Lunedì 17 Dicembre 2018 | 09:11

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I 19 giorni dalle regionali al Berlusconi bis

ROMA - In 19 giorni dalla sconfitta alle regionali al governo Berlusconi-bis. E' la cronaca della crisi della Cdl, che passa attraverso la decisione dell'Udc di ritirare la delegazione al governo, le dimissioni "mancate" di Berlusconi, lo stop secco di An. Quindi, la decisione di Berlusconi di aprire la crisi, le consultazioni, la lista del nuovo governo, che arriva con un giorno di ritardo sul tempo previsto dal premier.
3-4 aprile - Il centrosinistra stravince le elezioni regionali aggiudicandosi 11 regioni contro le due sole della Cdl (Lombardia e Veneto). Vittoria dell'opposizione anche nella maggior parte delle province e dei comuni dove si è votato. A Venezia, vanno al ballottaggio Cacciari e Casson, entrambi del centrosinistra.
15 aprile - Con 57 voti a favore e il solo voto contrario di Giovanardi, la direzione dell'Udc approva il ritiro dal governo, in cui è presente con un vicepresidente del Consiglio, tre ministri, un viceministro e 5 sottosegretari. Poco dopo, la stessa decisione viene presa dal Nuovo Psi (un viceministro ed un sottosegretario).
18 aprile - Il presidente Ciampi accetta le dimissioni delle delegazioni Udc e Nuovo Psi dal governo e riceve Berlusconi. Poco prima si svolge un vertice di maggioranza, al termine del quale, il vicepresidente del Consiglio Fini, in una dichiarazione scritta, conferma la decisione del premier di dimettersi e di arrivare rapidamente ad un nuovo governo Berlusconi. Uscendo dal Quirinale però Berlusconi dice che non si dimetterà e si presenterà alle Camere. «Una sorpresa? Stavolta la sorpresa ve l'ho fatta io...», risponde ai cronisti. Intanto, il centrosinistra si aggiudica anche la Basilicata e vince tutti i ballottaggi per province e comuni capoluogo.
19 aprile - Dopo un vertice di An, Fini dichiara: «Ringrazio i ministri, i vice ministri e i sottosegretari di An per aver rassegnato nelle mie mani le dimissioni dai loro incarichi, dandomi mandato, se sarà necessario, di farle ratificare dalla direzione nazionale».
20 aprile - Berlusconi prende atto della necessità di una crisi formale e, in un breve discorso al Senato, conferma l'obiettivo di arrivare alla fine della legislatura con la stessa maggioranza, anche se con un nuovo esecutivo. Per questo il programma sarà «aggiornato» e la compagine «rafforzata», mentre andranno avanti le riforme. Subito dopo comunica la decisione ad una riunione del Consiglio dei ministri, sale al Quirinale e annuncia le dimissioni che il presidente Ciampi accetta con riserva, pregandolo di restare in carica per il disbrigo degli affari urgenti.
21 aprile - Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi comincia le consultazioni.
22 aprile - Concluse le consultazioni, nel tardo pomeriggio Ciampi affida a Berlusconi l'incarico di formare un nuovo governo. Secondo la prassi, Berlusconi accetta con riserva. In serata annuncia che la lista dei ministri sarà resa nota il giorno dopo. Per il 23 è fissato anche un vertice di maggioranza, che però, in serata, è annullato. Ci saranno solo alcuni incontri di Berlusconi, Fini e Siniscalco per mettere a punto il programma economico. In nottata scoppia il "caso Gasparri".
23 aprile - Poco prima delle 13 Berlusconi scioglie la riserva e presenta la lista del suo terzo governo. La sorpresa è l'assenza di Gasparri (sostituito da Landolfi) dopo uno scontro in An. Nel governo torna Tremonti, alla vicepresidenza del Consiglio, in coabitazione con Gianfranco Fini con il quale, l'anno scorso, c'erano stati forti contrasti. Entrano anche il socialista Caldoro, il repubblicano La Malfa e il forzista Miccichè, al quale è affidato il nuovo ministero per lo sviluppo e la coesione territoriale. Cambiano posto Buttiglione e Scajola. Oltre a Gasparri, restano fuori Urbani, Marzano e Sirchia.

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