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Causale: «In favore del popolo afghano»

La «Gazzetta» si mobilita per la raccolta di fondi da destinare alla popolazione martoriata dalla guerra.
L'impegno dei militari italiani del Contingente «Italfor Kabul 10». La testimonianza di alcuni pugliesi
Militari italiani in Afghanistan BARI - Solo quattro giorni fa abbiamo potuto ascoltare i nostri anziani che ricordavano le privazioni che hanno patito, sessant'anni fa. «Nel primo dopoguerra mancava tutto», così hanno detto i fieri testimoni del nostro passato prossimo. Ancora oggi, anche mentre state leggendo, alla popolazione afgana manca tutto. E siccome "tutto" può dar adito a dubbi si può brevemente ricapitolare: le "fogne" sono un rigagnolo schifoso; l'acqua è "corrente" quando piove; le malattie che noi curiamo in pochi giorni, lì uccidono.
Il nostro Paese, da circa due mesi, ha impegnato quasi 500, tra uomini e donne dell'Esercito a Kabul. Sono i militari del Contingente «Italfor Kabul 10» e tra loro ci sono molti baresi. La maggior parte appartiene all'8° Reggimento di Artiglieria Terrestre di Persano, comandato dal Colonnello Luigi Vinaccia. Tutti partecipano alla ricostruzione in una terra martoriata. Lo fanno con quel «carattere italiano» che è stato preso ad esempio dagli altri contingenti e lo fanno rischiando la pelle quotidianamente.
«L'opera dei militari italiani è di grande importanza per la ricostruzione del tessuto connettivo sociale di determinate aree poste sotto il controllo delle forze multinazionali - spiega il caporal maggiore Luigi Arbore, di Corato - Il rapporto umano viene prima di tutto, infatti, sono in molti a sostenere l'elevato valore e la grande umanità dei soldati italiani, la conseguente popolarità che riscuotono tra la popolazione locale». «In un teatro di operazioni come l'Afghanistan - spiega il maresciallo Giuliano Campanale, di Molfetta - le attività vanno pianificate nei minimi termini, nulla va lasciato al caso o all'improvvisazione. Il personale sta dimostrando una grande professionalità e tanta voglia di far bene, tutto ciò grazie anche all'addestramento svolto in patria con serietà ed intensità che permette di lavorare con il morale altissimo, perché consapevoli di possedere le giuste potenzialità per servire con onore l'Italia e l'Esercito Italiano e per aiutare nella crescita il popolo afghano».
Con un impegno così gravoso, la distanza da casa, ovviamente, gioca il suo ruolo. Ognuno, sotto la divisa che li rende uguali, ha la sua piccola storia speciale. Il caporal maggiore Marcello Mari, per esempio, ha lasciato la sua Bari proprio mentre la moglie dava alla luce il loro bimbo. La solidarietà dei suoi compagni, dice, è stata fondamentale: «Un aspetto assolutamente da non trascurare riguarda il sentimento della fratellanza militare che si consolida e cresce di intensità nei continui momenti di vita in comune, durante e dopo l'attività lavorativa».
«Il sopportare in comune i disagi, le sofferenze, i piaceri, le gioie e i dolori - dice il barese neo-papà - sono sempre presenti nelle persone che operano lontano dagli affetti e dalla terra natia, contribuiscono a creare una fusione di animi ed un sentimento di "famiglia militare" che in altri contesti non si percepisce. La forza che mi trasmettono i miei colleghi allevia la sofferenza per la lontananza da mia moglie e da mio figlio Samuele, nato il 19 febbraio scorso, mentre ero in volo verso l'Afghanistan. L'ho visto tramite una postazione internet qui al "Compound Invictia", sede del nostro contingente».
In prima linea nella difficile opera di ricostruzione ci sono i militari della cellula per la Cooperazione Civile-Militare (Cimic). Sin dall'inizio della missione, hanno consultato i «Malek», i capo-villaggio, i rappresentanti del governo locale, le Organizzazioni internazionali, le Organizzazioni governative e le Non governative. Lo scopo era, ed è, quello di realizzare progetti che seguano le priorità della popolazione civile. «Al momento - spiega il portavoce del contingente italiano a Kabul, il capitano Domenico Pisapia - i progetti in fase di svolgimento riguardano la manutenzione di una scuola nel villaggio denominato "Pakhtia kot"e la realizzazione di due aule didattiche (per un costo di 1.500 euro); la costruzione di 5 nuove aule nella scuola denominata "Famili Accademia" (per un costo di 4.000 euro); la realizzazione di un pozzo nel villaggio di Pakhtia e di uno nel campo profughi Tagiki a Nord-Ovest di Kabul (1.500 euro)».
Ci sono altri progetti importanti, per la cui realizzazione la «Gazzetta» invita tutti i lettori a prodigarsi. «Vorremmo realizzare 6 aule nella scuola del villaggio di Udkheyl (costo 5.000 euro) - dice Domenico Pisapia - e un campo sportivo polivalente e un piccolo parco giochi per il villaggio "Famili" (costo 3.000 euro)».
Chiunque può fare la sua parte, ogni contributo sarà utile. Queste le coordinate bancarie per le donazioni: Conto Corrente presso Banca Intesa BCI - filiale di Roma; ABI 03069 - CAB 05020 - C/C 76218230212; intestato a: «Centro Amministrativo di Intendenza di Kabul - Afghanistan». Fondamentale la causale: «In favore del popolo afghano».
Marisa Ingrosso

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