Giovedì 13 Dicembre 2018 | 03:31

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Un uomo timido con il dono dell'ascolto e del perdono

MONACO - Un ritratto che contraddice il clichè: dietro quell'aura algida Joseph Ratzinger è un uomo diverso da quel che appare. Nel ritratto di uno che lo conosce bene, il portavoce dell'Arcidiocesi di Monaco Winfried Roehmel, il nuovo Papa è un uomo timido e buono, col dono della parola e la capacità di ascoltare e ricercare a fondo le cause, e la grande grazia del perdono.
In una conversazione con l'Ansa, Roehmel - che è stato al fianco di Ratzinger per quattro anni e mezzo quando era arcivescovo di Monaco e Freising (1977-1982) prima di essere chiamato a Roma da Papa Giovanni Paolo II - fare un suo ritratto è molto difficile perchè è «un uomo molto modesto, timido» e con il quale aveva rapporti in prevalenza di lavoro anche se ogni tanto «un bicchiere di birra» lo hanno bevuto assieme. Ma certamente non rispecchia quel tipo di bavarese che mangia crauti e wurstel e canta jodel. «Ratzinger incarna piuttosto il modo fine di essere bavarese», e per questo qui «è molto apprezzato».
Era «il mio superiore, un superiore molto gradevole: era molto esigente, si aspettava che uno lavorasse bene ma era anche molto buono, capace di perdonare». Il suo modo di trattare i collaboratori non era certo dare pacche sulle spalle, ma quello di uno che «sa ascoltare, che domina la parola, che non sbrodola parole fuori dalla labbra ma dà loro peso e valore, le parole gli scaturiscono da un pensiero profondo».
Per chi sentiva le sue prediche, ricorda Roehmel, era un «arricchimento e una liberazione, contenevano sempre uno stimolo, provenivano da una profonda riflessione che trovava espressione nella parola chiara». Le sue non erano «le chiacchiere di un moderatore alla scrivania, parole morte», spazzatura senza sostanza, ma erano «spirito in parola», un connubio di «fede e intelletto uniti».
Roehmel rifiuta anche l'etichetta di 'conservatorè per Ratzinger: certo prende posizione, distingue nello spirito, si schiera, ma sempre nello spirito del Vangelo, secondo il messaggio di Cristo. E' sempre stato attaccato perchè prendeva posizione. La sua è una mente intellettuale ma non nel senso, sempre più diffuso fra gli intellettuali di professione, di condizione speciale lontana dalla gente semplice.
E' assolutamente sbagliato, sottolinea Roehmel, asserire che la sua alta e brillante spiritualità, la dottrina e il dogma, lo abbiano fatto allontanare dalla gente. Le sue prediche erano seguite in massa, l'insegnamento del suo carisma è questo: «apri gli occhi e così puoi aprire anche il cuore». Per lui la fede non è mai una cosa morta, ma sempre legata alla vita.
A suo avviso, Ratzinger sarà un Papa che coltiverà il dialogo, aperto alle religioni del mondo, all'ecumenismo, inserendosi sulla scia di Giovanni Paolo II anche se «metterà suoi accenti». C'è sempre comunque continuità, nelle cose buone e anche in quelle cattive, nella successione dei Papi, è una linea che non può essere interrotta, dice osservando ad esempio che personalmente non si è mai separato dall' insegnamento di Pio XII di cui sentiva i discorsi da bambino in famiglia, o di Giovanni XXIII. La «storia della Chiesa comunque non è la storia dei Papi ma dei Santi», dice.
Secondo Roehmel, Papa Benedetto XVI non si negherà neanche alla discussione sui temi difficili come il celibato, il ruolo della donna o la contraccezione ma sempre ponendo l'accento sui contenuti e privilegiando il valore della vita e dell'uomo nella sua interezza. A differenza del Papa polacco, con Ratzinger l' elemento nazionale a suo avviso sarà meno forte: la chiesa polacca, anche alla luce del contesto storico, era molto fiera del Papa. «Noi comunque - dice - siamo felici che il Papa sia un bavarese, che abbia qui le sue radici e abbia anche detto che ovunque si troverà resterà sempre un bavarese».
Papa Benedetto XVI, se si mette da parte il suo clichè, potrebbe dunque riservare molte sorprese e forse anche quella, considerato il suo dono del perdono, di fare pace anche col teologo ribelle Hans Kueng, vecchio compagno di strada, sempre che ciò avvenga nel senso della dottrina della chiesa.
Flaminia Bussotti

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