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Patto territoriale ofantino: braccio armato per la sesta provincia Bat

BARI - In attesa che la sesta provincia pugliese decolli dal mare degli adempimenti burocratici e diventi realtà, il Patto territoriale nord-barese-ofantino già lavora per spianarle la strada.
Il territorio è praticamente coincidente con la sola eccezione di Corato: il comune fa parte del Patto territoriale ma non della provincia Bat (la sigla identifica i tre comuni capoluogo: Barletta, Andria e Trani), mentre ne fanno parte gli altri sette: Bisceglie, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia, Minervino Murge, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, e Trinitapoli.
«Il Patto sta cambiando pelle - spiega Michele Della Croce, presidente del Patto territoriale - non più gestore di fondi pubblici, ma promotore di uno sviluppo partecipato. Per avviare le pianificazioni indispensabili per la gestione locale stiamo raccogliendo una serie di informazioni, da quelle di carattere ambientale a sociali o economiche, che saranno dati essenziali perché i rappresentanti politici della nuova provincia possano muoversi in maniera costruttiva. Penso che sia la prima volta in Italia che un'opportunità del genere è garantita ad una struttura amministrativa nascente».
In effetti l'opportunità è particolarmente interessante per la provincia Bat che si ritrova con già in mano una grande ricchezza, guadagnata dall'impegno di quasi 8 anni di lavoro del Patto.
«Nella sua prima fase di vita il Patto ha lavorato come se fosse un Programma operativo plurifondo (i Pop), poi ha modificato le sue direttive strategiche - racconta il presidente Della Croce - non più azioni dirette alle imprese o alla formazione imprenditoriale attraverso finanziamenti, ma di sistema, per sollecitare una rete di servizi sul territorio. E' adesso con questa seconda fase che si incomincia a fare il vero Patto Territoriale».
Fare sistema è l'unica strategia che può fare la differenza tra sviluppo e sottosviluppo economico: il Patto territoriale è la struttura istituzionale per questo tipo di coordinamento strategico. Un Ente che non è un mero carrozzone burocratico ma esattamente il suo opposto: un luogo fisico dove professionisti operano a sostegno del territorio, tenuti al rispetto di controlli temporali costanti: la chiusura del prossimo mandato temporale entro il quale le cinque agenzie dovranno mettere sul tavolo (se già non l'avessero fatto) gli obbiettivi raggiunti è il 31 dicembre 2005.
«Molto probabilmente la data di chiusura effettivo sarà il dicembre 2006 - spiega Della Croce - anche per agganciarci alla futura fase di programmazione 2007-2013, ma bisogna sottolineare che il monitoraggio è effettuato ogni 3 mesi.
Nei prossimi giorni presenteremo il Rapporto sullo stato dell'ambiente del Nord-barese-Ofantino, che abbiamo stilato con il supporto dell'agenzia per l'ambiente di Trento (l'Appa Trento, ndr.). Quando abbiamo avviato il monitoraggio due anni fa l'Arpa Puglia non era ancora pienamente attiva e così abbiamo chiesto l'affiancamento da parte di chi aveva già molta esperienza acquisita. Questo metodo è generale, si cerca sempre di imparare dai migliori a livello nazionale e internazionale».
Le attività di coordinamento del Patto sono esattamente un metodo di sviluppo concertativo che è sempre mancato al nostro territorio, più abituato a fare ognuno quello che voleva, spesso al di fuori non solo di ogni organizzazione coerente, ma anche e soprattutto fuori dalle regole, con danni ambientali e sociali che basta una pioggia più intensa a scoperchiare, proprio come nel territorio Ofantino.
«Sicuramente questo è un progetto ambizioso, ma è l'unico che può produrre sviluppo durevole: il turismo e il rispetto dell'ambiente devono andare di pari passo, come lo snellimento burocratico ed il sostegno alle piccole e medie imprese locali, senza dimenticare l'integrazione dei soggetti sociali più deboli. Tutti questi settori insieme portano alla crescita».
Rita Schena

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