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Inflazione - L'Istat conferma: stabile a marzo, all'1,9%. Aosta la città più cara

ROMA - Resta stabile all'1,9% l'inflazione a marzo. La conferma arriva dall'Istat che indica che l'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività comprensivo dei tabacchi mostra una variazione di più 0,3% rispetto a febbraio e di più 1,9% rispetto al marzo 2004; anche al netto dei tabacchi le due variazioni risultano di più 0,3% e di più 1,9%.

L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, comprensivo dei tabacchi, a marzo 2005 mostra una variazione di più 0,2 per cento rispetto a febbraio 2005 e una variazione di più 1,7 per cento rispetto a marzo 2004; le corrispondenti variazioni registrate dall'indice calcolato al netto dei tabacchi, sono state, rispettivamente, più 0,2 per cento e più 1,6 per cento. L'indice armonizzato registra una variazione di più 1,2 per cento sul piano congiunturale e una variazione tendenziale di più 2,1 per cento.

A marzo gli aumenti congiunturali più significativi sono stati rilevati per i capitoli Trasporti (più 1,2 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 0,4 per cento) e Servizi ricettivi e di ristorazione (più 0,3 per cento); variazioni nulle si sono verificate nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi, Mobili, articoli e servizi per la casa, Servizi sanitari e spese per la salute e Istruzione; una variazione negativa si è registrata nel capitolo Comunicazioni (meno 0,1 per cento).
Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi (più 5,7 per cento), Trasporti (più 4,5 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 3,9 per cento), Istruzione (più 3,6 per cento) e Altri beni e servizi (più 3,3 per cento); variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli Comunicazioni (meno 4,8 per cento), Servizi sanitari e spese per la salute (meno 1,4 per cento) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (meno 0,2 per cento).

Se si considerano i prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, gli aumenti congiunturali più consistenti si sono verificati nei capitoli Trasporti (più 1,0 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili e Servizi ricettivi e di ristorazione (più 0,4 per cento per entrambi); variazioni nulle hanno riguardato i capitoli Bevande alcoliche e tabacchi, Mobili, articoli e servizi per la casa, Servizi sanitari e spese per la salute, Ricreazione, spettacoli e cultura e Istruzione; una variazione negativa si è registrata nel capitolo Comunicazioni (meno 0,1 per cento). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi (più 5,9 per cento), Trasporti (più 4,3 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili e Istruzione (più 3,6 per cento per entrambi) e Servizi ricettivi e di ristorazione (più 3,0 per cento); variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli Comunicazioni (meno 5,2 per cento), Servizi sanitari e spese per la salute (meno 1,2 per cento) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (meno 0,2 per cento).

I DATI DELLE CITTA' CAMPIONE: AOSTA LA PIU' CARA
Nell'ambito delle 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati dei prezzi al consumo per l'intera collettività si sono verificati nelle città di Aosta (più 2,7 per cento), Torino (più 2,4 per cento), Napoli e Potenza (più 2,2 per cento per entrambe) e Bari (più 2,1 per cento); quelli più moderati hanno riguardato le città di Firenze e Ancona (più 1,2 per cento per entrambe), Bologna (più 1,4 per cento), Campobasso, Palermo e Cagliari (più 1,5 per cento per tutte e tre) e Trieste, Genova e Perugia (più 1,6 per cento per tutte e tre).
Infine l'indice dei prezzi al consumo armonizzato ha presentato una variazione di più 1,2 per cento rispetto al mese di febbraio e una variazione di più 2,1 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Gli aumenti congiunturali più significativi si sono verificati nei capitoli Abbigliamento e calzature (più 8,7 per cento), Trasporti (più 1,3 per cento) e Altri beni e servizi (più 0,8 per cento); una variazione nulla si è verificata nel capitolo Istruzione; si è registrata una variazione congiunturale negativa nel capitolo Comunicazioni (meno 0,1 per cento).

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