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Bce: fattori psicologici spiegano inflazione percepita

ROMA - La differenza tra l'andamento dell' inflazione reale e quella percepita dai consumatori, che dall'introduzione dell'euro hanno in più riprese denunciato un livello dei prezzi decisamente più alto di quello ufficiale, può essere spiegata anche da fattori «psicologici». Cioè con l'introduzione della nuova moneta tutti si aspettavano che i prezzi sarebbero aumentati. E quindi lo hanno percepito.
Lo spiega la Bce nell'ultimo bollettino mensile, dedicando un paragrafo proprio a questo fenomeno che, poco presente nel 2002 - sostiene la Banca Centrale europea - ha toccato un vero e proprio picco nell'anno successivo. La Bce spiega inoltre che all'epoca della sostituzione del contante alcuni beni di largo consumo (ad esempio alimentari ed energia) sono effettivamente aumentati in misura maggiore, dando appunto la sensazione ai consumatori che la colpa fosse della nuova divisa. Ma alcuni di questi rincari - sottolinea la Bce - non erano collegati all'introduzione delle nuove banconote. Sta di fatto che dagli ultimi studi della Commissione europea risulta che il 95% dei cittadini europei ritiene che, con l'introduzione dell'euro, i prezzi siano cresciuti. E questa valutazione è condivisa fra classi di età, sesso, diversi livelli di istruzione, categorie sociali e diversi contesti geografici. Ma oltre ai «fattori psicologici» che avrebbero indotto i cittadini a puntare il dito contro l'euro, ci sarebbe anche «la lentezza con cui si sono adattati» alla nuova moneta e questo «potrebbe aver giocato un ruolo».
Ancora lo scorso anno - rileva la Bce - il 25% dei cittadini dell'area euro continuavano a pensare per gli acquisti con la vecchia valuta tradizionale, il 22% pensava con tutte e due le valute e solo il 19% si era adattato alla nuova moneta.

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