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Il Berlusconi-bis è solo l'inizio

ROMA - Nessuna vittoria. Il Berlusconi Bis, che oggi l'Udc di Marco Follini incassa, è solo l'inizio di una inversione di rotta, quella che per il segretario centrista serve alla Casa delle Libertà per concludere, unita, l'anno che resta della legislatura. E per dimostrare agli elettori, con un segnale di discontinuità, che la batosta delle regionali non solo è stata recepita, ma che si intende cambiare. Marco Follini ascolta il discorso di Silvio Berlusconi, che al Senato annuncia le dimissioni del governo, con i suoi, nella sede del partito. Il vicepremier insieme ai ministri dell'Udc è infatti fuori dall'esecutivo, dimissionario, e sembra intenzionato a non rientrarvi. La decisione di ritirare la squadra dei ministri da Palazzo Chigi garantendo l'appoggio esterno, approvata dalla direzione del partito quasi compatta, è un gesto tangibile del malessere non nuovo, con il quale il partito ha voluto dimostrare la necessità di dare al centrodestra una svolta che le eviti la disfatta alle politiche del 2006. E laconica, anche se positiva, è la reazione di Follini alle parole del premier pronunciate al Senato che promette «nuova coesione» e chiede agli alleati di «avere fiducia». Un discorso che Follini ascolta (come dicono i suoi) in silenzio, attentamente e che poi si limita a giudicare «apprezzabile», così come è «apprezzabile il gesto» del premier. Niente di più. Il segretario dell' Udc, che pure all'ora di pranzo ai cronisti che lo hanno intercettato appariva fiducioso, è infatti consapevole che la strada appena imboccata è ancora tutta in salita, che nella coalizione i nodi non sono tutti sciolti.

Ora si deve mettere mano al programma del nuovo governo sul quale grava l'irrigidimento dei ministri della Lega a difesa della devolution e del dicastero che era di Bossi. Mentre invece l'Udc, e non da oggi, chiede il riequilibrio dei rapporti interni alla coalizione.
Sull'atteggiamento cauto manifestato dal segretario devono pesare anche i rapporti con il premier, da tempo improntati alla freddezza. A dirla con Bruno Tabacci, in sostanza, il chiarimento nella Cdl «è ancora tutto da fare». Nel pomeriggio Follini è a colloquio con Pier Ferdinando Casini nel suo studio alla Camera, con il quale il leader dell'Udc si è visto anche nei giorni scorsi ed è probabile che insieme abbiano valutato la situazione. Dal premier i centristi attendono le prossime mosse e che cioè il segnale di cambiamento di oggi venuto da Palazzo Madama si traduca ora in fatti concreti: che in sostanza nel programma e nel nuovo esecutivo siano introdotti quegli elementi di innovazione e discontinuità con il passato che il partito chiede. Si vedrà dunque, ragionano fonti parlamentari dell' Udc, se il premier coglierà ora questa opportunità, l'ultima, che si presenta alla coalizione per terminare la legislatura. «In caso contrario - dicono - il premier avrà perduto. E noi con lui». Quanto al nuovo governo i centristi non sembrano porre veti nè sui ministri entranti nè su quelli uscenti. Per l'ex-squadra dell'Udc si parla dello spostamento di Rocco Buttiglione dalle Politiche comunitarie alla Sanità e per Mario Baccini il trasloco alle Attività produttive o la sua conferma alla Funzione pubblica. Mentre per Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, c'è chi ipotizza un trasferimento a Bruxelles come parlamentare europeo.

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