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Moglie e figlia di boss della Sacra corona unita

ROMA - Le due donne uccise sarebbero la moglie e la figlia di Giovanni Maiorano, 49 anni, condannato all'ergastolo per un omicidio compiuto nell' ambito della guerra tra clan contrapposti della «Sacra corona unita».
Giovanni Maiorano è considerato un «esponente delle vecchia guardia» della Sacra Corona Unita, vicino al clan Tornese.
Maiorano è nato a San Donato di Lecce il 9 maggio del '55. Dal 1994 al '96 è stato sottoposto al programma di protezione per i collaboratori di giustizia, ma scaduto il termine dei due anni il provvedimento non gli è stato prorogato.
Secondo il magistrato della Dda di Lecce, Cataldo Motta, a Maiorano fu riconosciuto il ruolo di dichiarante e non gli sarebbe stato prorogato il programma di protezione dal momento che sarebbero «subito emersi elementi di scarsa affidabilità» sulle sue dichiarazioni.

Giovanni Maiorano è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Cristiano Mazzeo, ucciso nel novembre del '90 a San Donato di Lecce a 17 anni: il giovane fu decapitato e la sua uccisione fu posta dagli investigatori in relazione a debiti contratti per l' acquisto di sostanze stupefacenti.
Poco dopo Maiorano cominciò a collaborare con i giudici della Dda di Bari ed a dare indicazioni su mandanti ed esecutori degli omicidi compiuti nel '90 di Antonio Pascali e Iolanda Sperti. L'anno scorso, approfittando di un permesso concessogli dal Tribunale di sorveglianza di Campobasso, nel cui carcere era rinchiuso, si rese irreperibile. Gli agenti della questura di Lecce lo sorpresero nell'aprile dello stesso anno mentre a bordo di una Fiat Punto guidata da suo cognato transitava sulla strada Casarano-Taurisano. Con sè aveva una pistola 'Tokarev' calibro 9.
In quel periodo Maiorano era ritornato nel Salento per trascorrere le festività pasquali grazie alla licenza premio di sette giorni, dal 9 al 15 aprile. Nel corso di quel breve soggiorno, il 13 aprile avrebbe compiuto due tentativi di estorsione ai danni di due fratelli commercianti di San Donato di Lecce, suo paese natale. In seguito alla denuncia presentata contro di lui ed al mancato rispetto dell'obbligo della firma da apporre nella caserma dei carabinieri, gli fu poi revocato il permesso.
Di recente, il pregiudicato è stato poi trasferito dal carcere di Campobasso a quello di Palermo dove è tuttora detenuto.

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