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Donatella Colasanti: perchè non era in carcere? ora esigo duri provvedimenti disciplinari per magistrati

ROMA - «Basta! Da ora in poi nessuno parli più del massacro del Circeo». Più che una richiesta quella di Donatella Colasanti è una vera e propria diffida. Sono passati quasi trent'anni da quel primo ottobre 1975, quando riuscì a sopravvivere al massacro che Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira inflissero a lei e alla sua amica Maria Rosaria Lopez in una villetta del Circeo. Maria Rosaria, 17 anni, non resse alle tremende violenze dei tre «ragazzi bene». Donatella si finse morta e solo così riuscì a salvarsi.
Oggi, raggiunta al telefono nella sua abitazione romana, all'inizio pensa addirittura ad uno scherzo: «Non lo so... devo sentire il mio avvocato...», risponde a chi le annuncia l'arresto di Izzo in Molise. Poi, ascoltati i primi spaventosi particolari di questo nuovo massacro che vede protagonista uno dei suoi aguzzini, ci ripensa. «Aspetti. Ho cambiato idea. Parlo», dice. Ed è un fiume in piena: «Mi scusi, ho davvero pensato ad uno scherzo... Ma non era in carcere? Perchè non era in carcere? Sono anni che chiedevo che Izzo venisse sottoposto al regime di carcere duro».
«E' incredibile - continua -, incredibile: adesso i magistrati devono pagare, pagare duramente! Ho passato anni a ripeterlo: come facevano a considerarlo un collaboratore di giustizia mentre lui continuava a confessare ipotetici altri delitti. E i giornalisti? Tutti giocavano allo scoop facile, lo intervistavano in tv, sui quotidiani, sui settimanali... E adesso ecco il risultato...».
«Sono sette anni, sette anni - ripete - che scrivo al Csm, a tutti i ministri della Giustizia, Fassino, Diliberto, Castelli, per chiedere interventi chiari e duri. Nessuno mi ha mai risposto. Ho scritto al Presidente della Repubblica, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Loro mi hanno risposto. Letta mi ha chiesto di tenerlo aggiornato ed io gli ho man mano inviato materiale sulla vicenda. Ma ora deve intervenire il governo. Esigo provvedimenti discliplinari durissimi contro questi magistrati politicizzati».
«Perchè - aggiunge Donatella Colasanti - un'altra cosa che deve finire è questa storia della politicizzazione: macchè destra, macchè sinistra! Izzo e i suoi amici erano tre balordi e della politica non gliene importava niente! La sinistra ha voluto strumentalizzare tutta la vicenda. Il femminismo poi... ma io ho una cultura conservatrice e mio padre era nella Marina Militare. Avevo anche parlato con Fini per candidarmi.... Ma ora non voglio più sentir parlare nè di destra nè di sinistra. Sono tutti responsabili e se non ci saranno i provvedimenti che mi aspetto, mi rivolgerò alla Corte di Giustizia europea».
«Mi meraviglio - ripete ancora - come potesse essere libero... e mentre in questi anni io, che sono una donna impegnata nella poesia e nel teatro, lavoravo da sola, nessuno ha fatto niente. Nessuno, neanche gli avvocati che avevo prima e che non voglio neanche che vengano sentiti sulla vicenda: da ora in poi gli unici titolati a parlare del massacro del Circeo siamo io e il mio avvocato, Mauro Cimino».
Daniele Marchetti

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