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La prima udienza con i media cattura le simpatie

Papa Benedetto XVI, Ratzinger CITTA' DEL VATICANO - E' un successo la prima udienza pubblica di Benedetto XVI, concessa ai giornalisti ma aperta a sorpresa ad alcune scolaresche che si lanciano in cori da stadio. E il nuovo Papa si caratterizza subito per un suo stile, diverso da quello del grande predecessore, ma ugualmente capace di catturare attenzione e simpatia.
Restano però un po' perplessi spagnoli e latinoamericani, perchè nel discorso e nei saluti lo spagnolo viene ignorato: il Papa parla in italiano, inglese, francese con un bell'accento, e nella sua «lingua materna».
Le mani incrociate e sollevate, il sorriso incredulo e accattivante, la cordialità spontanea dei modi e la capacità di parlare in varie lingue, con ottimo accento e fluenza. Così si presenta Papa Ratzinger alle quattromila persone radunate nell'aula Paolo VI in Vaticano: in gran parte sono giornalisti, nelle prime file ci sono dipendenti vaticani e poco prima dell'arrivo del Papa entrano gruppi di studenti dalla Sardegna e da Vicenza. Nelle prime sedie Paolo Mieli, Carlo Rossella, Clemente Mimun, Fabrizio Del Noce, Fabio Cattaneo, Paolo Gambescia. Nelle sedie più indietro c'è Lucia Annunziata.

Benedetto XVI entra direttamente sul palco dell'aula, non percorre quindi il corridoio centrale e restano delusi quanti sperano di salutarlo da dietro le transenne. L'applauso che lo accoglie è lungo ma compatibile con la cortesia; subito dopo cominciano degli assordanti cori da stadio a cura degli studenti, che agitano cappellini gialli e bianchi e scandiscono il nome del Papa.
Questi prende posto nella grande sedia ai piedi della Resurrezione di Pericle Fazzini, a destra siede il prefetto della Casa pontificia mons. James Harvey e a sinistra il suo segretario mons. Georg Gaenswein incaricato di porgere gli occhiali al Pontefice prima del discorso e di ritirarli alla fine. Sul palco, nelle file a sinistra di Papa Ratzinger, c'è lo staff del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, il cui presidente, mons. Foley, rivolge il saluto iniziale. Cè anche il cardinale Ersilio Tonini, che si guadagnò la porpora con Wojtyla per il suo ruolo di buon comunicatore televisivo e l'ex segretario del Pontificio consiglio, mons. Pierfranco Pastore.

Il Papa esordisce in italiano, ringraziando gli operatori dei media per l'impegno nelle «diverse settimane in cui l'attenzione del mondo intero è rimasta fissa sulla basilica, sulla piazza san Pietro e sul palazzo apostolico». La «copertura mondiale» della morte del Pontefice e della scelta del successore, «eventi ecclesiali di storica importanza» è stata possibile, ricorda, «anche per vostro merito». Un accenno alle potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa e ribadisce la volontà della Chiesa di un «dialogo aperto e sincero» con gli operatori delle comunicazioni. Tale dialogo, vissuto da Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger desidera «proseguire» nella certezza di quanto i media possono fare per «servire il bene comune». Il Papa ricorda la «responsabilità etica» di chi fa informazione e la necessità della «salvaguardia della centralità della dignità della persona».
Sviluppa questi concetti nelle diverse lingue, al momento di parlare in tedesco avvisa: «passo adesso alla mia lingua materna» e si guadagna un applauso; lo stesso accade alla fine: «finalmente, essendo a Roma, ritorniamo all'italiano», dice mentre i ragazzi in fondo all'aula cominciano a fare un gran chiasso e invocare «Benedetto, Benedetto». Sono ammessi a salutarlo i membri del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali ma vengono esclusi i dipendenti della sala stampa. «Grazie e arrivederci», conclude il Papa, si alza in piedi e si trattiene a lungo a guardare le persone, molti tra il pubblico riflettono sul fatto che da anni non vedevano un Papa in piedi e camminare. «Anche in pubblico è se stesso», commenta il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls - è molto umano e ha un pensiero profondo». «Certamente - aggiunge il portavoce per consolare i suoi connazionali - parlerà in spagnolo la prossima volta, oggi credo volesse fare una cosa breve».

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