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Maroni: le politiche del lavoro non possono essere contrarie al mercato

Roberto Maroni: «La Finanziaria non ha copertura» ROMA - «Diritto e politiche del lavoro sono chiamati ad abbandonare un approccio regolatorio contrario al mercato e attento solo alla protezione della persona nel rapporto di lavoro, promuovendo, invece, un orientamento di tipo promozionale, che tuteli attivamente la persona nel mercato del lavoro». E' quanto ha affermato il ministro del Welfare Roberto Maroni nell'incontro con i maestri del lavoro al Quirinale in occasione del 1x maggio.
«Il lavoro - ha spiegato Maroni - non può e non deve essere più inteso come elemento del conflitto sociale e di divisione ideologica, bensì come uno strumento per la modernizzazione della società e per accrescere la dignità e la responsabilità dell'individuo». A giudizio di Maroni «valorizzare la persona vuol dire investire su un insieme di politiche sociali che hanno come obiettivo quello di costruire una società attiva, dinamica, più equa, nella quale si coniugano le giuste ragioni della competitività e dello sviluppo con quelle della inclusione e coesione sociale».

Ricordando che a questi valori si sono ispirate le misure di azione adottate dal governo, il ministro ha voluto ricordare, in questa particolare occasione, «il sacrificio di Marco Biagi, il suo alto senso civico, la sua impostazione riformista, la sua visione di un mercato del lavoro più trasparente e più equo, il suo rispetto per la persona umana nella costruzione di un diverso diritto del lavoro».

«L'Italia ha conseguito risultati fortemente positivi in questi anni sul mercato del lavoro», tuttavia il Paese «continua ancora a registrare uno dei più bassi di occupazione in Europa». E' quanto ha affermato il ministro del Welfare, Roberto Maroni, nell'incontro con i maestri del lavoro al Quirinale.
«L'aumento dei posti di lavoro in questo quadriennio - ha sottolineato Maroni - è stato davvero incoraggiante: più di 800.000 nuovi posti di lavoro sono stati creati, e di questi quasi 90% è a tempo indeterminato». Il ministro ha poi aggiunto che «altrettanto importanti sono stati i risultati in termini di tasso di disoccupazione»: e ha rilevato che in Italia «non si è prodotta quella segmentazione del mercato del lavoro e quella precarizzazione che molti avevano preannunciato, segno questo che sono state adottate forme contrattuali flessibili ma di qualità». Tuttavia, ha riconosciuto, «questi risultati non devono nascondere il fatto che l'Itala continua ancora a registrare uno dei più bassi tassi di occupazione in Europa nè che esistono particolari fasce di età o aree del Paese per cui l'inserimento nel mercato del lavoro è ancora problematico».

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