di farlo spostare via terra». Per fare questo gli Usa decisero che era necessario chiudere tutta l'Irish route per garantire la massima sicurezza. «Alle 20.10 Negroponte era già passato e al sicuro ma la pattuglia ebbe l'ordine di smantellare il posto di blocco fino alle 20.18, cioè solo per pochi minuti, e nessuno ha capito perchè».
«Il capitano responsabile della sala operativa, pur sapendo che Negroponte era arrivato, ci disse - aggiunge Ragaglini - che aveva avuto problemi di comunicazione, che il Voip (il sistema di comunicazione satellitare Usa ndr.) era rotto. Ma aveva però un sistema radio per comunicare. Questo è un elemento indicatore - osserva Ragaglini - della gestione Usa, di come le cose, quella sera, non siano andate proprio per il verso giusto»: tutto ciò, precisa, «risulta agli atti». La conclusione è che «alle 20.55 passa l'auto di Calipari e il posto di blocco, allestito per la sicurezza di Negroponte, era ancora lì».

SGRENA: Gli Usa non sapevano che c'era la Sgrena nella Toyota Corolla. «Ma questo è un falso problema perchè - aggiunge - posso ammettere che non sapevano il contenuto della missione ma sapevano della presenza della squadra del Sismi e sapere che c'era l'ostaggio a bordo non avrebbe cambiato gli eventi. Per passare indenni ad un check-point Usa ci vuole la scorta? o un ostaggio a bordo?», si chiede Ragaglini. «Oppure se Calipari andava al ristorante era lecito sparargli? Sarebbe cambiato qualcosa sapere se c'era la Sgrena a bordo? La risposta americana è stata 'NO'».

RISCATTO: «Non mi hanno mai chiesto se fosse stato pagato un riscatto ma io una volta dissi che per l'Italia non è un problema visto che c'è una dichiarazione ufficiale del presidente del Consiglio che dice: 'non è stato pagato alcun riscatto per la liberazione dell'ostaggiò».

VELOCITA': Un altro elemento «irrilevante» per Ragaglini. Confermato che le testimonianze dell'agente italiano indicavano una velocità moderata, tesi confermata da Giuliana Sgrena, per l'Italia il punto centrale è un altro. «Per parlare di velocità eccessiva ci deve essere un riferimento; qualcuno deve dire che bisogna andare piano, ci devono essere dei cartelli con la scritta che è in atto un posto di blocco, qualcosa, qualcosa che non c'era».

QUARTO UOMO: Nessun mistero. «Le prime comunicazioni dell'ufficiale del Sismi riferivano di una sparatoria con tre feriti. Poi si seppe che Calipari era morto e in quei momenti concitati ci fu confusione e si pensò che c'erano tre feriti più un ucciso». Anche i soldati americani del posto di blocco, riferisce Ragaglini, confermarono senza ombra di dubbio che nella Toyota viaggiavano solo tre persone.

RAPPORTO SEPARATO, IDEA USA: «Sono stati loro a chiedere un rapporto separato quando le valutazioni finali furono divergenti; allora noi abbiamo detto 'benissimo, andiamo a un rapporto separato'». Questo perchè, conclude, gli americani hanno voluto prendere una decisione «a totale salvaguardia dei loro soldati».
Cesare Ragaglini, 52 anni, negli oltre 40 giorni passati a Baghdad è stato anche oggetto di un attentato: mentre erano in ricognizione sulla Irish route da un cavalcavia fu lanciata una bomba che esplose vicinissima al blindato sul quale viaggiava insieme al generale Campregher. «Ho fatto appena in tempo a chiudere lo sportello del blindato che - racconta oggi - ho sentito una fortissima esplosione». Ma «non si è trattato nulla di grave»; perlomeno rispetto ai tempi in cui era rappresentante italiano a Baghdad. «A quei tempi ci passarono ben tre missili proprio sopra la testa» e non si trattava di una semplice bomba a mano. Era il 1997 e sull'Iraq c'era la «no flight zone».
Fabrizio Finzi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Raf e Umberto Tozzi si raccontano: segui la diretta

Raf e Umberto Tozzi, la strana coppia si racconta alla Gazzetta Rivedi la diretta

 
"Grazie per quello che fate e che avete fatto"Gli auguri di Rosso  capo di stato Maggiore

"Grazie per quello che fate e che avete fatto"
Gli auguri di Rosso capo di stato Maggiore

 
Frecce tricolori, parla il nuovo comandante Farina: «Essere pugliese per me è un orgoglio»

Frecce tricolori, parla il nuovo comandante Farina: «Essere pugliese? Un orgoglio»

 
Gazzetta, la Procura di Catania a settembre: faremo l'impossibile per occupazione e rilancio

Gazzetta, la Procura di Catania a settembre: faremo l'impossibile per occupazione e rilancio

 
Kids: torna a Lecce il festival per i più piccoli in nome dell'inclusione

Kids: torna a Lecce il festival per i più piccoli in nome dell'inclusione

 
pranzo

pranzo

 
Inaugura il Villaggio di Babbo Natale: luci, musica e file di un'ora per incontrarlo

Luci, musica e lunghe file per incontrare Babbo Natale: inaugurato il Villaggio

 
"Cane Secco" si lancia col paracadutelo youtuber tra le braccia dei Carabinieri

"Cane Secco" si lancia col paracadute
lo youtuber tra le braccia dei Carabinieri

 
Afghanistan, il ministro Trentaporta il saluto di tutto il Paese

Afghanistan, il ministro Trenta
porta il saluto di tutto il Paese

 
Afghanistan, i bersaglieri della Pinerolosul set dello sceneggiato "I due soldati"

Afghanistan, i bersaglieri della Pinerolo
sul set dello sceneggiato "I due soldati"

 
Afghanistan, le immagini del ministro Trentain occasione del saluto della Brigata Pinerolo

Afghanistan, le immagini del ministro Trenta
in occasione del saluto della Brigata Pinerolo