Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 17:06

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Un Papa poliglotta, ma c'è chi e'offeso per lingue assenti come lo spagnolo

CITTA' DEL VATICANO - Lo spagnolo dimenticato nella prima udienza pubblica del pontificato, il polacco escluso dalle preghiere nella messa di inaugurazione del suo ministero. Denunciano qualche incertezza i primi passi del nuovo Papa nei rapporti con le componenti nazionali della Chiesa universale, anche se gaffe di questo tipo sono da imputare al cerimoniale piuttosto che alla persona del Pontefice.
L'episodio più criticato è la dimenticanza di questa mattina. Nell'udienza per i giornalisti, la prima del pontificato, Benedetto XVI non ha usato lo spagnolo, lingua parlata da milioni di cattolici nel mondo, gettando nello sconforto spagnoli e latinoamericani, presenti in gran numero tra le fila dei giornalisti.

Il portavoce vaticano ha spiegato l'episodio con la volontà di «fare una cosa breve». «Certamente - ha aggiunto - parlerà in spagnolo la prossima volta». Qualche dietrologo, forse suggestionato dalle recenti vicende iberiche, ha persino creduto che l'esclusione dello spagnolo fosse una punizione per il governo Zapatero che ha approvato la legge che consente i matrimoni gay. Ma questo sospetto non ha sfiorato neppure per un momento i giornalisti spagnoli presenti all' udienza. Per la messa di domani intanto è previsto che la seconda lettura, tratta dalla prima lettera di Pietro, sia recitata per l'appunto in spagnolo.

Nell'udienza comunque Papa Ratzinger ha fatto sfoggio della stoffa del poliglotta: ha parlato in inglese, in un ottimo francese e nell'italiano con il classico accento con cui lo parlano i tedeschi, ma con grandissima fluenza e proprietà di linguaggio. Proprio sulle lingue ha introdotto alcune battute che gli hanno attirato gli applausi delle scolaresche presenti nell'aula Paolo VI. «Passo adesso alla mia lingua materna», ha spiegato introducendo le frasi in tedesco e «finalmente, essendo a Roma, ritorniamo all'italiano», ha sottolineato prima di concludere il suo discorso sull'importanza e la responsabilità dei media.

Un altro piccolo caso si è creato per l'assenza nella solenne cerimonia di domani in san Pietro di preghiere o letture in polacco, lingua del Papa defunto. Negli oltre 26 anni del pontificato di Karol Wojtyla il polacco è spesso stato presente tra le lingue adoperate nelle liturgie solenni, quale sarà quella di domani, nelle quali l'universalità della Chiesa si manifesta anche nella varietà degli idiomi usati per le preghiere e le letture bibliche. E' parso ai connazionali di Papa Wojtyla che non inserire una orazione nella loro lingua suoni come aver già dimenticato Giovanni Paolo II e il malumore si è diffuso a macchia d'olio in Vaticano tra i connazionali del defunto. C'è da osservare che le lingue del pianeta sono talmente tante, che anche per le liturgie più solenni, come per esempio quelle di Natale e Pasqua, si fa necessariamente una scelta. Domani per esempio, saranno usati anche arabo e cinese e certo l'esclusione del polacco non ha niente a che vedere con l'aver rimosso il ricordo di Papa Wojtyla.
I gruppi linguistici nazionali sono comunque sempre piuttosto suscettibili. Lo scorso anno per esempio ci fu una protesta dei portoghesi per il fatto che la loro lingua fosse stata esclusa dai saluti ai diversi gruppi linguistici che Giovanni Paolo II era solito fare durante le udienze generali. Si era trattato probabilmente di una scelta mirata a non far stancare troppo il Papa, già molto debole e con grandi difficoltà di parola e non certo motivata da indifferenza per portoghesi e brasiliani. Anche il nuovo Papa dovrà dunque imparare a fare i conti con le sensibilità e le corde di tutte le voci, le lingue e le fissazioni dei componenti della Chiesa che, non per niente, si chiama cattolica.

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