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Inviati di guerra e militari, Forum a Lecce

LECCE - Inviati di guerra e militari, migliora la collaborazione. E' quanto emerso dal forum dal titolo «Il giornalismo nei teatri di guerra - rapporto tra i professionisti dell'informazione e il mondo militare», svoltosi ieri pomeriggio al teatro Paisiello. Sono intervenuti Antonio Caprarica, direttore della sede Rai di Londra, il generale Filiberto Cecchi, comandante del Centro operativo interforze, il generale Vladimiro Alexicth, comandante della Scuola di cavalleria e già del contingente italiano in Iraq, Gianandrea Gaiani, direttore di «Analisi Difesa», il generale Corrado Dalzini, comandante della Brigata di cavalleria di Pozzuolo del Friuli e già comandante della Task force italiana in Iraq, il professore Marcello Favale, docente di «televisione» del corso di laurea in scienza delle comunicazioni dell'Università di Lecce, il tenente colonnello dei carabinieri Antonio Frassinetto, comandante del Centro addestramento unità mobili, Alfredo Macchi, giornalista di rete 4 e Marisa Ingrosso, giornalista de «La gazzetta del mezzogiorno», inviata nei Balcani. Ha presentato Daniela Bocchi. «Capitava spesso - ha detto Filiberto Cecchi - di dover fuggire dal giornalista in cerca di notizie. L'approccio era molto più complesso di quanto è oggi. Col tempo, però, si sono superate le vecchie remore». I motivi di tale apertura non sono dovuti soltanto al progresso tecnologico, ma soprattutto alla maggiore consapevolezza della necessità di dover informare i cittadini. Secondo Alfredo Macchi, l'inviato va, purtroppo, ancora incontro a numerosi problemi: rischia la propria vita, può divulgare notizie sbagliate o troppo sensibili all'opinione pubblica ed essere censurato. «L'esigenza di diffondere un informazione corretta ed onesta - ha detto Antonio Caprarica - può venire meno durante un conflitto. A volte, per diversi motivi, vengono trasmessi filmati preconfezionati. La guerra mediatica è ormai una realtà». E Gianandrea Gaiani, a confermare quanto detto dal giornalista Rai, ha sottolineato la mancanza di giornalisti in Iraq, da ormai tre mesi. Marcello Favale ha presentato, invece, una sua ricerca sugli studi universitari, secondo la quale emerge l'interesse verso la figura dell'inviato di guerra. Un interesse che viene confermato dalla nascita di corsi per giornalisti in zone di guerra e di rischio. Marisa Ingrosso de «La gazzetta del mezzogiorno», infatti, è tra le prime giornaliste ad aver seguito delle lezioni sul tema, organizzate dal Ministero della Difesa, in collaborazione con la Federazione nazionale stampa italiana. Antonio Frassinetto, invece, ha sottolineato come, a volte, sia necessario limitarsi a determinate notizie per limiti di sicurezza. Ma l'effetto di un'informazione errata o distorta può nuocere non solo all'assolvimento della missione, ma ripercuotersi anche sulla stessa vita dei militari impegnati in guerra: è quanto si è voluto tutto sommato sottolineare. In apertura del forum, è stato presentato il libro: «La scuola di Cavalleria» del generale Rodolfo Puletti.
Davide Stasi

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