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In Puglia e Basilicata

I serial killer non si pentono, ripetono la liturgia di morte

04 Maggio 2005

ROMA - «Di pentimenti veri ne ho visti pochissimi. Di dichiarazioni di pentimento, invece, ne ho ascoltate tantissime. In pratica tutti gli omicidi ne fanno perchè è la strada per ottenere permessi, semilibertà e libertà». E' quanto sostiene, in un'intervista al «Quotidiano Nazionale», lo psichiatra Vittorino Andreoli che continua chiarendo: «Non conosco il caso specifico di Angelo Izzo, parlo sulla base di ipotesi tutte da appurare sia dal punto di vista psichiatrico sia da quello giudiziario».

«Premesso questo - aggiunge -, ricordo che nel 1975 Izzo fu giudicato dal tribunale del tutto capace di intendere e di volere, tanto che fu condannato all'ergastolo. Purtroppo, se guardiamo ai fatti di questi giorni, direi che invece ci toviamo di fronte a un tipo di personalità di tipo psichiatrico».

«Il teatro del delitto - spiega - è lo stesso. Inoltre la nudità della giovane Valentina Maiorano conferma che alla base del delitto c'è la sessualità violenta. Anche al Circeo i tre torturatori avvolsero i corpi di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti in coperte con l'intenzione poi di liberarsene. A Campobasso troviamo lo stesso procedimento. Inoltre - continua lo psichiatra - il quarto punto, il più inquietante: la capacità di attrarre, di conquistare, di convincere che posside Angelo Izzo. Sia nel '75 che questa volta, egli ha usato quella che non stento a definire il suo 'carismà per convincere sia i complici sia le vittime a 'collaborarè con lui».

«Si tratta di una vera e propria liturgia e questo connota con chiarezza la personalità di un serial killer», aggiunge Vittorino Andreoli, che spiega: «Nella pulsione di sessualità omicida come quella che caratterizza i serial killer, c'è una grande capacità di reprimersi. Nulla a che vedere col raptus perchè qui la violenza e l'omicidio non sono 'necessarì , si tratta invece di una 'ideà che deve trovare l'opportunità, le condizioni, il piacere della preparazione».

«Come ho anticipato - conclude Andreoli - di pentimenti veri ne ho visti pochissimi. Ma in questo caso il pentimento è ancora meno credibile proprio per ciò che dicevamo prima: Izzo è una personalità capace di convincere, di ingannare, di sedurre. Questo però non giustifica nè i giudici nè tantomeno i periti psichiatrici che non sono in grado di smascherare la doppia personalità di uno psicopatico. Non vogilo fare valutazioni sulla comunità presso cui lavorava Izzo percèè non la conosco, però egli doveva frequentare la comunità per essere riabilitato e invece lo troviamo, da quello che leggo, a svolgere compiti da operatore, da riabitatore... Mi pare uno stravolgimento dei ruoli che, a dir poco, fa venire i brividi».
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