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Le sfide del mondo che il nuovo papa dovrà sanare: l'America latina

BUENOS AIRES - Definita da papa Paolo VI come «il continente della speranza», l'America latina è oggi una regione in piena trasformazione, vivace spiritualmente e culturalmente, ma allo stesso tempo fragile e vulnerabile a causa di una precarietà istituzionale e politica frutto di profondi squilibri economici, accentuatisi nell'ultimo decennio.
Studi e statistiche concordano sul fatto che nella trentina di nazioni grandi e piccole d'America latina risiedano oggi quasi la metà dei 1.100 milioni di cattolici del mondo, assistiti da 1.200 vescovi.
Già 15 anni fa il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), non prevedendo che la situazione politico-sociale sarebbe potuta ulteriormente peggiorare, chiamò gli anni '80 «il decennio perduto dello sviluppo latinoamericano» avvertendo nello stesso tempo che l'impegno principale della pastorale cattolica doveva concentrarsi sul sostegno ai poveri e agli emarginati del continente.
Fu quello il decennio comunque in cui papa Giovanni Paolo II affrontò e risolse, in sintonia con le sue convinzioni teologiche, la delicata questione della Teologia della liberazione e dei numerosi sacerdoti e vescovi convinti che solo una scelta di campo chiara avrebbe potuto salvare la chiesa del continente da una emorragia di fedeli che cominciava a mostrare i suoi primi, chiari, sintomi.
Colla caduta della cortina di ferro e del comunismo, la questione è apparsa meno pressante per l'America, mentre però le statistiche hanno continuato a segnalare dati allarmanti di indigenza, povertà, emarginazione sociale e disoccupazione.
Comunque, in occasione della sua visita in Brasile nel 1997, ricorda mons. Cipriano Calderon all'epoca vicepresidente della Pontificia Commissione per l'America latina, il Santo Padre «ha dato un impulso decisivo alla Nuova Evangelizzazione dell'America Latina».
«Lo fece - ha aggiunto - aprendo due fronti fondamentali del lavoro pastorale: l'evangelizzazione e la santificazione degli sposi e la pastorale vocazionale». Il primo, ha proseguito, «perchè la nuova evangelizzazione passa attraverso la famiglia. Il secondo, perch la chiesa, per realizzare la missione di annunciare la Buona Novella che Cristo le ha affidato, si fa presente nel mondo attraverso gli evangelizzatori».
Ma la speranza di una accentuata presenza della chiesa cattolica in America latina è rimasta un pio auspicio, ed anzi continuano ad emergere dati che parlano di un deterioramento statistico che riguarda praticamente tutti i paesi.
Due esempi: in Brasile, paese con più cattolici del mondo (100 milioni su una popolazione di 182 milioni), ogni anno fra 500.000 ed un milione di cattolici lasciano la chiesa.
Lo stesso sta accadendo in Messico. Se pure continuano infatti gli impressionanti pellegrinaggi al santuario di Nostra Signora di Guadalupe, i cattolici (89 milioni) sono oggi il 10% meno di quelli esistenti a metà del secolo scorso.
Netto il giudizio di Elio Masferrer, presidente dell'Associazione latinoamericana per lo studio delle religioni, per il quale la perdita di fedeli nella chiesa cattolica è originato dalla sua chiusura su temi come l'omosessualità, il divorzio e il ministero femminile. «Se la chiesa non cambia - ha assicurato - i suoi fedeli continueranno ad abbandonarla e questo determinerà una crisi irreversibile in un futuro non tanto lontano».
Da parte sua Israel Batista, un cubano metodista di 61 anni che è segretario generale del Consiglio latinoamericano delle chiese, è convinto che il cattolicesimo in questo continente è in regresso «perchè non ha saputo rispondere alle richieste dei fedeli» ed ha mantenuto «strutture gerarchiche distanti dai credenti».
E' un fatto, ha aggiunto, che il 15% della popolazione latinoamericana appartiene oggi a chiese evangeliche, e ciò rappresenta «un salto spettacolare negli ultimi decenni».
La spiegazione del fenomeno si trova nell'atteggiamento dei pastori di sette e movimenti religiosi che sono penetrati in tutti i paesi latinoamericani, da Guatemala a Messico, da Colombia ad Argentina e vivono in comunione orizzontale con la gente, anche la più umile. Nella chiesa cattolica, invece, la verticalità è quasi sempre la regola, con ordini che a volte giungono da luoghi lontanissimi ed impercettibili, come la Santa Sede.
Maurizio Salvi

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