Martedì 11 Dicembre 2018 | 00:45

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Per Donatella Colassanti ci voleva la pena di morte

ROMA - «Ma perchè il ministro Castelli, oltre che parlare ai giornali, non scrive a me? Perchè non mi spiega come mai Izzo era in semilibertà? Perchè nessuno dei suoi predecessori, dopo che avevo inviato decine di lettere al ministero, ha fatto nulla? Avevo chiesto di essere informata se a quella belva avessero concesso la semilibertà, ho la copia di una lettera che lo dimostra, ed invece nessuno ha fatto nulla». E' ancora un fiume in piena Donatella Colasanti, il giorno dopo l'arresto di Angelo Izzo. Ma alla rabbia, dopo aver letto i giornali («basta non mettete più la foto del bagagliaio, ho detto basta!»), la rabbia si connota di lucidità, di ricordi e di recriminazioni soprattutto nei confronti dei media, dei talk show e della tv sul caso Izzo.

«Per lui ci vorrebbe la pena di morte - spiega Donatella Colasanti dalla sua casa di Roma -. In tutti questi anni non ho avuto nessun segnale, nessun cenno dai parenti di quei tre, di pentimento, di scusa. Anzi mi risulta che i parenti di quei tre mostri hanno fatto ricorso contro la somma che mi è stata liquidata, dopo il terzo grado di giudizio. Altro che richiesta perdono».
Una vita, o quasi, spesa a inviare lettere, a Ciampi, ai segretari di partito di centro, destra e sinistra. «Oggi sto scrivendo l'ultima a Ciampi - spiega Donatella - gli chiederò che faccia in modo che Izzo non esca mai più di galera».

Nell'archivio della disperazione, fatto da ricevute di raccomandate, copie di lettere inviate alle istituzioni, spicca un corposo faldone di quelle inviate alle Tv, ai salotti televisivi. «I signori dell'informazione televisiva - spiega Donatella con la voce piena di rabbia - sanno benissimo cosa mi è accaduto. Ora mi cercano, vogliono fare un salotto in cui far sedere me e magari il criminolgo di turno. Ma dico basta! Per anni ho scritto a tutti, ma nessuno mi rispondeva».
In particolare Donatella Colasanti si riferisce ad una lunga intervista in tv fatta ad Angelo Izzo, da un carcere in cui è stato detenuto. Contro la messa in onda di quella intervista la vittima del Circeo si appellò anche alla giustizia. «Ma la procura circondariale di Roma - aggiunge - archiviò tutto. Eppure spiegavo che in quella intervista, rimandata in onda più volte, Izzo parlava di altri omicidi. Ma alla fine come se nulla, fosse stato gli chiesero: «'Ma quando esce di qui che fa, si innamora?'. Questo fu davvero troppo».

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