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«Sapeva lavorare con i disagiati»

CAMPOBASSO - «Izzo è una persona che conosce il disagio, quindi poteva essere adatta a lavorare con le persone disagiate». Lo ha affermato il Presidente dell'Associazione «Città futura», Dario Saccomani, all'uscita questa mattina dalla Questura di Campobasso, dove ha incontrato gli inquirenti che indagano sul duplice omicidio in cui sono coinvolti Angelo Izzo e due giovani molisani.
Nell'associazione, Izzo lavorava durante il giorno, nei periodi concessi dal regime di semilibertà, occupandosi delle pratiche riguardanti gli utenti che si rivolgevano allo sportello.
Saccomani ha voluto rispondere ora alle polemiche sul fatto se Izzo fosse la persona adatta a svolgere tali mansioni. «Visto quello che è successo, ora si potrebbe dire di no - ha commentato -. Però bisogna intendersi su quello che significa fare lavoro sociale. Se lavoro sociale significa lavorare con le persone perbene - ha proseguito - allora sicuramente Angelo Izzo non era la persona adatta».
«Ma lavoro sociale significa lavorare con il disagio - ha aggiunto Saccomani - significa lavorare con le persone che hanno problemi, significa interrogarsi anche sul livello di partecipazione che la società ha rispetto a questi problemi».
Sull'impossibilità di prevedere quanto sarebbe successo, Saccomani ha voluto citare una frase di Pirandello: «Se a Messina - ha detto - avessero saputo che di lì a poco ci sarebbe stato il terremoto, non sarebbero andati via anche le travi e i mattoni?».
«L'ineluttabile è l'ineluttabile - ha commentato ancora il Presidente di Città futura - uno ha dei segnali, verifica le cose, ha la frequentazione di una persona per quattro anni: e la persona che ho conosciuto io - ha spiegato - è una persona che lavorava benissimo, impegnatissima nel suo lavoro, estremamente scrupolosa su tutto, che seguiva esattamente gli orari, insomma una persona che chiunque definirebbe tranquilla».
Saccomani ha anche nuovamente confermato come Maria Carmela Maiorano, la donna uccisa insieme alla figlia quattordicenne Valentina, si fosse rivolta all'associazione per chiedere aiuto su problemi di sfratto e di perdita degli assegni familiari. Ha detto, inoltre, di aver conosciuto anche il marito Giovanni Maiorano, collaboratore di giustizia pugliese ora detenuto a Palermo, nel periodo in cui si trovava nel carcere di Campobasso, ma ha spiegato di non essere al corrente di legami d' affari tra Izzo e Maiorano che, secondo indiscrezioni, sarebbero stati gestiti negli ultimi tempi per conto di Maiorano dalla moglie Maria Carmela.

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