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L'Africa

ROMA - Nella cattedrale della Santa Croce a Lagos, la città nigeriana più popolosa dell'Africa e con il maggiore numero di cattolici, ad ascoltare la messa domenicale arrivano mediamente duecento fedeli. Riempiono solo parzialmente la chiesa, molte panche rimangono vuote. Il ricordo dell'ultima visita di Giovanni Paolo II in Nigeria, nel 1998, quando una massa incredibile di credenti, due milioni circa, si accalcò nella spianata di Onitsha, è un'immagine di trionfo che si è sbiadita in un presente più grigio. Lo slancio missionario si è trasferito nelle chiese evangeliche, sempre straripanti di migliaia di neo-convertiti o nelle moschee di un Islam rampante e temibile.
Il cattolicesimo in Africa continua a crescere ad un ritmo più alto che nel resto del mondo, circa un africano su sei si dice fedele a Roma (140 milioni, il 16,6 per cento di una popolazione continentale di circa 850 milioni di persone), e tuttavia lo scenario che aspetta Papa Ratzinger , nonostante il grande lavoro di Giovanni Paolo II, si è fatto temibile e duro.
VERSO LA COLLISIONE CON L'ISLAM? - Un africano su tre è musulmano e, benchè manchino dati globali, l'Islam appare in costante crescita nei paesi a Sud del Sahara, dove il cristianesimo e le fedi indigene erano fino a un decennio fa predominanti. Ad esempio, prima del 1994, i musulmani erano tra l'uno e il due per cento nel cattolico Ruanda. Adesso sono il 5 per cento. In avanzata risultano in Sierra Leone,in Liberia, in Sudafrica. Islam e Cristianesimo, due religioni che puntano sul proselitismo e sono dunque in concorrenza, hanno finora coesistito abbastanza pacificamente nell'africa subsahariana, grazie ad una tradizione di tolleranza propria del continente. I segnali per il futuro non sono però rassicuranti ed un rapporto della Chiesa cattolica, nel 1990, lanciava l'allarme su uno scontro tra religioni. In Nigeria, dove le due fedi si dividono a metà i 130 milioni di abitanti, la violenza religiosa ha provocato dal 2000 ad oggi, da quando cioè alcuni stati musulmani del nord hanno introdotto la sharia, almeno 5 mila morti.
LA SFIDA DEGLI EVANGELICI - Le nuove sette e i movimenti evangelici, che proliferano in Africa e possiedono molti mezzi, costituiscono una dolorosa spina nel fianco del Vaticano. Le loro promesse di benefici materiali, di guarigioni miracolose e di salvezza a portata di mano hanno trovato immediata udienza in un continente sprofondato nella miseria, sfiancato dalle epidemie e dall'Aids. Nuove chiese dai nomi più strani compaiono come funghi nelle periferie delle megalopoli. A Lagos, la Chiesa cattolica gestisce 50 parrocchie sparse in una città di 13 milioni di abitanti. La Chiesa cristiana redenta di Dio, una setta promossa da predicatori provenienti dagli Stati Uniti, conta a Lagos su 150 chiese ed ha in programma, grazie ai fondi che possiede, di aprire televisioni, radio, centri di aiuto per prostitute e malati di aids. Per fine aprile, ha indetto la «Crociata della Guarigione», promettendo miracoli, affari e doni. Gli organizzatori prevedono un afflusso di 6 milioni di persone.
INCULTURAZIONE - E' una parola che suona goffa ad orecchie laiche ma con cui la Chiesa cattolica definisce il tentativo di radicare la propria fede nelle tradizioni culturali africane. Lo sforzo di conciliare le esigenze locali con la dottrina di Roma è un rompicapo. Facendo compromessi, il Vaticano teme un miscuglio confuso tra cultura tribale e tradizione liturgica, tra santi cristiani e spiriti ancestrali, dove anche i preti e persino i vescovi finiscono per agire al di fuori delle regole cattoliche, come è stato il caso di mons. Emmanuel Milingo, il guaritore di Lusaka sposatosi con una seguace del reverendo Moon, e rientrato poi -dopo vari scandali - nella chiesa di Roma. Senza fare compromessi, il cattolicesimo rischia di diventare impopolare in un continente ancorato alle proprie tradizioni e dove il celibato dei preti (ovvero il fatto di non avere tante mogli e tanti figli) è visto con perplessità e talvolta disprezzo. Le vocazioni sacerdotali nel continente africano sono insufficienti: 65 mila «stazioni missionarie» sono senza un prete fisso. Il nodo della inculturazione resta ancora tutto da sciogliere per papa Benedetto XVI, già custode dell'ortodossia cattolica sotto il pontificato di Wojtyla. AIDS, CONTROLLO DEMOGRAFICO - Di fronte all'epidemia di Aids che colpisce l'Africa e a situazioni di estrema povertà, il Vaticano ha non mai cambiato linea in materia di prevenzione e contraccettivi, ribadendo il suo rifiuto più categorico all'uso di preservativi anche nel caso di persone infettate dal virus hiv. «L'Aids si risolverà - ha spiegato una volta all'Ansa il cardinale nigeriano Francis Arinze - se i figli di Adamo ed Eva rispetteranno la legge di Dio. I cosiddetti preservativi violano la legge di Dio; sono un intervento umano per impedire che si realizzi un ordine naturale voluto da Dio». E' difficile pensare che sotto il pontificato di Ratzinger possa esservi un ripensamento sostanziale in materia.
Elisa Pinna

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