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Giuliana Sgrena: «Questa 'verità' mi offende. E' stato un omicidio»

ROMA - I militari americani non sono colpevoli perchè hanno rispettato le regole d'ingaggio lanciando tre avvertimenti prima di fare fuoco contro la Toyota «Corolla». Eccola la verità del Pentagono sulla morte di Nicola Calipari. Una verità che Giuliana Sgrena non esita a definire «una ricostruzione precostituita». Una verità che, dice la giornalista a 53 giorni da quel drammatico 4 marzo, la offende, nel profondo.
Le indiscrezioni trapelate ieri dal Pentagono sull'inchiesta amministrativa americana che di fatto scagionerebbe i soldati che hanno sparato al check point uccidendo l'agente del Sismi e ferendo la giornalista sembra giudicare non colpevoli i militari, responsabili di aver agito solo in rispetto delle regole di ingaggio. Ma Giuliana Sgrena, oggi, nel corso di una conferenza stampa convocata nella sede della Federazione nazionale della stampa Italiana, accanto al suo avvocato e al direttore del Manifesto, Gabriele Polo, rispedisce al mittente la ricostruzione di quella drammatica sera e non esita a giudicare «un omicidio la morte di Nicola Calipari».

«Mi sembra evidente che quanto abbiamo saputo sulle indiscrezioni che arrivano dal Pentagono non lascia dubbi al fatto che questa sia una ricostruzione precostituita - dice Giuliana Sgrena -. Queste sono indiscrezioni fatte uscire ad arte dal Pentagono». E c'è di più. La giornalista del Manifesto, seria, a tratti turbata, sottolinea di non aver mai avuto «grande fiducia nell'inchiesta amministrativa americana». «E se questo è il risultato - aggiunge - è peggio delle mie aspettative. Questa non ha nulla a che vedere con la verità».

Giuliana Sgrena, con un sorriso quasi ironico, appena accennato, parla delle indiscrezioni sulla inchiesta americana e non crede, perchè l'ha vissuto in prima persona, alla tesi che vedrebbe la tragedia arrivare solo per un errore il funzionario del Sismi. E le viene una forza grandissima, quasi all'improvviso, quando ricorda le fasi concitate di quella sera del 4 marzo. «Non è vero che quella sera ci intimarono di fermarci, non c'è stato alcun preavviso, nessun faro, nessuno sparo in aria, solo all'improvviso una luce abbagliante e proiettili che ci hanno colpito dalla parte destra e posteriore dell'auto».
La giornalista del Manifesto ribadisce soprattutto di essere stata colpita alla schiena: «Il proiettile è arrivato da dietro e Nicola Calipari è stato colpito a destra. E dentro l'auto la luce era certamente accesa perchè Calipari aveva appena terminato le sue telefonate».

Giuliana Sgrena si è decisa a parlare, ancora prima che le indiscrezioni diventino un rapporto completo e definitivo dell'amministrazione americana, soprattutto perchè si è sentita offesa dalla ricostruzione fatta trapelare dal Pentagono e per far sì che la morte di Calipari non sia ricordata come «un gesto eroico solo di una sera». «Ho fatto due deposizioni alla Commissione americana e di quello che ho detto non è stato tenuto conto di nulla - ha spiegato la Sgrena - e per questo mi sento offesa. La mia versione tra l'altro coincide perfettamente con quella dell'agente del Sismi rimasto ferito». E Giuliana Sgrena non ha dubbi nel pensare che «l'Italia non può accettare questa versione e se si tratta così un alleato mi viene logico pensare che la reazione più giusta possa essere solo quella di ritirare le proprie truppe dall'Iraq».

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