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Le due relazioni a confronto

ROMA - Sono distanti le versioni italiana e americana su quanto accaduto il 4 marzo scorso al check point 541, sulla strada che da Baghdad porta all'aeroporto, quando Nicola Calipari rimase ucciso dal fuoco amico americano appena dopo aver preso in consegna Giuliana Sgrena rapita in Iraq un mese prima. A distanza di due giorni dalla diffusione del rapporto Usa oggi - dopo aver constatato che era impossibile raggiungere «conclusioni condivise» - il governo italiano ha reso nota la sua versione e la sua analisi del tragico incidente redatta dal diplomatico Cesare Ragaglini e dal generale Pierluigi Campregher scelti per lavorare nella Commissione mista d'inchiesta Usa-Italia. Per i relatori americani rimane fermo che i soldati del blocco 541 non erano stati informati del passaggio del convoglio italiano, che la Toyota con a bordo i funzionari del Sismi e l'ostaggio liberato andava a velocità sostenuta e che, soprattutto, i militari si attennero alle regole d'ingaggio che includono, come ultima opzione, la possibilità di far fuoco per uccidere. Ecco i principali punti sui quali i due rapporti si sono soffermati e che, sovente, fanno segnare discordi valutazioni.
NON PRESERVATO IL SITO DELLA SPARATORIA - Uno dei punti sui quali il rapporto italiano si sofferma inizialmente, e che in un certo senso giustifica gran parte delle critiche italiane, è quello che, dopo la sparatoria «il luogo dell' evento non è stato preservato» e «dopo che la macchina si era fermata». Questa circostanza, quindi, per come peraltro alcuni esperti italiani avevano fatto rilevare già alcune ore dopo l' evento, «non ha consentito a coloro che hanno svolto l' indagine sommaria nelle ore immediatamente successive di potere acquisire misurazioni precise delle distanze e delle posizioni sul terreno degli oggetti di rilievo coinvolti nell'eventò.Una delle pecche dell'indagine sommaria è stata la rimozione e l' eliminazione dei bossoli «effettuata, asseritamente, al fine di consentire libertà di movimento della torretta del veicolo col quale è stata trasportata la signora Sgrena all' ospedale e per evitare il rischio che forassero i pneumatici delle autovetture».
COORDINAMENTO<7b> - Per gli americani «nessuno dei soldati» al posto di blocco e nessuna autorità americana sapeva dell'arrivo degli italiani, anche se un capitano ne era al corrente in quanto informato «poco prima della sparatoria». Secondo la versione Usa, Calipari avrebbe parlato degli spostamenti della Toyota solo con il funzionario di collegamento che li attendeva all' aeroporto.Nelle conclusioni del loro rapporto gli americani sostengono che con un «maggior coordinamento» si sarebbe potuta evitare la morte di Calipari. Nel rapporto è evidenziato il fatto da parte italiana «non risulta che siano state diramate indicazioni o raccomandazione in merito all' esigenza, per coloro che percorrono la Route Irish e la Route Vernon, di utilizzare scorte o altre particolari precauzioni (ad esempio obbligo di comunicazioni preventive a autorità militari e civili) durante le fasce orarie non soggette a coprifuoco. Gli italiani dissentono con gli americani su una questione nodale: non è rilevante «chiedersi cosa sarebbe successo se la catena di comando avesse saputo del contenuto dell' operazione, nè quale avrebbe potuto essere il comportamento dei militari nel caso avessero saputo che un' auto alleata si stava avvicinando». Un soldato americano, dice il rapporto italiano, ha detto che nulla sarebbe cambiato e altri due che avrebbero chiesto i documenti agli italiani.
AVVERTIMENTO - Secondo le regole d'ingaggio adottate dagli americani - e citate nel rapporto del Pentagono - i soldati al posto di blocco hanno nell'ordine: puntato un potente faro sull' auto in avvicinamento prima che questa arrivasse alla 'linea di allertà;diretto il puntatore al laser verde contro il parabrezza della Toyota, una volta che l'auto aveva raggiunto la 'linea di allertà; gridato e sparato due-tre raffiche sull'area erbosa alla destra dell'auto che si stava avvicinando alla 'linea di avvertimentò; infine sparato un'altra raffica verso il motore, «sventagliandola dal terreno sul lato del passeggero verso il motore» nel tentativo di fermarlo.
Dai rapporti, sia pure da presupposti diversi, emergono due circostanze precise: i soldati del check point 541 non sapevano che gli italiani si stessero avvicinando; gli italiani, per parte loro, non sapevano che sulla rampa della strada che porta all' aeroporto «ci fosse un posto di blocco».
IL CHECK POINT 541 - Gli americani hanno detto che gli uomini in turno al check point erano dieci: Capitano Michael Drew; tenente Robert Daniels; tenente Nicolas Acosta; sergente Sean O' Hara; sergente Luis Domangue; sergente Micheal Brown; soldato scelto Kenneth Mejia; soldato scelto Mario Lozano; soldato scelto Brian Peck; sergente Edwin Feliciano. Il posto di blocco - uno dei quattro su quella strada - era stato allestito per proteggere il passaggio dell'allora ambasciatore Usa in Iraq, John Negroponte, oltre un'ora prima della sparatoria.Nell' Toyota erano presenti secondo gli Usa: Nicola Calipari, il suo collega del Sismi Andrea Carpani e la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Sulla composizione del distaccamento Usa al check point 541 e sugli occupanti italiani della Toyota nessun rilievo da parte italiana. Molte, invece, le critiche all' «errore di avere lasciato la gestione del Centro operativo tattico ai militari del battaglione di artiglieria laddove non erano ancora capaci di gestirlo correttamente e non erano in grado di coordinarsi con le altre unità». Critiche, invece, alla «evidente mancanza di un adeguato approfondimento e specificazione» delle procedure da seguire nel caso di attivazione di un posto di controllo lungo una strada considerata ad alto rischio.
In particolare le critiche sono indirizzate verso «le valutazioni di rischio, l'equipaggiamento necessario per il loro allestimento, le considerazioni sulla selezione del sito, e la collocazione di segnalai o di indicatori chiaramente visibili sia di giorno sia di notte, adottando standard comunemente accettati in ambito internazionale, per tanto riconoscibili facilmente sia da parte di soldati che di civili.
ADDESTRAMENTO DEI SOLDATI USA - Il rapporto italiano sottolinea il relativo addestramento dei soldati che componevano il BP 541 i quali, provenendo - nella vita privata - da attività non specificatamente militari, erano stati affiancati ad un' altra unità. Da questa, dice il rapporto italiano, hanno ricevuto un addestramento «per imitazione», «di per sè non ottimale per la formazione dei militari di professione, ancor meno efficace se applicato a personale della riserva».
LA VELOCITA' DELLA TOYOTA - E' uno dei punti più controversi tra Italia e Usa. Nel rapporto del Pentagono si sostiene che il sergente Brown, addestrato a stimare la velocità dei veicoli perchè poliziotto a New York, ha valutato che la Toyota stava procedendo a circa 50 miglia orarie (circa 80 km/h) e che non diminuì l'andatura nemmeno dopo il primo avvertimento luminoso. Secondo il rapporto italiano, «il conducente della Toyota non ricorda di avere controllato il tachimetro nei pressi della rampa, ma ricorda che procedeva a velocità costante pari a circa 70 kmh prima di entrare in un' enorme pozza d'acqua,a in un sottopasso, a circa un/due chilometri dalla rampa. La signora Sgrena concorda sul fatto che prima di imbattersi nella pozza la vettura andasse ad una 'velocità normalè all' uscita della pozza d' acqua la marcia aveva subito un sensibile rallentamento». «La strada era bagnata - prosegue il rapporto - e il conducente, uscendo dal sottopassaggio (....) aveva prudentemente rallentato l' andatura nel timore di incontrare ulteriori allagamenti. Tale affermazione è confermata dal quella del funzionario del Sismi che li attendeva all' ingresso dell' aeroporto, in quel momento in contatto telefonico con il conducente. Apprestandosi ad affrontare la rampa di uscita dell' autostrada ilo conducente ha ulteriormente rallentato. Entrambi i rallentamenti d' andatura sono stati percepiti, e lucidamente ricordati, perfino dalla signora Sgrena, che in quel momento non era certo interessata allo stile di guida». Nel rapporto italiano, altresì, si sottolineano le contraddizioni nelle testimonianze dei militari Usa sulla velocità tenuta dalla Toyota ("viene stimata, con pretesa precisione, da ognuno in maniera diversa: si va dalle 50 alle 80 miglia orarie").
I PROIETTILI - Sembrano concordanti le analisi contenute nei due rapporti sui proiettili sparati o che hanno colpito la Toyota. I due rapporti concordano, in particolare, sul numero dei proiettili (undici), tutti calibro 7,62 mm., che hanno perforato la parte anteriore destra della vettura, esplosi dallo stesso militare, indicato nella relazione italiana con la sigla Usa-A-8. ISTANTI SUCCESSIVI ALLA SPARATORIA - Secondo i relatori americani il funzionario del Sismi Carpani esce dall'auto con le mani alzate, impugnando un cellulare. Quattro militari Usa gli si avvicinano ad armi puntate tenendolo a terra e chiedendogli chi ci sia sull'auto. Dopo l'esame del distintivo e dei documenti di Calipari e la perquisizione del veicolo, prestano i primi soccorsi al funzionario - definito «gravemente ferito - e alla Sgrena, anch'essa ferita. Calipari però «muore pochi minuti dopo». Il rapporto italiano - che per grandi linee è simile a quello americano per quanto riguarda ciòm che accadde subito dopo la sparatoria - definisce in «netta dissonanza», rispetto alle altre, la testimonianza di un soldato americano, che ha riferito di avere sentito il funzionario del Sismi Carpani dire che: «prima dik essere inquadrato dalla luce e di essere colpito dai proiettili era nel panico; che per questo aveva accelerato e che aveva fretta di recarsi in aeroporto». Nessun altro soldato Usa ha definito, dice il rapporto, il conducente «nel panico», «semmai scosso per il fuoco amico».

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