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Gasparri, dalla riforma della tv alla polemica del digitale

ROMA - Come ministro delle Comunicazioni, il nome di Maurizio Gasparri resta essenzialmente legato alla legge di riassetto del sistema televisivo, la prima dopo 14 anni dalla Mammì, approvata definitivamente un anno fa dopo lo 'schiaffò del rinvio alle Camere nel dicembre 2003 da parte del presidente Ciampi.
Per l'opposizione, che ha condotto in Aula una strenua battaglia contro il provvedimento, la Gasparri è una legge pro-Berlusconi: ha evitato il passaggio di Retequattro su satellite e soprattutto ha elevato i limiti Antitrust nelle risorse del settore consentendo nuovi margini di arricchimento alle aziende del premier. Per il ministro e per la maggioranza, che l'hanno sostenuta nel lungo e complesso iter parlamentare, la riforma tv aumenta il pluralismo e apre al futuro, dettando tempi e modi dello sviluppo della televisione digitale terrestre, in questi giorni anch'essa al centro delle polemiche, legate in particolare alla politica di sovvenzioni adottata dall'esecutivo nelle ultime due Finanziarie.
Altro punto "caldo" della Gasparri sono le nuove norme per la nomina dei vertici Rai, che provocarono lo 'strappò delle dimissioni di Lucia Annunziata da presidente di Viale Mazzini all'indomani dell'approvazione della legge e che sono tornate in queste settimane al centro del dibattito politico: il cda è infatti in scadenza e il totonomine si è strettamente intrecciato con la crisi di governo e con la resa dei conti nella Cdl dopo la sconfitta delle Regionali. Di certo, al momento, c'è solo che la commissione di Vigilanza si prepara a indicare nei prossimi giorni sette componenti del nuovo consiglio di amministrazione ai quali se ne aggiungeranno altri due nominati dall'azionista (cioè dal ministero dell'Economia), uno dei quali sarà presidente dopo aver ottenuto il gradimento a 2/3 della stessa Vigilanza.
Ma la ridefinizione dei vertici Rai non è l'unico problema aperto. Alle porte ci sono anche la privatizzazione di Viale Mazzini, che nelle intenzioni del governo dovrebbe riguardare circa il 30% del capitale, anche se si attende la delibera del Cipe che dovrà definirne tempi e modalità, e subito dopo si dovrebbe aprire un'altra partita importante, cioè l'immissione sul mercato di una quota delle Poste.
All'attivo del ministero di Gasparri, uno sforzo di ridefinizione delle norme passato anche attraverso il varo del Codice delle Comunicazioni elettroniche e l'elaborazione del Codice della Radiotelevisione (attualmente all'esame delle commissioni parlamentari) nonchè, sul fronte della tutela dei minori, dei nuovi Codici Tv-Minori e Internet-Minori.

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