Giovedì 13 Dicembre 2018 | 09:06

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Minori è allarme schiavitù

ROMA - Almeno 50mila bambini, di età compresa fra i 2 e 12 anni, sono in stato di schiavitù nel nostro paese. Si tratta - ha denunciato oggi Maria Burani Procaccini, presidente della commissione bicamerale per l'infanzia - di bambini extracomunitari che, in tutte le regioni italiane, mendicano, per volontà della loro famiglia, agli angoli delle strade. Fenomeno, che la parlamentare di Forza Italia, ritiene «in forte aumento».
Si stima che ognuno di essi raccolga in media 10 euro al giorno. Il volume di affari complessivo di questo drammatico ed ignobile fenomeno si aggira sui 150 milioni l'anno.
«La gran parte di questi bambini - precisa Burani Procaccini - arriva da Calabria e Puglia e raggiunge tutto il Paese, secondo i dettami di un'organizzazione logistica spietata che ne fa merce di mendicità e di sfruttamento». «Di etnia slava - ha aggiunto - questi gruppi non vanno assolutamente confusi con la nobile tradizione rom, che ha fatto del nomadismo il suo punto di forza, ma che sapeva proteggere i bambini. Si presume che ogni bambino raccolga in media 10 euro al giorno, per cui queste organizzazioni hanno un volume di oltre 150 milioni di euro l'anno di raccolta: una cifra enorme che serve, presumibilmente, a rifinanziare attività criminali, anche nelle terre di origine». Per la presidente della Commissione, «bisogna reagire a questo stato di cose non più sopportabile e difendere i bambini, pensando ad azioni che servano a sottrarli da questa perversa logica, a farli ritornare negli aspetti ludici dell'infanzia, a consentire le adozioni».

Fra le azioni di contrasto, per Burani Procaccini, è necessario coinvolgere la conferenza Stato-Regioni. Questa - ha sottolineato - si deve occupare dell'istituzionalizzazione dei centri di accoglienza per la mendicità, che non possono essere affidati a persone di assoluta buonafede ma incompetenti: serve una strategia precisa e comune per sradicare un male che si consuma quotidianamente sotto i nostri occhi, in tutte le città italiane».
Ma più importantè è prevedere interventi per questi bambini il reinserimento in famiglia. Prima di tutto - ha osservato ancora la parlamentare - «è necessario procedere con un'identificazione dei minori e consentire, dove è possibile, il loro reinserimento nelle famiglie». In secondo luogo, non si deve abbandonare la strada degli accordi bilaterali con i paesi di origine». Fra l'altro, ancora a suo avviso, «la conferenza Stato-Regioni dovrebbe, nell'istituzionalizzare i centri di mendicità, coinvolgere e impegnare comuni e Asl in modo da ottimizzare le risorse disponibili. Si tratta di dare risposte concrete a un fenomeno in crescita che produce spaventosa ricchezza per organizzazioni criminali. La Regione Lazio, ad esempio, aveva individuato nel potentino la zona per impiantare un centro di mendicità».

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