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L'Europa

ROMA - E' stato il continente che ha portato il cattolicesimo nel mondo ed ha reso universale e grande la Chiesa di Roma; ora però l'Europa occidentale, con il suo relativismo morale e la progressiva scristianizzazione (per usare termini del Vaticano) rappresenta forse la sfida cruciale per Papa Ratzinger. Così almeno la pensa lui stesso, come ha indicato nell'omelia di ieri prima del conclave. Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, durante il rito liturgico del 'Pro eligendo pontificè, ha parlato delle onde che agitano la piccola barca cristiana: dal relativismo al liberismo, fino al libertinismo, molte hanno avuto origine proprio nel vecchio continente.
Su una popolazione europea occidentale di 370 milioni di persone, circa 250 milioni sono ufficialmente definiti cattolici. Dietro la cifra si nasconde però la crisi drammatica che vive il cattolicesimo in molti paesi, dalla Germania alla Francia, dal Belgio alla Spagna, dove le chiese sono sempre più vuote e gli insegnamenti dottrinali e morali di Giovanni Paolo II, nonostante tutto l'affetto che gli è stato sempre tributato sono caduti per lo più nel vuoto.
Un caso eclatante è la SPAGNA, dove, nel 1952, il 98 per cento della popolazione si dichiarava cattolica praticante ed oggi solo il 18 per cento afferma di frequentare, chi più chi meno, le messe domenicali. Nel 1952, vi erano 22 mila preti: ora 18 mila e molti seminari devono chiudere per mancanza di studenti. Pure la FRANCIA, considerata da Roma la «figlia primogenita», è in preda a una crisi senza precedenti. I recenti dissidi di Parigi con il Vaticano su temi come il velo a scuola, le leggi su laicità e bioetica, lo scisma del tradizionalista Lefebvre e il caso del licenziamento del progressista mons. Gaillot hanno anche complicato questa situazione. All'inizio degli anni Cinquanta si celebravano in Francia circa mille ordinazioni all'anno e da Parigi partivano missionari per le terre d'oltremare. Nel 2005 la media annuale di chi veste l'abito sacerdotale è scesa a 110 l'anno. Un sondaggio compiuto dopo la morte del Papa ha evidenziato che il 62% dei francesi si dice di origine cattolica, ma più della metà di questi si professano «non praticanti». Un quarto di loro è praticante «occasionale», mentre non c'è freno al calo della somministrazione dei sacramenti: i battesimi sono crollati da 432.700 del 1993 a 385.460 del 2002 (mentre le nascite sono in costante aumento), il che significa che ormai un francese su due non è battezzato, tenendo conto della forte presenza di immigrati musulmani o di altre religioni.
Anche in GERMANIA, la situazione non è rosea: su 82 milioni di abitanti, oltre 26,5 milioni sono dichiarati cattolici; ma la crisi di vocazioni, la fuga di fedeli e un crescente prosciugamento delle risorse finanziarie affliggono le strutture ecclesiastiche. I battesimi, matrimoni e funerali religiosi sono in generale calati nel 2002 del 43,7% rispetto al 1969. Nel 2004 il numero dei preti era 16.988 contro i 17.931 nel 2002. In aumento il numero (oltre 113.000 nel 2004) dei fedeli che abbandonano la Chiesa, e si dichiarano atei, per non pagare la Kirchensteuer, l'imposta di circa l'1% che viene automaticamente detratta dalla dichiarazione dei redditi. I cattolici tedeschi si sono spesso trovati in contrasto con la linea rigida del Vaticano ed hanno chiesto maggiore dialogo con la chiesa protestante e comune eucarestia, abolizione del celibato, apertura all'uso di contraccettivi e all'aborto, accesso delle donne al sacerdozio. Richieste finora tutte respinte da Roma.
In BELGIO, la Chiesa cattolica contava fino a 30 anni fa su un 95% della popolazione che si dichiarava fedele a Roma. tutto sembra essere cambiato negli ultimi 20 anni: il numero dei fedeli che si dicono praticanti sono passati dal 46% al 17%, e quella che una volta era la potente lobby cattolica non è riuscita a impedire al Parlamento di approvare la depenalizzazione dell'aborto, il matrimonio degli omosessuali e l'eutanasia.
In OLANDA, il Papa si troverà un rapporto da ricucire e una chiesa da rilanciare. Sono molti i problemi, per il Vaticano, nel paese dei matrimoni gay, della prostituzione legalizzata e dell'eutanasia, dove i cattolici sono una minoranza ed il clero stenta ad integrarsi nella società. Il pontificato di Wojtyla non ha contribuito ad allentare le tensioni: la rigida dottrina morale e la nomina di vescovi per lo più conservatori hanno anzi esacerbato gli animi. Le reazioni e la partecipazione dell'Olanda al lutto per la morte del pontefice polacco, molto sottotono, hanno confermato le difficoltà di un rapporto tutto da ricostruire.
Gli unici paesi europei dove il cattolicesimo sembra resistere alla deriva generale sono l'ITALIA e la POLONIA: anche in queste due nazioni tuttavia gli scricchiolii si fanno sentire.

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