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Sib, Sindacato Italiano Balneari: «Parliamone»

ROMA - «Prendiamo atto con piacere che il nuovo Governo, tramite il vice presidente Giulio Tremonti, intende affrontare il problema del rilancio del turismo italiano». Ad affermarlo è Riccardo Borgo, presidente del Sib Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe-Confcommercio, che associa circa 10.000 imprese balneari. Che la soluzione sia quella della vendita delle spiagge è un tema non nuovo, spiega Borgo, del quale è necessario definire con chiarezza: 1) di che cosa si sta parlando in termini di superfici; 2) delle modalità con le quali affrontare una iniziativa di tale importanza; 3) degli obiettivi che ci si pone che non possono solo essere quelli di fare cassa ma, invece e soprattutto, quelli di dare stabilità e spinta ad un settore che vive troppo spesso di incertezze. «Questo tema - prosegue il presidente dei balneari - va affrontato con estrema chiarezza, avviando un confronto serio e serrato con la categoria. Noi siamo pronti a farlo con tutta la serenità, l'attenzione e la cautela che ne impone l'importanza. Riteniamo, invece, che già oggi, si possa dare una spinta positiva al turismo balneare risolvendo, una volta per tutte, un problema che grava come un macigno sul nostro settore: quello dei canoni demaniali marittimi. Abbiamo più volte affermato che non possiamo affrontare la stagione estiva senza aver risolto una vicenda che toglie serenità alle nostre imprese, ne compromette la redditività quando, addirittura, non ne attenta la stessa esistenza. Una cosa è certa: la quadruplicazione dei canoni in nessuna maniera può essere minimamente recuperata utilizzando la manovra dell'aumento dei prezzi dei servizi di spiaggia. Il sistema turistico italiano non solo non è in grado di reggerla ma ne verrebbe fortemente penalizzato in tutte le sue componenti». Da tempo, ricorda Borgo, il Sib chiede due chiarimenti al Governo: il primo è quello di mettere mano ad un provvedimento, i cui contenuti sono stati sottoscritti nel settembre scorso da tutte le associazioni di categoria, finalizzato a raggiungere gli obiettivi economici che la Finanziaria 2004 si era posta senza destabilizzare il sistema; il secondo, in alternativa, è che, se ciò non fosse possibile, si arrivi tempestivamente a definire, così come tutte le forze politiche in sede parlamentare hanno più volte chiesto, una proroga al 31 dicembre 2005. «Fin da oggi, poi - conclude - si deve avviare, in modo costruttivo, un tavolo tecnico con le Regioni e le Organizzazioni di categoria che, partendo dalla conoscenza indispensabile dei dati, consenta di arrivare alla formulazione di un decreto che metta, una volta per tutte, la parola fine a questa vicenda».

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