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Izzo allo psichiatra: sono un piccolo uomo

PALERMO - «Per arrivare a ridimensionare me stesso ed a considerarmi un piccolo uomo ci sono voluti molti anni. Provato dalla durezza della carcerazione e dall' impietosa criminalizzazione da parte dell' opinione pubblica e di settori dell' apparato giudiziario, ma sostenuto dai miei familiari e da altre persone amiche, sono riuscito a cogliere la bellezza di essere niente altro che un uomo fra gli altri uomini».
Così, nel 2001, Angelo Izzo, il massacratore del Circeo che ieri ha confessato il duplice omicidio di Maria Carmela e Valentina Maiorano, «si raccontava» a Luigi Di Nunzio, psichiatra carcerario che per mesi lo ha avuto in terapia.
Era stato Izzo, detenuto nel carcere di Campobasso dove scontava una condanna all' ergastolo per l' omicidio del Circeo, a chiedere di incontrare il professionista, che alla fine dei colloqui prendeva atto «degli indiscutibili passi avanti sulla via dell' autocoscienza e della revisione critica del suo allucinante passato compiuti dal paziente».
Insomma Izzo era riuscito a dimostrare allo psichiatra un ravvedimento reale, tanto che Di Nunzio, al termine del percorso di osservazione, concludeva la sua relazione ritenendo che i giudici potessero prendere in considerazione «senza timore l' ipotesi della concessione di un permesso-premio di riapertura al detenuto, e ciò non solo per consentirgli di avere nuovamente un approccio con la società libera, ma anche per raccogliere sul suo conto ulteriori e forse ancor più importanti elementi di valutazione in chiave trattamentale».

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