Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 13:34

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Lunedì il rapporto italiano

ROMA - Il rapporto italiano sull'incidente che è costato la vita a Nicola Calipari - che sarà reso pubblico lunedì, alle 18 - «ha un solo obiettivo», dice una fonte che ha seguito da vicino i lavori della Commissione Italia-Usa, fino alla rottura finale. «Mettere in evidenza quello che semplicemente emerge dai fatti. E cioè che Calipari è stato ucciso per una reazione ingiustificata della pattuglia Usa. Insomma, un errore».
Ora che il rapporto americano è stato pubblicato, ci sarà una risposta «punto per punto».
Dicono gli Usa: l'auto andava troppo veloce; non ha rallentato di fronte alle multiple segnalazioni dei componenti della pattuglia, ed anzi ha accelerato; i soldati hanno fatto quello che dovevano e non meritano alcuna sanzione; se gli italiani avessero informato prima e ci fosse stato un maggior coordinamento, infine, la tragedia «si sarebbe potuta evitare».
Una ricostruzione i cui contenuti erano attesi e che tuttavia - al di là degli attestati di stima per i militari italiani e le condoglianze alla famiglia Calipari - «indigna» i colleghi dello 007 ucciso. La rabbia dei servizi segreti italiani, e non solo la loro, era emersa già prima che venisse pubblicata la relazione Usa. A scatenare «stupore» in ambienti governativi, di intelligence e diplomatici italiani erano state le notizie provenienti da fonti anonime del Pentagono, che «con cronometrica precisione» hanno anticipato la dichiarazione congiunta Usa-Italia di ieri sera, «di per sè un grande successo in termini di equilibrio e di linearità politica».

«Se queste notizie fossero vere - viene sottolineato, a proposito del satellite che avrebbe registrato l'alta velocità dell'auto con a bordo Calipari - sarebbero state sottratte prove fondamentali alla commissione di inchiesta Italia-Usa». Prove che «avrebbero dovuto essere esibite nella commissione d'inchiesta e non diffuse in forma anonima a conclusione dei lavori», dando spazio ad «attacchi personali a politici e funzionari della Repubblica sui quali, spesso negli ultimi tempi, il Paese ha manifestato ampi consensi e ammirazione».
Secondo gli uomini dell'intelligence italiana, che durante i lavori della commissione hanno ripetutamente chiesto se esistessero immagini satellitari della tragedia, ottenendo risposta negativa, questi documenti tuttavia non esistono. E in effetti, apparentemente, non ce n'è traccia nella relazione americana, che invece cita numerose telefonate ed è costellata da omissis, rimandando ad una gran quantità di allegati.

Nel rapporto italiano, dunque, verranno elencati gli «elementi fattuali» che proverebbero la «linearità» dell'operazione svolta dal Sismi. «Nessuno doveva avvisare nessuno rispetto alla natura e alle modalità della missione. Questo è normale, per un'operazione di questo tipo», dice secca la fonte dell'intelligence, replicando alle accuse di mancato coordinamento: un altro aspetto che non sarebbe stato sollevato durante i lavori della commissione d'inchiesta. «Gli americani sapevano - prosegue la fonte - che nostri uomini erano stati a Baghdad e che stavano tornando in aeroporto, il capitano Usa che si trovava all'aeroporto sapeva che si trattava di una missione legata alla liberazione di Giuliana Sgrena». Dunque? «Quello che è successo orami è noto. In prossimità della curva hanno rallentato e la loro velocità non superava i 40-50 chilometri all'ora. Gli americani affermano il contrario, ma non lo dimostrano. Nessuno ha poi visto alcun segnale, neppure quando le prove con la penna laser sono state ripetute. C'è stata solo l'accensione di un faro e, subito dopo, gli spari. Tutto qui».
Da parte italiana, sempre secondo quanto si è appreso, verrebbe anche lamentato il fatto che non è stato possibile acquisire 'prove genuinè su molti aspetti perchè «la scena del delitto già 24-48 ore dopo il fatto era stata completamente bonificata». Vale a dire, niente più macchina, niente tracce utili per una ricostruzione attendibile. Il sopralluogo compiuto dalla commissione mista, dunque, è servito più che altro a riscontrare le testimonianze acquisite. In primo luogo quelle di Giuliana Sgrena e dell'agente del Sismi che guidava la Toyota Corolla: il sottopassaggio, i blocchi di cemento sulla strada, la curva a gomito, la presunta posizione della pattuglia. Tutto confermerebbe, secondo il rapporto italiano, la versione fornita dai testimoni che si trovavano a bordo della Toyota.
Altro punto oggetto di critiche, le regole d'ingaggio. «Quello americano - dice la fonte - era un posto di blocco e non un checkpoint. Abbiamo chiesto di vedere le regole che ne disciplinano l'uso della forza, ma in pratica non stanno scritte da nessuna parte. Valgono quelle previste in generale per il teatro iracheno con delle integrazioni che vengono comunicate 'a vocè ai soldati. E quelli erano al primo giorno di servizio sulla strada dell'aeroporto».
Poi ci sono gli omissis. «Nascondono nomi, procedure e che altro?», si chiede la fonte. Il nome del soldato che ha sparato è noto ai commissari italiani, il diplomatico Cesare Ragaglini e il generale del Sismi Pierluigi Campregher, ma non potranno rivelarlo. Gli Usa hanno apposto il segreto militare.
Vincenzo Sinapi

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